Ritorno agli ’80, via sintetizzatore

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Steve Arrows ci parla del suo ultimo album ‘Asiatica’ e di nostalgia

E’ da pochi giorni disponibile su Spotify e iTunes il suo ultimo album, Asiatica. “E’ un concept album che cerca di avere come comun denominatore l’Asia nelle sonorità, negli immaginari e nei titoli dei brani, quasi tutti strumentali”, dice il musicista Steve Arrows ovvero Stefano Pacini, romano classe ’78, approdato alla Synthwave da un po’. “Mi occupo di musica elettronica da circa otto anni, – racconta – ma con più fervore dal 2013 -2014, anni nei quali nascono quasi in parallelo il progetto indie Steve Austin Music con la pubblicazione di Back to 1985, scritto e cantato da me, e poi il progetto Steve Arrows , che in realtà sono sempre e io. Scrivo le musiche dalla linea melodica alle parti ritmiche fino alla gestione del mixing e mastering”.

Ritorno agli ’80, via sintetizzatore: Steve Arrows ci parla del suo ultimo album ‘Asiatica’ e di nostalgia

Ma la sua formazione musicale è diversa, più canonica. “Ho iniziato gli studi di pianoforte a 10 anni, e ho continuato alle medie. Poi con insegnante privato: cinque anni di pianoforte classico. E poi mi è venuta la nausea. All’epoca dell’università suonavo con alterne vicende, in alcune cover band con amici. Così ho provato vari generi, anche come vocalist e cantante“. Quindi la folgorazione per il sintetizzatore. “Nel 2013-14 mi sono innamorato del genere retrowave, ho comprato un sintetizzatore vintage Roland Juno 106 del 1984  e ho composto Night Killer, brano strumentale , diciamo adatto come colonna sonora di un film giallo b-movie/carsploitation, horror, exploitation, ecc.”. A proposito di horror, per restare in Italia vengono in mente i Goblin.

E appunto, a chi non fosse esperto del suo genere, detto Synthwave (o futuresynth, retrowave o neo80s) Pacini lo illustrerebbe in un modo che è impossibile non capire al volo, specialmente per chi abbia ricordi degli anni ’80. “E’ un genere che nasce trasversalmente in tutto il mondo intorno al 2009, 2010, -  spiega – ed è la sintesi in chiave musicale di una visione nostalgica degli anni 80 a 360 gradi. La synthwave prova a trasmettere una sorta di nostalgia per il futuro che fu promesso all’epoca a chi era piccolo. Un futuro secondo finzioni e proiezioni cinematografiche, soprattutto holliwoodiane, ma che non c’è stato mai. Da qui la nostalgia in agrodolce per quello che almeno era il senso di gioiosa ed esaltante fiducia nel futuro che la nostra generazione di 40enni  coltivava all’epoca di Reagan alla Casa Bianca o di Stallone nei panni di Rocky 4. La synthwave quindi è uno sfogo musicale, una nevrotica ma dolce fuga nel passato per poter sognare di nuovo un futuro positivo, pieno di tecnologia utile ma anche, talvolta, di interrogativi e visioni distopiche”. Se si parla di sintetizzatore prima o poi scende dall’Olimpo, per materializzarsi tra noi, Vangelis. E infatti “la synthwave riprende sia la musica del film Blade Runner del 1982, sia la musica dei film d’azione alla Beverly Hills Cop, passando anche per rivisitazioni di colonne sonore dei videogame storici. Un mio brano tipicamente ‘action-synthwave’ è Hostage Taking, che penso sia venuto molto bene anche a livello di suoni e mastering”. La cultura sul periodo è così ampia che la domanda viene spontanea. Pacini quando ha iniziato ad essere un nostalgico degli anni ’80? “Negli anni ’80, puoi scrivere così. Già da bambino amavo il pop, l’elettropop e l’italo-disco“.

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