Lev Tolstoj e Sof’ja Tolstaja, un conflitto coniugale su carta

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Una discussione sul matrimonio, nel matrimonio. Letteratura e vita

Immaginate di essere una donna, moglie di un genio della letteratura, uno degli uomini più in voga del momento. Tanto famoso da ricevere in casa personaggi altrettanto importanti, come Turgenev, conti, duchi, pittori, scultori e altri letterati illustri. Immaginate di dedicare tutta la vostra vita al vostro matrimonio, ai figli e a seguire e assecondare vostro marito, correggendo e copiando romanzi del calibro di Anna Karenina e Guerra e Pace. Immaginate, ora, che vostro marito pubblichi un racconto autobiografico, in cui il matrimonio viene dipinto come la tomba dell’amore. Cosa fareste? Sof’ja Tolstaja, moglie di Lev Tolstoj, per esempio, ha reagito scrivendo un racconto che attinge molto dalla propria esperienza, in cui esprime la sua opinione.

Ma partiamo da Tolstoj. Nel 1889, Tolstoj, già affermatosi con Anna Karenina e Guerra e Pace, pubblica Крейцерова соната, Sonata a Kreutzer. Il racconto è narrato da un uomo, di cui non si conosce il nome, che sta viaggiando su un treno e per tutta la notte ascolta il monologo di Vasja Pozdnyšev. Vasja spiega come le dinamiche dei rapporti tra uomo e donna cambino drasticamente dopo il matrimonio e dopo i figli. Nel suo caso, sono cambiate così tanto da portarlo ad uccidere la moglie. Il racconto è stato scritto da Tolstoj, quando con la famiglia si era trasferito a Mosca ed era caduto in una crisi morale e spirituale così profonda da allontanarlo dall’amata moglie e dai figli, dei quali si era sempre preso cura, soprattutto per quanto concerneva la loro educazione.

Per Tolstoj, il matrimonio è un contenitore di tensioni. Tensioni che nascono dalla cattiva educazione sessuale che s’impartisce ai giovani e che distorce i rapporti uomo – donna. Entrambi vedono l’altro in funzione di sé stessi, anziché considerarlo come un’entità a sé stante, con una vita e una personalità propria. La donna, in particolare, è un mero oggetto. Le ragazze vengono abituate, sin da piccole, ad agghindarsi per essere più appetibili agli occhi degli uomini. Si sposano, fanno figli e, quasi sempre, dopo un periodo in cui la passione si è spenta, la pelle ha perso la passata morbidezza, i capelli non sono più belli e lucenti e gli abiti sono diventati larghi e comodi, piuttosto che sensuali, ricominciano ad agghindarsi, per poi sfociare nell’adulterio.

Lev Tolstoj e Sof’ja Tolstaja, un conflitto coniugale su carta

Il racconto ebbe subito molto successo, fu amato dallo zar, finché non venne censurato. In un secondo momento Alessandro III lo dissequestrò. Il titolo dell’opera è stato ispirato dall’eccitamento sessuale che la Sonata a Kreutzer di Ludwing van Beethoven suscitava nello scrittore russo che si è sempre definito un “vecchio libidinoso”. Molti, anche amici e parenti, pensarono che Sonata a Kreutzer fosse la rappresentazione esatta del matrimonio tra Lev e Sof’ja. La donna, infatti, venne molto biasimata. A tal proposito, in una piccola autobiografia, la contessa Tolstaja scrisse che non aveva mai amato quel racconto. Proprio per questo motivo, probabilmente, tra il 1892 e il 1893 pubblicò Чья вина?, letteralmente “di chi è la colpa?”, ma tradotto Amore colpevole.

Le vicende narrate dalla contessa sono contestualmente identiche da quelle scritte dal marito: il punto focale è il matrimonio e molte vicissitudini sono parallele a quelle di Sonata a Kreutzer. Tuttavia, Sof’ja intende spezzare una lancia a favore delle donne. Anna è giovanissima quando sposa per amore un uomo molto più vecchio di lei. È una giovane di diciotto anni che sogna un’amore ideale, puro, spirituale, privo delle passioni e degli istinti animaleschi, nel quale uomo e donna convivono in perfetta armonia con la natura e si sostengono a vicenda. Ben presto si renderà conto che il suo matrimonio non rispecchia l’amore che aveva sempre desiderato.

Una differenza sostanziale tra Lev e Sof’ja è il motivo per il quale una moglie si agghinda. In Tolstoj questo avviene quando questa s’intrattiene con altri uomini, mentre nel racconto della contessa Anna è consapevole di usare il suo corpo e di questo non ne va fiera, ma lo fa solo ed esclusivamente per attrarre il marito a sé, suscitando il suo interesse. Tuttavia, l’interesse del principe Prozorskij resterà meramente carnale, tant’è che alla fine egli stesso riconoscerà che l’animo della moglie gli era sempre stato totalmente estraneo e di non averla mai conosciuta veramente, iniziando ad apprezzarla solo dopo la sua perdita. L’amore di Anna è talmente puro che, pur innamorandosi di un altro uomo, resta fedele al marito fino alla fine. La guerra delle pagine tra Sof’ja e Lev sembra non avere né vincitori né vinti. Ci resta solo la sorprendente attualità di due racconti tanto simili quanto diversi, scritti da due coniugi dalle menti brillanti, in continua combutta, dilaniati da un’amore viscerale e crisi interiori. Due opere che devono essere lette, ma che non possono essere lette separatamente, poiché l’una senza l’altra non avrebbero avuto ragioni per esistere. Sof’ja, il 16 dicembre 1862 dopo pochi mesi di matrimonio, scriveva: “Se potessi ucciderlo e poi ricrearlo esattamente uguale, lo farei con piacere”.

Giorgia Gentili

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