Che disastro di commedia, al Brancaccio si ride a crepapelle

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Il successo internazionale torna a Roma dal 5 all’8 aprile

Superlativi gli attori che, guidati dalla regia di Mark Bell, mettono in scena un’opera spassosa e dal ritmo irresistibile. Da non perdere.

Irriverente, goliardico, incalzante e spassoso. Sono questi i primi aggettivi a venire in mente come cala il sipario e si riaccendono le luci in platea. In scena al Teatro Brancaccio di Roma fino all’8 aprile, lo spettacolo “Che disastro di commedia!” conferma di essere irresistibilmente audace, sposando quel fortunato filone del metateatro alla “Rumori fuori scena”.

La compagnia teatrale, che in tournee sta raccogliendo tanti applausi e soprattutto risate, ha dimostrato di essere ben amalgamata e in perfetta sintonia. Gli attori, che prima di tutto sono amici nella vita, riescono a tenere botta ai ritmi altissimi che l’attenta regia dell’inglese Mark Bell impone. Divertendosi e sapendo divertire il pubblico in platea. Luca Basile, Valerio Di Benedetto, Viviana Colais, Alessandro Marverti, Yaser Mohamed, Marco Zordan e Stefania Autuori, con l’amichevole partecipazione di Gabriele Pignotta, sono semplicemente perfetti.

Pregna della comicità irriverente alla Monty Python, la storia racconta di una compagnia teatrale amatoriale, la Cornley Polytechnic Drama Society, che dopo aver ereditato improvvisamente una grande somma di denaro tenta di produrre un ambizioso spettacolo su un omicidio degli anni ’20, nel West End. Nonostante l’impegno e la serietà degli interpreti, il debutto però è una tragedia con un susseguirsi di errori, strafalcioni, momenti imbarazzanti e disastri con gli attori che sotto pressione, iniziano ad andare nel panico.

“E’ un po’ la summa di tutti i peggiori incubi di chi fa questo mestiere – racconta l’attore Gabriele Pignotta – perché quelle cose, per quanto paradossali, capitano davvero: come da copione chiedi il block note al compagno di scena, ma sul tavolo non c’è. E finisce che ti passa un vaso di fiori. Nonostante tutto, però, devi andare avanti impassibile. Ed è proprio lì che si ride”.

Il racconto prende forma tra una scenografia che implode a poco a poco su sé stessa e attori strampalati che, goffamente, tentano di parare i colpi degli inconvenienti, tragicomici, che si intromettono tra loro e il copione. Tra paradossi e colpi di scena gli attori non si ricordano le battute, le porte non si aprono, le scene crollano, gli oggetti scompaiono e ricompaiono altrove. Tutto è studiato nei minimi particolari con smaliziato umorismo senza mai risultare artefatto o stucchevole.

Che disastro di commedia!

Che disastro di commedia!

Il ritmo incessante dello spettacolo se da un lato coinvolge il pubblico in un vortice impetuoso di ilarità, dall’altro palesa la grandissima fatica fisica che i protagonisti mettono in gioco per rappresentare i disastri che si accumulano in un crescendo senza controllo.

Prodotta in Italia da AB Management e Opera Prima, la versione originale di “Che disastro di commedia!” (‘The play that goes wrong’) è andata per la prima volta in scena nel 2012 in un piccolo teatro all’interno di un pub di Londra, The Old Red Lion. Sera dopo sera, il successo è stato tale da arrivare nel 2014 al Duchess Theatre di Londra, dove è ancora in scena, facendo incetta di premi, dall’Olivier Awards 2015 come Miglior Commedia dell’anno al Premio Molière in Francia nel 2016. È stata tradotta in oltre in 20 Paesi

Applausi a scena aperta per i protagonisti, un cast di istrionici professionisti con dei tempi comici senza eguali, che sono riusciti, tra recitazione e tecnica, a fare di questa commedia un piccolo grande miracolo.

 

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