Afterhours, alla ricerca d’identità

afterhours

Parte da Roma il tour teatrale “Io so chi sono”

L’uscita dal gruppo nel novembre scorso prima di Giorgio Prette e poi di Giorgio Ciccarelli (membri storici della band, il primo batterista, l’altro chitarrista) non ha fermato gli Afterhours. Anzi. Proprio in quei giorni il leader Manuel Agnelli ha annunciato un tour teatrale di un mese in tutta Italia, partendo da Roma. Nonostante le due perdite, proprio il titolo del tour “Io so chi sono” spiega la volontà da parte della storica rockband di ricercare e chiarire un’identità nata negli anni Ottanta (quando la scelta era quella di cantare in inglese), per poi andare avanti in un percorso musicale fatto di tante collaborazioni fino all’entrata nel gruppo di Fabio Rondanini e Stefano Pilia. Con questa nuova formazione (insieme a Rodrigo D’Erasmo, Roberto Dell’Era e Xabier Iriondo) gli Afterhours definiscono nuovamente chi sono, portando avanti comunque una ricerca fatta anche di sperimentazioni, di suoni più complessi e meno lineari.

La scelta del teatro non deve ingannare. Luogo adatto per esibizioni più acustiche, in realtà per la band è stato un punto di partenza. Attraverso uno spazio così intimo e introspettivo, il gruppo ha scelto di proporre al pubblico ballate dai suoni più dolci, ma anche brani più elettrici e spigolosi accompagnati da questa nuova ricerca di suoni e immagini. E ha provato ad affidare alle parole di altri (scrittori, in questo caso) alcuni momenti dello spettacolo.

Per la prima tappa del tour gli Afterhours hanno scelto il 31 gennaio l’Auditorium Conciliazione di Roma, anche se in realtà una data zero c’era stata due giorni prima nel Teatro Condominio di Gallarate. Manuel Agnelli & Co. proseguiranno il tour fino al 28 febbraio facendo tappa in tante altre città italiane, come Milano, Bergamo, Bologna, Firenze, per chiudere al Teatro La Fenice di Senigallia.

“Questa è una prova da affrontare con grande energia e, sì, con grande euforia, perché l’instabilità ci appartiene e non ci spaventa” avevano detto annunciando il tour sul loro sito personale. Certamente a Roma non sono mancate né l’energia, né l’euforia. Nel concerto all’Auditorium la band ha riproposto brani del passato, per accontentare i fan più storici. “Baby fiducia”, “Ossigeno”, “Varanasi” e “Non è per sempre” (suonata nella ripresa del concerto in mezzo alla platea). E ancora “Ci sono molti modi” e “Ballata per la mia piccola iena” fino alla più recente “Riprendere Berlino”. Sul palco c’è stato anche tempo per ricordare Nick Drake, cantautore inglese scomparso oltre quarant’anni fa, per un tributo al piano a Chopin come introduzione a “Lilac wine” di Jeff Buckley, ma anche per leggere brani tratti da opere di Allen Ginsberg e Fernando Pessoa (che nel corso del tour saranno sempre diversi). “Inside Marilyin” (la versione inglese di “Dentro Marilyn”) e “Quello che non c’è” hanno chiuso il concerto di oltre due ore.

Giulia Bianconi

g.bianconi@araldodellospettacolo.it

Giornalista professionista, laureata in Dams-spettacolo con una tesi su Pina Bausch, scrivo di cinema sulle pagine del Quotidiano Il Tempo. Vedo molti film (anche troppi) e serie tv. Romana, da sempre pronta per vivere a Berlino.

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>