Centomila, uno, nessuno: Pirandello si racconta al Teatro Palladium

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Giuseppe Pambieri nei panni dello scrittore siciliano, Luigi Pirandello

“Nessuno è nel corpo che l’altro vede ma nell’anima che chissà da dove ci parla. Nasco, muoio e rinasco ogni volta nella vita che non si conclude mai”

Termina così la magistrale interpretazione di Giuseppe Pambieri, in scena al Teatro Palladium di Roma, nei panni dello scrittore siciliano, Luigi Pirandello.

Centomila, Uno, Nessuno” o “Uno, Nessuno e Centomila”?

“Che importanza ha –  risponderebbe il poeta di Girgenti – se ognuno di noi è un piccolo universo di valori che ha il proprio modo di codificare e interiorizzare la realtà, tanto da non riuscire a incontrarsi e intendersi con quello altrui.

Di contro però non saremo mai (uno), visto che la nostra esistenza non può essere riassunta in un unico atto. Tutto è relativo e tutto è il contrario di tutto”. Dobbiamo attenerci a ciò che riconosciamo come vero.

2Un affascinante viaggio nei meandri più nascosti della vita e quindi della psiche di un uomo che si definisce “figlio del caos”, a cominciare da quell’involontario soggiorno in una terra al confine tra Porto Empedocle e Girgenti (Agrigento), iniziato proprio il giorno della sua nascita, il 28 giugno 1867; per poi passare all’aria respirata nella sua famiglia, che riflette un chiaro spaccato della borghesia siciliana dell’epoca.

Oppresso da una figura paterna predominante, intransigente e ripugnante, sempre affascinato, per contro, dal genere femminile, anche se con tutte le sue contraddizioni; “Luigino” sviluppa, fin dalla tenera età, quella capacità di osservare il comportamento dell’essere umano con disarmante analisi e obiettività, quasi come per mezzo dello spioncino di una porta.

La scenografia volutamente minimalista è stata mano a mano arricchita di particolari e dettagli che solo la vivida immaginazione pirandelliana, abilmente reinterpretata da Pambieri, ha saputo mantenere alta la curiosità e l’attenzione della platea.

Michela Scoccia 

 

 




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