Sgarbi va controcorrente sul Leonardo tv: “Un’opera indignitosa”

leonardo

La prima puntata della fiction sull’artista rinascimentale ha avuto grande successo ma il critico la stronca in un’intervista a La Nazione

Vittorio Sgarbi fa pollice verso. Sulla fiction Leonardo che ha debuttato martedì sera su Rai1 ottenendo quasi 7 milioni di telespettatori il critico d’arte in un’intervista a La Nazione parla di “spettacolo indignitoso di un Leonardo che manca completamente di verità. E senza verità, non esiste cultura”.

Sgarbi va controcorrente sul Leonardo tv: “Un’opera indignitosa”. La prima puntata della fiction sull’artista rinascimentale ha avuto grande successo ma il critico la stronca in un’intervista a La Nazione

Secondo Sgarbi “si parte con uno sbaglio: la serie racconta di un arresto per omicidio di Leonardo, accusato di aver avvelenato Caterina da Cremona. Una cosa mai avvenuta…”. Sgarbi sostiene che Leonardo da Vinci non fosse semplicemente un artista ma “un uomo che come ambizione aveva quella di misurarsi con Dio. Ma la figura di Leonardo ha una solennità fin dalla sua giovinezza che deve essere rispettata: è quella che si legge nel Vasari quando mette nell’angolo Verrocchio dipingendo l’angelo a sinistra nel Battesimo di Cristo, a 16 anni, e si rende conto di essere talmente meno bravo da decidere di cambiare mestiere e fare lo scultore”. Nella serie tv invece “viene dipinto come un uomo insicuro, uno sfigato pieno di dubbi e turbamenti, mal rappresentato anche nella scena in cui bacia un altro uomo”.

E a proposito della polemica scaturita da questa scena, il critico d’arte ferrarese è lapidario: “È fine a se stessa. Ma anche in questo caso il regista non sfugge al bamboleggiamento narrativo, infarcendo il gesto di contenuti non aderenti all’epoca: l’omosessualità nel Quattrocento non era una peculiarità di Leonardo ma un costume abbastanza diffuso, del quale non c’era da fare una bandiera. Rappresentarlo com’ è stato fatto è un modo per trasferire la mentalità odierna in cui il genere ha a che fare con i diritti di una comunità, in un’epoca in cui non c’era un problema di diritti ma di scelte di uomini. L’accusa di sodomia fa parte di una condizione di superomismo che moralmente consentiva a Leonardo di fare ciò che voleva”. E insiste: “Tutto il film è sbagliato perché i costumi sono sbagliati, il linguaggio è sbagliato (privato di ogni solennità), come anche l’ambientazione storica e il rapporto tra gli spazi. Leonardo spesso cammina in spazi che sono architettati 50 anni dopo di lui, non in ambienti quattrocenteschi, tipo la biblioteca Malatestiana di Cesena o la biblioteca di Beato Angelico a San Marco”.

E fa il paragone con lo sceneggiato televisivo sulla vita di Leonardo interpretato da Philippe Leroy del 1971 e diretto da Renato Castellani: “Era molto meglio! C’era poi l’attualizzazione, con la figura di un contemporaneo che dialogava con da Vinci, sicuramente un lavoro più sofisticato. Non ci vuole molto a superare un film indegno per carenze storiche ed errori grossolani”, continua Sgarbi sottolineando che “non si tratta di un problema di genere. La prova sono film in costume come Maria di Scozia diretto da John Ford nel 1936 o i due Elizabeth di Shekhar Kapur del ’98 e del 2007. Questo è il cinema che fa cultura”.

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