YARI CARRISI-POWER, un filosofo della musica

yari

L’intervista ad uno dei figli di ALBano e Romina Power

Personaggio discreto e refrattario al pettegolezzo, Yari Carrisi-Power è un protagonista silenzioso nel panorama musicale internazionale.

L’idea di intervistalo mi è venuta all’istante, nel leggere un suo simpatico commento ad un mio articolo che lo vedeva protagonista insieme al padre ALBano.

1-YARI001Ci siamo incontrati nel cuore della Roma trasteverina, sul terrazzino di una palazzina d’epoca che la madre, Romina Power, ha ceduto in comodato d’uso al Centro Buddihista Kadampa Mahasiddha.

Durante il colloquio, molto amichevole ed informale, è emerso un personaggio di grande spessore, di un uomo e di un musicista di notevole cultura, acquisita direttamente alle fonti, nel suo continuo peregrinare alla ricerca di conoscenze filosofiche ed antropologiche della musica, in una sorta di indagine metafisica, per poterne risalire al fondamento ultimo ed al suo principio universale.

Allora Yari, da quale genere musicale ti senti maggiormente influenzato?

Musicalmente non seguo nessuna scia, suono quello che più mi dà emozioni, altrimenti non riuscirei. Non posso dire che il Rock sia alla base della mia musica. Posso invece affermare che la mia formazione musicale ha attinto a diverse culture, più precisamente a quelle europea e africana. Personalmente considero l’Italia ancora parte dell’Africa cui era unita prima della deriva dei continenti. Sento nel vento, nello scirocco che soffia dall’Africa, il suono del Blues, quel mix magico di musiche europee ed africane, esportate in America dai pionieri e dagli schiavi. La loro sapiente sintetizzazione ha dato nel tempo forma al Blues che dall’America ci è rimbalzato di riflesso.

Il Jazz e il Blues sono emersi dalla fusione di più generi. Credi siano ancora possibili evoluzioni epocali nella musica?

Credo di si. La musica evolve continuamente perché è viva. Ho studiato antropologia musicale, le diverse ragioni che spingono l’uomo a far musica, dalla danza alla spiritualità. Vi è stata una forte influenza tra le persone che fanno musica nelle varie regioni del pianeta. Questo mi affascina moltissimo e mi piace scoprire sempre cose nuove come, per esempio, che il Reggae sia un mix di musica indiana ed africana sviluppatosi in Giamaica nel periodo espansionistico della cultura Rasta che, in Sanscrito, vuol dire “la strada”. Negli anni ’90 feci una scoperta straordinaria. Alloggiavo, per un dollaro a notte, in una guest-house di Katmandu. Sotto la mia finestra, che si affacciava sugli antichi templi, la sera si radunavano dei musicisti. Uno di loro mi regalò una musicassetta che ascoltai al mio fedele mangianastri. Quell’aggeggio consentiva l’ascolto di un nastro a velocità variabili. Mi accorsi, con stupore, che quando ascoltavo quella cassetta lentamente la struttura del ritmo assumeva le caratteristiche del Reggae, mentre aumentando la velocità acquisiva la struttura ritmica/melodica del Flamenco. Facendo delle ricerche scoprii che una prima forma di Reggae era già nata nelle prigioni giamaicane, popolate perlopiù da indiani e Gipsy. Addentrandomi ancor più nella materia, scoprii che le comunità gitane originarie, erano partite dal Gujarat, India occidentale, per spostarsi verso ovest. Molti stanziarono nell’Europa dell’Est mentre altri, attraverso il nord Africa, raggiunsero la Spagna dove influenzarono notevolmente i gusti musicali locali con i loro canti, il Flamenco, che nella filosofia gitana è considerato un inno alla libertà ed indica l’eterno migrare degli uccelli.

Quindi, le varie forme musicali oggetto dalla distillazione di più generi può essere definita musica globale!

In linea di massima è cosi, ma non vanno trascurate quelle che sono e restano le realtà locali. Per esempio, trovo straordinarie le musiche di alcune tribù nomadi pigmee del Camerun. E’ molto affascinante il loro modo di vivere e quello che loro fanno. Non hanno un capo vero e proprio, però ad un certo punto sentono la necessità di spostarsi, di partire, di andare da un’altra parte. Loro non dispongono di strumenti musicali, raccolgono bastoncini per terra che poi usano per riprodurre suoni fantastici con l’ausilio degli elementi messi a disposizione dalla natura che li circonda. Accompagnano i loro canti con lo “spanking”, lo “sculacciamento” delle acque dei fiumi creando ritmi stupendi in cui le voci modulate in specifiche tonalità, creano delle vere e proprie sinfonie. La particolarità sta nel riuscire ognuno a fare con la propria voce un salto di ottava toccando due note ad un ritmo e ad una cadenza ben precisa che va ad incastrarsi con quella dell’altro creando così delle melodie intrinseche che intrecciandosi a caso, creano una giungla sonora davvero straordinaria.

Canzoni come “I see you”, “Lungo le strade” con testo di Jovanotti ed altri ancora quale  “Avec Toi… je n’ai plus peur de rien”, sono brani di un certo spessore. Come mai non hanno fatto presa sul grande pubblico?

Non basta che un pezzo orecchiabile sia adatto per il mercato. Occorre anche disporre di una macchina organizzativa che ti aiuti a promuovere la tua musica, a far arrivare quello che dici e quello che suoni agli altri. Molti artisti hanno avuto fortuna perchè si sono trovati al posto giusto al momento giusto. Per esempio l’enorme successo dei Pink Floyd con “The dark side of the moon” è dovuto all’incontro, forse casuale, con la persona giusta al momento giusto, la quale, compresa la validità del prodotto, lo spinse nel modo giusto facendone un successo incredibile in tutto il mondo. Forse avrebbe fatto successo comunque ma non in quel momento e di quella portata.

