Elisabetta Imelio e il ghiaccio troppo sottile

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Un ricordo personale sulla musicista e i suoi Prozac+

Quando ho letto che era morta Elisabetta Imelio, lì per lì, il suo nome non mi ha fatto ricordare granché. Anche se ovviamente conoscevo i Prozac+. Dopo un po’ però ho avuto un flash, è tornato un episodio di quelli, tanti, che non riemergerebbero senza un innesco. Quella canzone, l’unica famosa del gruppo, Acido Acida, piaceva anche a me. Per quanto fosse una canzoncina era abbastanza paracula, allegra nonostante il nome della band, ballabile. Quel riferimento alle droghe sintetiche, tra l’altro, poteva ‘acchiappare’ anche qualche giovane che, in realtà, non ne aveva mai fatto uso, né avrebbe mai iniziato. Era il 1998, Eataly era ancora di là da venire e l’Air Terminal Ostiense di Roma, ancora in cerca di un destino non avendo mai avuto quello per cui in teoria era stato pensato, veniva spesso utilizzato per eventi musicali. All’epoca la scena musicale romana per così dire non commerciale – dal rock a tutto il resto, purché non passasse sulle radio che oggi chiameremmo mainstream e non fosse canonica discomusic – era parecchio vitale.

Elisabetta Imelio, la musicista che camminava su ghiaccio troppo sottile

Non sto parlando solo di musica dal vivo ma anche di serate danzerecce. Era successo grazie a una storica radio della Tiburtina, bella e sfortunata, e a un pugno di suoi djs, che avevano deciso di sfondare il muro immaginario che separava i discotecari da chi voleva ascoltare schitarrate distorte, rendendo almeno in quello Roma un po’ più europea. Sì, lo so che alcuni di loro fanno saltare tuttora migliaia di persone, probabilmente più di allora, ogni weekend. Buon per loro, naturalmente, ma il segreto sta anche nel cambiamento della selezione musicale. Domanda e offerta, come sempre, e in entrambe oggi potrebbe esserci, per dire, la discutibile (eufemismo) disco degli anni ’90da ba dee da ba daa e cose così. Magari perché chi viene a ballare adesso quella degli anni ’80, che è proprio un altro pianeta, non la conosce per ragioni anagrafiche. La combriccola della radio c’entrava almeno in parte se in quell’anno i Prozac+ suonavano all’Air Terminal. Ero andato con Andrea, che li di a poco avrei smesso di frequentare per tanti anni. Scazzi da pischelliEccolo, il flash. I Prozac+ li avevo ascoltati dal vivo. Andrea avevo iniziato a frequentarlo di nuovo negli ultimi anni. E’ morto tre anni fa, in circostanze assurde e particolarmente sfortunate. E di noi resta una foto sul suo account Instagram, scattata in una sera d’inverno con dentro qualche birra, che ho scoperto solo dopo la sua morte. Elisabetta Imelio, invece, non la conoscevo affatto, né sapevo molto della sua carriera dopo quel periodo. Ora che esistono i social che non esistevano allora vedo solo tante sue foto e un sorriso triste. E’ mancata avendo solo due anni più di me, di un male orribile. A ricordare che sempre, anche in questi tempi di paura, di nuove epidemie, di statistiche, di è la fine del mondo/ma no, ma dai, è una sciocchezza, vivere e morire è questione di attesa, di quanto riteniamo giusto attendere. E che in fondo tutti camminiamo sul ghiaccio di un lago gelato, nessuno di noi sapendo se sia spesso abbastanza.

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