UN ROMANZO GIALLO PER RIDERE DELLA PROVINCIA

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Intervista all’esordiente Marco Ghizzoni autore de “Il cappello del maresciallo”

Il suo romanzo Il cappello del Maresciallo edito Guanda, è arrivato in pochi giorni in classifica, Marco Ghizzoni, classe 1983, ha conquistato il pubblico con il suo tono leggero e scanzonato che racconta una divertente storia “gialla” nella provincia cremonese. Nel paesino (immaginario ma non troppo) di Boscobasso il liutaio Arcari viene rinvenuto morto in circostanze imbarazzanti. Da questo strano decesso partono una serie di situazioni esilaranti, ricche di humor nero che coinvolgeranno il becchino, la vedova, il sindaco e il maresciallo dei carabinieri. Ma non vogliamo svelarvi di piu’, lasciamo parlare l’autore.

Ciao Marco, ci parli un po’ te, la tua vita, le tue aspirazioni?

Che dire di me: ho 30 anni, nella vita faccio l’agente di commercio e ho una bellissima bambina di quasi 9 anni.

 Quando hai capito che “da grande” volevi fare lo scrittore?

Da piccolo, come la maggior parte dei bambini italiani, sognavo di fare il calciatore poi, verso i 19 anni- ovvero appena dopo il diploma- la folgorazione: sono in biblioteca a spolverare i libri, dove sto “scontando” i miei 10 mesi di servizio civile obbligatorio, e mi imbatto nel capolavoro di Aldo Busi Seminario sulla gioventù. Leggo l’incipit, più per curiosità che altro, e me ne innamoro perdutamente. Nel giro di 2 anni ho letto l’intera bibliografia busiana e lì ho deciso che avrei fatto lo scrittore. A distanza di 10 anni abbondanti, ci sto ancora provando, ma almeno posso dire di aver fatto il primo passo.

 Ci racconti la nascita del tuo romanzo d’esordio “Il cappello del maresciallo”? 

Il cappello del maresciallo nasce da un’esperienza personale – mia madre ha gestito un bar per quasi 20 anni in un piccolo paese della provincia cremonese – e dalla volontà di scrivere una commedia divertente che fosse al contempo una satira dei costumi di provincia e del potere costituito da quattro soldi. Quello che nelle piccole realtà è spesso al servizio di vecchie amicizie e favori personali più che del cittadino e della comunità.
Grazie ai preziosi consigli e alle indicazioni del grande scrittore Giovanni Cocco, che ha educato la mia scrittura, in 4 mesi il romanzo era pronto.

fotoI personaggi del libro sono tratteggiati in modo esilarante, sicuramente ti sarai ispirato a qualcuno conosciuto davvero, o no

 Confesso che è proprio così! Del resto era pressoché impossibile, per me, non dare vita ai personaggi che vorticavano nella mia testa in attesa di essere raccontati sulla carta. Per evitare guai, però, ho preferito fare dei collage, creare dei piccoli mostri mettendo insieme i caratteri principali di tre o quattro persone per creare ogni personaggio.
Con la mania che c’è di identificarsi in tutto, era meglio non rischiare!

In pochi giorni il tuo libro è arrivato  sul podio della classifica IBS, cosa pensi sia tanto piaciuto ai lettori?

In questi primi 10 giorni, ho avuto modo di parlare con diversi lettori in carne ed ossa e il giudizio è stato unanime: tutti hanno apprezzato l’ironia di fondo del romanzo, il tono leggero, i personaggi divertenti e a tratti caricaturali e l’intreccio a metà tra il giallo e la commedia degli equivoci.
Io aggiungerei anche la possibilità di puntare il dito contro i propri fantasmi, e riderci sopra, standosene comodamente seduti sul divano.

Ti hanno paragonato a Andrea Vitali e Marco Malvaldi, ma quali sono i tuoi modelli di riferimento letterario?

Sono proprio loro! Da loro ho cercato di rubare la felicità del racconto e l’ironia della parola. Poi, certo, non sono gli unici. Prima di essere un autore sono un lettore onnivoro e vorace: dai classici come Flaubert, Choderlos Delaclos, Kafka, Dostoevskij,  Joyce e altri, fino ad arrivare ai contemporanei Chiara, Montanari, Cocco, Biondillo, Morozzi, Recami, oltre ai due già citati sopra. E poi Busi, il maestro.

Ci sono tanti modi di esordire come scrittori in Italia,tramite concorsi,scuole di scrittura ora addirittura reality, qual’e’ stato il tuo percorso?

Ho letto tanto, ho scritto ancora di più, fino a quando il mio romanzo è finito nelle mani giuste: quelle di Giovanni Cocco, prima, e quelle della mia agente Loredana Rotundo poi, la quale, nel giro di 24 ore, è riuscita a farmi avere 3 offerte tra cui quella, lusinghiera, di Guanda.
Io lo dico sempre: ognuno deve fare il proprio lavoro, e quello dell’agente letterario è tanto delicato quanto fondamentale per arrivare agli editori.
Però, se non si è disposti a leggere, non vale neanche la pena mettersi a scrivere.

Che rapporto hai con l’ebook, pensi sia il futuro dell’editoria o la sua morte?

L’ ebook non mi entusiasma, non ha nulla a che vedere con il libro cartaceo che ti fruscia tra le mani e te le lascia profumate di carta e inchiostro. Però non nego che sia una soluzione comoda: io stesso ne faccio uso per non dover sostituire i mobili di casa con i libri – cosa che non farebbe piacere, temo, alla mia compagna!
Se, poi, dovesse servire a combattere la crisi dell’editoria, allora ben venga! Personalmente sono sempre per l’avere più di una possibilità, ognuno scelga la sua. Io vado in libreria.

Quali sono i tuoi progetti attuali?

Ho già ultimato e consegnato all’editore il secondo episodio della serie di Boscobasso, ho iniziato il terzo e ho anche scritto una fiaba per bambini dagli 8 anni che mi auguro possa vedere presto la luce. Nel frattempo, vado in giro per l’Italia in compagnia dei miei, come gli hai definiti tu, esilaranti personaggi. Un saluto a tutti.




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