Gundam, il mito torna in tv

La crew della Base Bianca con in piedi il pilota di Gundam, Peter (Amuro) Ray - immagine di Yoshikazu Yasuhiko

Dal 18 gennaio su SuperSix la serie del 1979 che ha reso adulta l’animazione robotica

Per tanti ex ragazzini che avevano vissuto lo sbarco in massa dei robot giapponesi è stato a lungo una sorta di Santo Graal. Mobile Suit Gundam, la prima serie del 1979, che ha dato il via a una saga se non immortale di certo viva e vegeta da allora, ha rappresentato per il filone robotico una cesura. Cesura senza la quale è difficile immaginare pochi anni dopo Fortezza Superdimensionale Macross (Robotech da noi) o, in tempi relativamente più recenti, Neon Genesis Evangelion. Chi studia la materia dice che da quel momento è finito il super robot, ed è nato il real robot.

Gundam, il mito torna in tv: dal 18 gennaio su SuperSix la serie del 1979 che ha reso adulta l’animazione robotica

Insomma una specie di rito di passaggio all’età ‘adulta’ per il genere. Con Gundam, che viene alla luce alla fine del decennio dei robot, il robot non era più una specie di divinità frutto di una tecnologia fantasiosa, quasi mistica. Non il samurai metallico che parevano Mazinga o Daitarn III, con i rispettivi piloti a gridare il nome delle armi quasi fossero su un ring di wrestling o su un campo di battaglia medievale. Era quel che in fondo avrebbe dovuto essere: una macchina da guerra, non unica ma solo la più potente tra le altre, che per uscire dalla sua Base Bianca utilizzava una catapulta simile a quella che i veri caccia usano per decollare dalle portaerei. Gundam è fantascienza, ma plausibile. Più Star Trek che Star Wars, se vogliamo metterla così, anche se a livello visivo deve qualcosa al secondo, del resto uscito nei cinema due anni prima. Impossibile non notare nelle spade laser dei mobile suit o nell’elmo del cattivo, Char Aznable (Scia la Cometa rossa nel primo adattamento italiano) una chiara influenza lucasiana. Nell’anno 79 dell’era spaziale parte dell’umanità vive sui side, isole cilindriche artificiali in orbita intorno alla Terra. Su uno di questi, Side 3, prende piede una battaglia politica per ottenere l’indipendenza dal pianeta madre. Senonché con un colpo di Stato la famiglia Zabi instaura una dittatura sul Side che viene rinominato principato di Zeon, e la lotta politica diventa guerra ai terrestri, condotta con metodi disumani. La vicenda del conflitto è ispirata alla Seconda Guerra Mondiale, con gli zeoniani portatori di estetica ed etica entrambe nazistoidi. Altra similitudine, la parabola bellica. All’inizio, nonostante lo svantaggio numerico, la spregiudicata guerra lampo del principato mette all’angolo la Federazione terrestre, soprattutto grazie a un vantaggio tecnologico: gli spazianoidi hanno gli zaku, ovvero dei mobile suit, robot antropomorfi così piccoli, veloci e manovrabili da fare facilmente strage delle grosse corazzate spaziali terranoidi. A un certo punto, però, anche i terrestri si costruiscono i loro mobile suit, a cominciare dal Gundam, e le cose cambieranno rapidamente. Nel frattempo, scopriremo che nascendo nello spazio, e non più sul nostro pianeta, alcuni Homo Sapiens si sono evoluti nel New Type, un essere umano dotato di poteri psichici superiori, utili in combattimento: e tra questi c’è il protagonista, pilota del Gundam, Amuro (Peter) Rey. Mobile Suit Gundam arrivò in Italia nel 1980. Ma poi sorse qualche problema mai chiarito (si parlò di mancato pagamento dei diritti di trasmissione, ma la questione è controversa) con i produttori della Sunrise. Così, mentre negli anni successivi buona parte delle serie giunte da noi nel periodo dell’anime boom fu replicata, anche diverse volte, Gundam sparì dai nostri schermi per più di vent’anni, diventando il simbolo perfetto di un’epoca così straordinaria da sembrare destinata a resistere solo nel ricordo di coloro che ne erano stati testimoni.

Ma gli anni passarono, le offese quali che fossero furono dimenticate e questo pezzo di storia riapparve all’inizio degli anni 2000. Prima in home video, poi addirittura su Mediaset, in un momento in cui a Cologno Monzese avevano deciso di trasmettere anime di qualità, subito dopo la fine del lungo regno di Alessandra Valeri Manera. E però, forse per l’imbarazzo causato da questa eclatante sconfessione della politica tenuta sui cartoni per quasi un ventennio, la serie non fu valorizzata né quanto a promozione, né per l’orario di trasmissione scelto. Tra l’altro, il nuovo doppiaggio era sì più accurato, ma faceva perdere un valore storico. Ora però ci sono i social, e il battage è già partito. Gundam sarà di nuovo in tv dal 18 gennaio sul circuito SuperSix, rimasterizzato, con il primo doppiaggio, e con la sigla italiana d’annata, musica e arrangiamento del maestro recentemente scomparso Detto Mariano. Un’occasione per riassaporare una pietra miliare, o meglio ancora per conoscerla per chi fosse troppo giovane per aver già incontrato i classici.

gdm

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