“La riapertura delle sale? Come il fuoco del tempio di Vesta”

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“La cultura è un bisogno primario”: le riflessioni di Daniele Luchetti al Corriere della Sera sul post confinamento

Le sale hanno riaperto secondo le norme, ma non tutte hanno potuto a causa delle norme. Sempre quelle pensate per cercare di sconfiggere il Sars-Cov-2. Ma questa ripartenza dei cinema “mi ricorda le sacerdotesse del Tempio di Vesta che tenevano acceso il fuoco. Nella quarantena abbiamo sperimentato che vivere la cultura collettivamente è un bisogno primario per tutti noi, e non un elemento commerciale”.

“La riapertura delle sale? Come il fuoco del tempio di Vesta”. ”La cultura è un bisogno primario”: le riflessioni di Daniele Luchetti al Corriere della Sera sul post confinamento

A dirlo, in un’intervista al Corriere della Sera, è il regista Daniele Luchetti, tra i fondatori dell’associazione 100 Autori che tutela i diritti degli autori, che manifesta il timore che “in questo momento di grande difficoltà i proprietari degli immobili vendano le sale, un’attività che era già in bilico; e sugli acquirenti che hanno molto contante, pronti a riconvertirle in supermercati e centri commerciali, faccio cattivi pensieri”. Quanto alle nuove regole per i set, e in particolare per le scene ‘ravvicinate’, per le quali gli attori si devono sottoporre ai test covid, i comprimari si devono portare gli abiti da casa e devono essere utilizzati degli schermi protettivi per le maestranze, “non mi sembrano limiti spaventosi, - commenta Luchetti - ed è meglio che stare a casa. Si fa quel che si può. L’obiettivo è di tenere attivo il lavoro. Poi se si sono girati dei film durante la guerra… Per fare ripartire i set in Francia hanno creato un fondo dove i broadcaster recuperano produzioni fermate”.

Il regista sottolinea inoltre che “la gente non vede l’ora di uscire dall’isolamento. Il danno del virus è di tenerci lontano gli uni dagli altri. C’è la consapevolezza (spero non la butteremo al mare) che stare con gli altri è la nostra vita. Il cinema non è solo per persone di mezza età, ma per i ragazzi, per i bambini che vedono cartoni, e questo ritornerà bisogna, tenere duro”. E la politica? “Franceschini e Rutelli si danno da fare, ma se parliamo di classe politica… Penso che fare un ragionamento soltanto sul cinema sia miope. Per fare ripartire le città bisogna ricominciare da sale e teatri, perché alle 7 si sera il negozio di scarpe chiude mentre dopo cinema e musica va a mangiare la pizza, compra un libro si crea un indotto”.

Per Luchetti il fatto che si farà la Mostra del Cinema di Venezia è un “segnale meraviglioso, un gesto di grande coraggio. La Mostra è sempre stata al centro di svolte storiche: il ’68, e molto prima, nel ’39, quando la Germania invase la Polonia, Goebbels era in sala alla Mostra e il pubblico applaudì. Sorrido se penso che a Venezia c’è il Lazzaretto, furono i primi in tempi antichi a isolare le epidemie scoppiate per la circolazione di navi“. Infine, il suo prossimo film, Lacci, che racconta la fine di un matrimonio ed è interpretato da Luigi Lo Cascio e Alba Rohrwacher. Luchetti fa sapere che il confinamento “mi ha fermato al montaggio. Per capire la trama bisogna vedere il film, ma non so quando esce“.

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