Cos’hanno in comune Polvere di stelle e Amarcord?

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Scopriamo il luogo delle riprese dei film di Fellini e Sordi

Sapete che cos’hanno in comune i film Amarcord, di Federico Fellini e Polvere di stelle, di Alberto Sordi? L’anno di produzione, il 1973, ma non solo. La pellicola felliniana parla dell’adolescenza di Titta, un giovanotto che durante il 1933, in pieno fascismo, sta diventato adulto e ci mostra dei personaggi tipici della società: la bellissima donna di mezz’età in cerca di un uomo, la donna di strada, il pazzo, i fascisti, gli antifascisti, i professori, gli studenti in piena ondata ormonale, il prete… La trama cela una buona dose di autobiografia del regista riminese e sembra essere la prima puntata di una storia che termina con I Vitelloni. La commedia drammatica ha come produttore Franco Cristaldi, la casa di produzione è la F.C. Produzioni e quella di distribuzione in italiano è la P.I.C.. Alla fotografia troviamo Giuseppe Rotunno, al montaggio Ruggero Mastroianni, alle musiche Nino Rota, alla scenografia e ai costumi Danilo Donati e al Trucco Rino Carbone.

Polvere di stelle, invece, è una commedia che parla di una compagnia teatrale che vive un periodo di crisi a causa della Seconda Guerra Mondiale: siamo nel 1943. La compagnia accetta un contratto di lavoro in Abruzzo, regione devastata dalla guerra, ma si trova da subito in condizioni difficili a causa, tra le altre cose, della scarsità di cibo. I protagonisti ne incontrano delle belle. La sceneggiatura è di Alberto Sordi, Ruggero Maccari e Bernardino Zapponi, è una produzione di Edmondo Amati, la casa di produzione è la Capitolina Produzioni Cinematografiche mentre quella di distribuzione in italiano è la Fida Cinematografica. La fotografia è stata affidata a Franco Di Giacomo, il montaggio a Raimondo Crociani, le musiche a Piero Piccioni, la scenografia a Mario Garbuglia e i costumi Bruna Parmesan.

Sfogliando tra i nomi degli interpreti di entrambe le pellicole notiamo il nome di Alvaro Vitali. In più, la durata di entrambe è di centoventitré minuti. Ma c’è qualcos’altro. Qualcosa che non emerge dalle schede tecniche delle pellicole e nemmeno dalle lunghe liste di nomi di persone che vi contribuirono.

Gli occhi degli spettatori più attenti avranno sicuramente notato una location che non può passare inosservata e che appare in entrambi i film. Parliamo del Paradiso sul Mare di Anzio. In Amarcord, l’edificio appare sotto il nome di Grand’ Hotel mentre in Polvere di stelle è il Grande albergo delle Nazioni, quartier generale delle truppe alleate. Ma il Paradiso sul Mare era tutt’altro che un albergo.

L’imponente struttura in stile art nouveau, completamente bianca, era destinata ad ospitare un casinò e una sala per le sfilate di moda con annesse sala da ballo e da pranzo. Il luogo è impregnato d’arte e storia. Fu iniziato nel 1919 e terminato nel 1924 dall’architetto Cesare Bazzani che realizzò anche la Galleria d’Arte Moderna di Roma. L’edificio fu commissionato dal sindaco di Anzio, Giuseppe Polli, ma il progetto incappò non solo in difficoltà economiche, ma anche nell’ostruzionismo fascista che perseguiva una politica repressiva nei confronti del gioco d’azzardo, in accordo con la Santa Sede. La casa da gioco che doveva essere ospitata nell’edificio non fu mai aperta.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Paradiso sul Mare non fu, miracolosamente, danneggiato. Lo sbarco alleato, del 1944, avvenne proprio sulla spiaggia antistante l’edificio e subito dopo l’operazione Shingle del 22 gennaio, il Paradiso sul Mare divenne quartier generale degli alleati.

Fino agli anni Settanta, la costruzione ospitò  una storica sala da ballo e diverse mostre di arti visive. È proprio in questo periodo che le scene di entrambe le pellicole vennero girate. Il sindaco di allora, Castore Madigliani, ottenne un mutuo dal Ministero della Pubblica Istruzione con il vincolo che alcuni degli ambienti dell’edificio venissero adattati per ospitare una scuola. Fu così che l’istituto alberghiero si spostò all’interno delle meravigliose sale del Paradiso sul Mare. Questo, però, implicò il passaggio dell’amministrazione della costruzione, dal Comune di Anzio alla Provincia di Roma e cominciò, così, il declino di quel posto meraviglioso. La mancanza di manutenzione si protrasse, finché nel 2015 gli studenti non dovettero essere trasferiti in un’altra sede.

Ad oggi i danni del tempo e della scarsa cura riservatagli sono evidenti. Il Paradiso sul Mare, infatti, è sigillato e in evidente stato di abbandono. Nel 2016, con una raccolta firme i porto d’anzesi sono riusciti a far inserire la costruzione nel censimento I luoghi del cuore, promosso dal FAI, per la preservazione dei monumenti. Tuttavia è in corso una diatriba tra il Comune di Anzio e la Città Metropolitana di Roma Capitale sulla gestione e sulla rimessa in uso dopo la  ristrutturazione del Paradiso sul Mare. Il cosiddetto Casinò di Anzio diventa il punto dove s’incrociano storia, arte, cinema e amministrazione pubblica.

Un luogo di una bellezza tale, così significativo per la comunità di Anzio e così ricco di storia non deve e non può giacere in quello stato, chiuso al pubblico che in silenzio passa di fronte alla costruzione e resta affascinato e malinconico allo stesso tempo a causa della magnificenza vissuta del Paradiso sul Mare.

Giorgia Gentili

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