Dopo la storica “reunion artistica” di AlBano e Romina, la tua partecipazione ai loro concerti è diventata una costante. Com’é maturata questa decisione?

Non lo so. Ancora prima mio padre mi aveva invitato a cantare con lui. Di ritorno dall’India, molto amareggiato per essermi lasciato, durante il viaggio, con una mia fidanzata, ci siamo ritrovati in aeroporto io, lui e tutta la Band. Ero giù, mi sentivo maledettamente giù, distrutto. Mi sono stati vicini in modo corale, hanno fatto del tutto per consolarmi, per farmi guardare oltre. Mi restava però dentro il fuoco musicale. Siccome stavo scrivendo tanti pezzi ho considerato compatibile e provvidenziale la proposta di mio padre. Sentivo intorno a me amicizia ed amore sinceri da parte della Band, che conosco da sempre e considero come familiari, miei fratelli e sorelle. E poi nello stare vicino a mio padre c’è sempre molto da imparare.

Per esempio ?

Da lui ho imparato e mi ha trasmesso molto, la facilità di viaggiare, di partire e di ritornare. Con mio padre e mia madre era un continuo peregrinare sin da quando io e Ylenia eravamo piccoli. Negli anni ’70, prima che Cristel e Romina jr nascessero facevamo delle lunghissime tournée in Spagna e in Sud America che duravano mesi. Si viaggiava con grandi Land Rover fino a oltre sette ore al giorno per arrivare in tempo nel posto dove si facevano le serate. Si cantava fino a tarda notte, si dormiva qualche ora e poi si ripartiva di nuovo. Proprio come zingari ma facendo musica. Poi AlBano che cantava come cantava e come nessun altro ancora riesce a fare, insomma, tanta musica. Da lì ho capito cos’è un artista.

Un padre ed una madre come maestri di vita?

Certamente si. Tutti conoscono Albano e Romina come quelli che hanno vinto Sanremo, la coppia felice, però nessuno conosce questo lato Bohémien della loro storia, quello che più mi ha influenzato e formato artisticamente. C’era molto Rock, molto Blues, molto Rhythm&Blues, in tutti i loro aspetti. Un Rock pulito perché non c’erano droghe di mezzo o altre schifezze. Vita sana, cibo buono ed era come vivere in campagna pur essendo in tournée.

E poi?

E poi il tempo passa, si cresce, si cambia e con noi cambiano anche le cose e accade anche quello che non dovrebbe mai succedere.

Ti riferisci alla scomparsa di Ylenia?

Si, ai primi di gennaio 1994. La sua scomparsa è legata  ad un viaggio a New Orleans con tutta la famiglia alcuni mesi prima. Laggiù Ylenia fece conoscenze che non avrebbe dovuto fare, poi ci ritornò e sappiamo tutti quello che è successo. E’ un gran peccato perché penso che se fosse andata in India, in Himalaya per lei si sarebbero aperti  orizzonti più vasti, più consoni al suo modo di essere. Questo è stato per me uno dei più grandi dispiaceri. Penso che un viaggio in India le avrebbe fatto un gran bene. Ylenia, purtroppo, era andata in una zona molto diversa, molto meno sviluppata culturalmente e filosoficamente.

Era alla ricerca di elementi per un libro, non è così?

Esatto, però è stato un errore, è come se doveva succedere. Io ero andato a cercarla nel Belize, ero lì. Lei è sparita il 4 gennaio, io già da Natale ero in Sud America. Volevo farle una sorpresa. Affittai un piccolo aereo ad elica per andare da lei a Hopkins Village. Pioveva quel giorno. La cercai dappertutto e finalmente incontrai una signora che la conosceva. Mi indicò la capanna in cui abitava ma poi ad un tratto mi disse -No aspetta! E’ partita ieri, è andata in Messico.- Ylenia era effettivamente andata in Messico e da li aveva continuato per New Orleans. -Ho perso mia sorella per un pugno di ore.- mi dice volgendo il suo sguardo  lontano sopra i tetti di Roma, lassù verso il Gianicolo.

Pensi che Ylenia  possa essere da qualche parte?

Potrebbe essere ancora viva. Non c’è nessuna ragione per credere l’opposto, non c’è nessuna prova ne in positivo ne in negativo. Perché credere che sia morta, solo perché non ci ha contattati?

Come vede il futuro Yari?

Lo vede in costante cambiamento: una volta che ti abituati a qualcosa è già cambiata. Insomma, un futuro lungo… con tante piccole bolle.

 

Valentino Di Persio

 

2 Comments

  1. Claudia Tagliabue

    16 gennaio 2015 at 17:13

    Bellissima intervista, insolita ma al contempo semplice. Le risposte di Yari, molto interessanti. Il suo profilo lavorativo è veramente eccellente, le sue conoscenze riguardo la musica, come strumento di comunicazione, ragguardevoli. Dal profilo umano, emerge una bellissima persona, di un’umiltà che pochi artisti conservano. Intelligente, colto, educato. Mi piace moltissimo !!! Grazie Valentino Di Persio per questo significativo articolo. Grazie Yari d’essere la persona che sei.

  2. Valentino

    5 febbraio 2015 at 18:12

    Grazie a te Claudia per il tuo commento, lusinghiero ed autorevole nel contempo.
    Hai proprio ragione, ci sono stelle troppo lontane nelle sperdute galassie per splendere ai nostri oicchi come meriterebbero. Yari è una di quelle.
    Valentino

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