Totò il santo secondo Paolo Isotta

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In uscita il 4 marzo l’ultimo libro dello scrittore scomparso lo scorso 12 febbraio

“Chi non ha visto Totò a teatro non ha visto Totò”, si era sentito sempre dire Paolo Isotta dal padre, anche se ad oggi del cosiddetto Principe della risata abbiamo solo le interpretazioni cinematografiche. Ma l’autore di un nuovo libro dedicato al grande attore napoletano la ritiene una fortuna, perché si può così tentare di ricostruire un’immagine intera dell’attore.

Totò il santo secondo Paolo Isotta: in uscita il 4 marzo l’ultimo libro dello scrittore scomparso lo scorso 12 febbraio

Di Totò hanno scritto storici del cinema, del teatro, antropologi, studiosi della lingua italiana e latina, filologi classici e filosofi della politica. Ma mai uno storico della musica come Isotta, scomparso lo scorso 12 febbraio, il cui ultimo libro San Totò (Marsilio) uscirà il 4 marzo. Isotta dichiara di aver affrontato l’impresa non da esperto ma in quanto innamorato di Totò. Nella prima parte del volume si tenta un ardito ritratto, completo e sintetico, del principe de Curtis. La seconda, che rappresenta a modo suo una novità, è costituita da ‘una scheda per film’, raccontata ora analiticamente, ora brevemente.

Il talento di Totò emerge non solo e non tanto nella recitazione, ma nella creazione, attraverso battute memorabili ‘ai vertici della metafisica’. Egli non temeva la competizione, comprendendo che, quanto meglio veniva accompagnato, tanto meglio il suo genio ne sarebbe emerso, in una sorta d’opera d’arte collettiva. Così, fra teatro e cinema, tra spalle e comprimari, sfilano sotto i nostri occhi grandi personaggi dello spettacolo: come Aldo Fabrizi, Mario Castellani, Nino Taranto, Aroldo Tieri, Raimondo Vianello, Paolo Stoppa, Macario, Carlo Croccolo. E poi Peppino (“la più naturale intesa e unico alla sua altezza”), Alberto Sordi e Titina De Filippo, Franca Valeri e Franca Faldini, che di Totò fu l’ultima compagna. Un tributo raffinato e giocoso a colui che “affermava di ritenersi lieto di avere fatto per mestiere il comico perché la comicità aiuta la gente a prendere la vita come viene e gliela rende più accettabile. Che altro fanno, i Santi?”.

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