NOI TRADUTTORI ARTIGIANI DELLA PAROLA

Foto per Araldo dello spettacolo

Intervista al traduttore e ricercatore Alessandro Bassini

Oggi, per la nostra serie di interviste ai traduttori letterari, abbiamo incontrato  Alessandro Bassini.Alessandro è nato in provincia di Bergamo nel 1979. Dopo la laurea in Lingue e Letterature Scandinave a Milano e un breve periodo di ricerca in Svezia, ha insegnato per due anni Letterature Scandinave Contemporanee a Milano e a Genova. Nel 2007 si trasferisce a Stoccolma. Nell’estate del 2008 per la casa editrice Guanda taduce Montecore, di Jonas Hassen Khemiri, uno scrittore metà svedese metà tunisino. La grande occasione, in termini di visibilità, è arrivata l’anno dopo, con L’ipnotista, di Lars Kepler, uno dei gialli più venduti del 2011. In questi anni ho tradotto in totale 16 romanzi dallo svedese tra cui L’Ipnotista di Lars Kepler, Una breve sosta nel viaggio da Auschwitz di Göran Rosenberg e La stanza di Jonas Karlsson.Parallelamente all’attività di traduttore, Bassini continua  ad occuparsi di ricerca, svolgendo un dottorato di ricerca in letterature comparate sullo scrittore (ancora inedito in Italia) Kjell Westö.

 Ciao Alessandro grazie per aver accettato la nostra intervista. Sei laureato in lingue e letterature scandinave, come è nato l’amore  per queste lingue cosi diverse dalla nostra?
All’inizio sono stato mosso soprattutto da una forte curiosità per queste letterature all’epoca molto poco note in Italia. Volevo specializzarmi in una lingua germanica e la scelta è caduta sulle lingue scandinave. Ho sempre prediletto i paesi e le culture “piccole” rispetto a quelle dominanti. La mia dichiarazione d’amore alla scandinavistica l’ho fatta nel 2001, durante l’Erasmus, un’esperienza indimenticabile.

- Ci racconti qual’è stato il tuo percorso di studi e di vita che ti ha portato a diventare traduttore?
La prima esperienza è stata durante i seminari di traduzione all’università, in cui si affrontano per la prima volta testi letterari in lingua originale. All’inizio ti sembra di essere ancora sui banchi del liceo a tradurre Seneca, poi, quasi all’improvviso, i nodi della lingua si sciolgono sempre più rapidamente. L’entusiasmo e la dedizione dei miei professori sono stati senza dubbio un grandissimo stimolo.
Subito dopo la laurea ho cominciato a fare “il lettore” per la casa editrice Iperborea. Si trattava di leggere romanzi in lingua originale e redigere schede di lettura in cui si riassume la trama, si dà un giudizio critico e, soprattutto, si spiega se vale la pena tradurre il romanzo o no. Col tempo, alle schede di lettura si sono affiancate le prove di traduzione, che per me hanno rappresentato un’importante palestra. La prima occasione è arrivata nel 2008, quando il mio professore dell’università, con cui ero ancora in contatto, mi ha chiesto se volevo tradurre un romanzo che gli aveva proposto Guanda, perché lui non aveva tempo. Quella notte non ho dormito per l’emozione.

- Quali sono le difficoltà maggiori che s’incontrano traducendo dallo svedese all’ italiano?
A livello linguistico, le “sammansatta ord”. Sono le parole composte da più lemmi, tipiche delle lingue germaniche. Esprimono un intero concetto e in italiano, spesso, bisogna ricorrere a una perifrasi. E qui serve cautela: non basta “sciogliere” la parola composta come se fosse una formula chimica, ma nemmeno esagerare con dei lunghi giri di parole. A volte, invece, risulta difficile esprimere appieno alcune sfumature culturali.

- C’è un autore che è stato particolarmente difficile da tradurre?
Sicuramente Jonas Hassen Khemiri. Il suo romanzo Montecore è stata la mia prima traduzione. Un autentico battesimo di fuoco. Khemiri, figlio di padre tunisimo e mamma svedese, racconta come suo padre, da immigrato, ha imparato lo svedese, inventandosi “un’interlingua” in cui si mescolano arabo, francese e naturalmente svedese. All’inizio sono stato tentato di arrendermi, poi è diventata un’avventura divertentissima.

- Qual’ è il tuo metodo di lavoro quando inizi a tradurre?
Cerco di leggere tutte le opere degli autori che devo tradurre, per capire fino in fondo le peculiarità della lingua e dello stile. Lavorando con la letteratura contemporanea sono avvantaggiato. In alcuni casi ho potuto tradurre autori a cui mi ero dedicato nella mia attività di ricerca. Quando inizio a tradurre, procedo dall’inizio alla fine, mi soffermo su una pagina anche due giorni, se serve, e cerco di non “saltare”. Se incontro un ostacolo, preferisco non rimandare.

- Qaul’è secondo te la caratteristica principale che deve avere il traduttore?
Può sembrare strano, ma direi la creatività. Bisogna padroneggiare perfettamente la lingua di partenza e, cosa non scontata, la lingua d’arrivo, cioè la propria lingua madre. Ma questo non basta. Bisogna saper interpretare il ritmo, la melodia, la “coloritura” del testo originale e riprodurli con un altro mezzo linguistico. E per farlo serve creatività oltre che perizia.

