A tu per tu con i “The Falls”

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Sonorità indie-rock, musica elettronica e pop britannico: ecco l’album d’esordio della band romana

TheFalls_02_bÈ uscito “Mind The Gap” il disco d’esordio della band romana The Falls, che ci viene presentato come un viaggio negli ultimi decenni di musica tradizionale “made in U.K” ed effettivamente ascoltando e riascoltando il disco abbiamo l’impressione che il risultato finale sia un buonissimo e davvero interessante mix di pop britannico, rock ed elementi di musica elettronica.  Gli arrangiamenti di tutti e dieci i brani sono semplici ma curatissimi, il che rende “Mind The Gap” un album di facile e piacevole ascolto anche per tutte quelle persone che con questo genere di musica non ha molto a che fare.

TheFalls_11_b“Superman” pur avendo molte delle sonorità indie-rock che caratterizzano l’intero album, è un pezzo leggero e immediato. A nostro avviso non avrebbero potuto scegliere brano migliore per aprire il disco perché incuriosisce e fa venire voglia di conoscerli un po’ di più. Con il brano successivo “Homesick” scopriamo una vena più drammatica, risultato della fusione di un testo abbastanza impegnativo con un ritmo incalzante e concitato. Diverso dai due precedente è “It’s Up To You” in cui la componente elettronica fa da padrona e travolge dalla prima all’ultima nota. “Let The Music Be Your Saviour” fa qualche passo indietro rispetto alla modernità dei brani precedenti e ci immerge in un’atmosfera pop britannica più semplice in cui la band ci invita a lasciare che la musica sia la nostra salvezza. Di “Run Away ” ci è piaciuto molto il basso iniziale,  in alcuni punti ci ha ricordato “Teddy Picker” degli Arctic Monkeys e sul finale sembra prepararci a “Beware Of The Empty” un brano molto rock che ci trascina in un’atmosfera cupa e ricca di pathos. “Just To Make It Clear”, si allontana un po’ dai precedenti e sceglie una via più elettronica e più dance ricordandoci moltissimo gli anni ’80.  Arriva “Alive” l’unica ballad di tutto il disco che sinceramente non ci aspettavamo affatto e che ci ha piacevolmente stupiti. Voce, pianoforte e archi dominano il pezzo e lo rendono romantico ma non smielato. A chiudere l’album ci pensano “The Call” che alterna ritmi allegri a ritmi più serrati con un intermezzo strumentale di pianoforte, chitarre e orchestra davvero interessante e “Running Out With Time” in cui le chitarre distorte e incalzanti sono le protagoniste fino a lasciare il passo ad una parte centrale più melodica e distesa, un brano complesso ma sicuramente molto energico.

“Mind The Gap” è un disco d’esordio davvero ben fatto, immediato e molto efficace che incuriosisce l’ascoltatore fin dal primo brano, in effetti non si smette mai di sentire cose nuove e completamente diverse dalle precedenti. Ci hanno forse voluto presentare le loro diverse anime? Questo non lo sappiamo ma attendiamo con ansia un altro album così da poter capire fino a dove si vogliono spingere questi ragazzi. Bravi.

Di seguito l’intervista ai The Falls.

Ciao ragazzi, vorreste raccontarci come vi siete conosciuti e da quanto tempo lavorate insieme?

Ciao a voi! Il progetto nasce dall’idea di Francesco e Riccardo, amici di vecchia data nonché musicisti che non avevano mai avuto modo di collaborare insieme. Tutto è iniziato in un tiepido week-end di fine settembre  del 2014 quando alcune idee, con l’aiuto di un paio di birre, hanno iniziato ad assumere la forma di canzoni…

È uscito il vostro disco d’esordio “MIND THE GAP”, per quanto tempo ci avete lavorato? Come nasce questo titolo?

L’album è stato composto e in buona parte arrangiato esclusivamente nei fine settimana tra settembre 2014 e gennaio 2015. Le pre-produzioni dei brani così rilasciati ci hanno permesso di firmare un contratto con l’etichetta indipendente Agoge Records in conseguenza del quale siamo entrati in studio nell’estate del 2015, dopo aver completato la formazione della band. Terminato il lavoro di registrazione e post-produzione, l’album è stato pubblicato il 23 novembre 2015. Il titolo è stato scelto per affermare ancora di più il nostro orientamento verso la musica d’oltremanica e per questo ci siamo affidati al celebre monito “mind the gap”, udibile nella metropolitana londinese che invita a fare attenzione allo spazio che si crea tra la banchina e il treno in fermata. Ovviamente nell’ambito delle tematiche trattate all’interno dell’album, questo significato assume sfumature decisamente più profonde, come ad esempio la distanza che si crea tra persone apparentemente vicine per l’incapacità di comunicare.

Chi è il principale autore delle vostre canzoni?

L’album è stato composto da Riccardo e Francesco, con pari contributo in termini di idee. Riccardo si è occupato maggiormente della parte musicale e degli arrangiamenti, mentre Francesco ha dato il proprio principale apporto scrivendo i testi e le linee vocali dei brani.

Perché avete scelto di scrivere in inglese?

Abbiamo avuto da subito l’intenzione di dare al progetto un respiro internazionale, quindi la scelta era inevitabile. Soprattutto tenendo conto dell’impronta dei brani proposti che è sfacciatamente british.

Quali sono le vostre influenze artistiche?

Sono influenze molto differenti. Riccardo proviene per lo più dall’ambiente Pop/New Wave, anche se ha avuto esperienze trasversali in ambito musicale che lo hanno portato a collaborare con progetti dagli stili molto differenti: dal Funk al Rock cantautorale, fino al Rap. Francesco proviene invece da ambiti musicali più vicini all’Alternative Rock e al Metal moderno tipicamente made in USA.

Che opinione avete della scena rock italiana?

Molto valida ma, purtroppo, altrettanto “sommersa”. Crediamo nel valore dei musicisti italiani che non sono secondi a nessuno in termini di idee come di capacità tecniche. Purtroppo la scena funziona se tutti gli elementi che la compongono fanno la loro parte e quindi le agenzie di booking, le radio e in generale chi ha possibilità di dare diffusione ad un prodotto musicale, dovrebbero pensare maggiormente al valore artistico di quanto proposto nei propri palinsesti e alle potenzialità di certi artisti. Il pubblico ormai appare sempre più “stordito” dai soliti nomi che monopolizzano i canali mainstream e che finiscono per uccidere la curiosità dei “consumatori” di musica verso le novità.

Vi sentite più a vostro agio in uno studio di registrazione o su un palco?

Sono contesti complementari ma entrambi indispensabili per chi fa musica. Ovviamente, le sensazioni che si provano in ambiti così distanti tra loro sono altrettanto differenti e contribuiscono a colorare il variopinto DNA emozionale di un artista. In generale, com’è anche ovvio che sia, le emozioni più intense sono comunque quelle legate alle esibizioni dal vivo.

C’è un artista con cui vi piacerebbe collaborare?

Molti dei nostri riferimenti artistici purtroppo non ci sono più. Di quelli ancora in attività non nascondiamo una certa ammirazione per i Blur di Damon Albarn, con cui sarebbe emozionante quanto meno dividere il palco.

Progetti futuri? Avete dei concerti in programma?

Stiamo calendarizzando una serie di date in giro per l’Italia e in UK. Seguiteci sui nostri canali ufficiali per aggiornamenti!

Chiara Parisi

L'Araldo dello Spettacolo sbarca online con interviste e materiale in esclusiva su Cinema, Arte, Danza, Musica, Teatro e Libri!



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