- Qual’è il libro da te tradotto che hai amato di piu’?
Una breve sosta nel viaggio da Auschwitz, di Göran Rosenberg. In Svezia ha vinto il premio letterario più prestigioso. Nonostante il titolo, non si parla del campo di concentramento, ma del rapporto dell’autore con il padre, sopravvissuto all’olocausto. Una testimonianza in parte dolorosa, ma raccontata con uno stile straordinariamente intenso.

- Ci racconti qualche aneddoto che ti è capitato durante la tua  “vita da traduttore”?
Qualche mese fa mi è arrivata un’e-mail dal titolo “Mission impossible”, in cui un editore mi chiedeva se avevo tempo di tradurre 300 pagine in due settimane! Un’altra volta ho finito una traduzione in aereo, mentre rientravo in Italia, perché un editore aveva confuso la data di consegna e mi aveva supplicato di finire il prima possibile. Ormai era tutto pronto: tipografia, catalogo, ordinazioni dei librai. Sono riuscito a consegnare al fotofinish e, ironia della sorte, il romanzo è stato un successo.

- Il traduttore? Una sorta di babysitter. Già, immaginate uno scrittore, gelosissimo del suo libro.Nel momento in cui il suo testo dev’esser tradotto in un’altra lingua deve affidarlo a un traduttore, con il timore che lo snaturi, che lo spinga troppo lontano.Proprio come una mamma che affida il suo bambino alla baby sitter” . Che ne pensi di questa definizione data da Yasmina Melaouah ? (traduttrice di Pennac n.d.r.) e tu hai una tua definizione del “traduttore”?
La definizione della Melaouah è azzeccata. A me però piace pensare che siamo degli artigiani, perché lavoriamo su un materiale preesistente e ne ricaviamo qualcosa di diverso e di nuovo. Quello che per uno scrittore è il prodotto finito, per noi traduttori è il punto di partenza. Volendo essere più poetici, direi che siamo come musicisti. La partitura l’ha scritto un compositore, ma al momento dell’esecuzione, siamo noi a scegliere l’intensità di una nota. Senza i musicisti, uno spartito resterebbe muto per la stragrande maggioranza del pubblico.

- Nonostante il vostro contributo prezioso ancora oggi la figura del traduttore in Italia, non è  considerata come dovrebbe, quali sono i motivi secondo te di questa poca considerazione?
Il discorso è complesso, ma ci provo: in Italia si pubblica tanto, ma si legge molto poco. Alcuni editori devono puntare sul genere o sui titoli che vendono bene in quel momento, come i gialli scandinavi negli ultimi anni. In questi casi non c’è interesse a sviluppare un rapporto duraturo con il traduttore, a cui ci si rivolge come se fosse una macchina che deve tradurre tot numero di pagine. Per fortuna, devo dire, non tutti gli editori ragionano così. Con internet e il computer, poi, tanti credono che tradurre sia diventato un gioco. Sicuramente la parte “tecnica” si è notevolmente semplificata, ma i tempi di una buona traduzione sono sempre quelli di un tempo.

- Com’è il panorama della traduzione letteraria in Svezia?
In Svezia si traduce meno dall’inglese, perché tantissime persone leggono direttamente in lingua originale. Inoltre negli ultimi anni, con l’esplosione del “giallo svedese”, è calato anche il numero di autori tradotti. I traduttori svedesi sono pagati meglio, ma hanno una quota di mercato inferiore. In generale mi sembra anche che la loro preparazione accademica sia più specifica, ma esistono casi molto diversi fra loro. Un mio amico traduce romanzi dal turco allo svedese, eppure è laureato in economia.

- Tu vivi da anni a Stoccolma, come si percepisce la vita culturale in Italia da li’?
Un po’ come si percepisce tutta l’Italia, un paese con picchi d’eccellenza, ma incapace di fare gioco di squadra. Siamo “italiani” solo nello sport, ma raramente nella cultura. In Svezia sento parlare di “cinema francese” o “letteratura nordamericana”. Quando si parla di Italia, compaiono solo singole personalità.

- Cosa consiglieresti ad un giovane che si avvicina al mondo della traduzione?
Disciplina e passione. Disciplina perché la traduzione è un mestiere che non si impara semplicemente con dei corsi universitari, per quanto fondamentali. Richiede una dedizione che va oltre il titolo di studio. E serve una passione autentica per la letteratura e la cultura a cui ci si vuole dedicare.

 f.parente@araldodellospettacolo.it

2 Comments

  1. enrico

    1 settembre 2015 at 08:46

    Buongiorno, ho cominciato a leggere “Musica dalla spiaggioa del paradiso”. I miei complimenti per l’ottima traduzione però ho trovato un piccolo errore tecnico.
    Lei parla di alimentazione a “gasolio” di alcune apparecchiature a bordo delle roulotte quando invece si tratta di gas di petrolio liquefatto, normalmente chiamato GPL.
    La differenza è notevole perché il “gasolio” è un idrocarburo derivato dal petrolio, è allo stato liquido e si utilizza in questa forma fisica ( il carburante delle nostre macchine diesel, per intenderci) mentre il GPL è pure un derivato del petrolio ma prevalentemente in forma gassosa (praticamente è spesso contenuto in bombole portatili di varia capacità e che possiamo trovare facilmente nelle nostre case dove non arriva il gas di rete). Ciò stante, quello presente sulle roulotte per la loro autonomia di funzionamento è GPL e non gasolio.
    Buon lavoro

    • Flavia Parente

      3 settembre 2015 at 16:03

      Gent.mo girero’ il suo commento al traduttore. Grazie per essere intervenuto.




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