L’AMORE CI SALVERA’ DALLA MERCIFICAZIONE DELLE NOSTRE VITE

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Intervista con Sabrina Paravicini poliedrica artista in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo

Oggi intervistiamo Sabrina Paravicini, volto noto delle fiction, oltre  regista, sceneggiatrice e scrittrice. Con il suo ultimo libro Supermarket Porno, Gremese Editore, Sabrina non ha avuto paura di sporcarsi le mani e scegliere di raccontare le ossessioni sessuali di questa società. Il suo romanzo ruota intorno alla figura di Zeno, psichiatra, con un passato di autistico, che cura uomini e donne malati di  sesso. Zeno racconta, come in un girone infernale, l’orrore in cui si calano i suoi pazienti. Lo stesso Zeno, asessuale ed incapace di relazioni affettive affronta nel romanzo un percorso difficile per ritrovare il rapporto con sua madre.

Ciao Sabrina, sei al tuo quinto romanzo, ci racconti da dove nasce l’esigenza di scrivere?
-Scrivo da sempre, da quando avevo 16 anni, folgorata dalle opere di Pirandello, da un ottimo insegnante di Italiano che mi ha fatto leggere più di quanto ci fosse nel programma scolastico, mi regalava libri, invitandomi alla scrittura. Il tema della maschera delle relazioni umane è sempre stato protagonista di quello che ho scritto nelle diverse sue declinazioni e significato, la prima cosa che ho scritto è stata a 16 anni e mezzo una piece teatrale mai andata in scena, ma provata per mesi. Il primo romanzo a 25 anni pubblicato da Zelig Baldini &Castoldi. Fino a qui. Supermarket porno. Qualcosa che segna per me una ripartenza, una strada di coraggio e di libertà.

Quali sono gli scrittori del passato e contemporanei che ami?
-Come ho detto Pirandello, Svevo, D’annunzio. Shakespeare, Sandor Marai, il Singer della Famiglia Karnowski, John Williams tutti i romanzi, Murakami, Tanizaki e Mishima. Eta Hoffman, Joyce, Oscar Wilde. Impossibile citare tutti. Ho amato molto anche l’estetismo di Baricco, e poi amo Ammaniti, Aldo Nove, lo stile di Saviano in Gomorra. E il primo romanzo di Paolo Sorrentino
Hanno tutti ragione, lucidissimo, scritto benissimo.

Nel tuo ultimo libro Supermarket Porno uno dei temi trattati è la dipendenza dalla pornografia, che a tutti gli effetti si può considerare un’emergenza sociale, cosa ti ha portato a scrivere di questo argomento?
-C’è in molti tabù qualcosa che ci spaventa e ci attrae allo stesso tempo, volevo raccontare di questo, della sofferenza e della solitudine che diventa miseria umana, senza soluzione, senza appello. Il mio libro è l’antitesi dell’erotismo è qualcosa che riguarda tutti noi, il nostro passato, il nostro presente, come siamo diventati uomini e donne in base a quello che ci è accaduto nell’infanzia. Volevo far emergere la rabbia e la passione, la violenza della dipendenza dall’osceno come contrappeso all’amore, che qui non esiste nonostante sia gridato e ricercato da tutti i personaggi della storia. Zeno per primo: la sua prima frase è DI MIA MADRE NON PARLO, ma il suo percorso sarà una risposta a una lunga dichiarazione d’amore che gli brucia dentro e che non riesce a prendere forma.

E per te cos’è la pornografia?
-Tutto ciò che è privo d’amore, anche una madre che schiaffeggia il figlio, o lo umilia togliendogli l’autostima che sarà alla base della sua crescita personale. Pornografia è la guerra. Certe forme di comunicazione. E ovviamente il sesso mercificato.

credit photo Marco Capriotti

Fotografia di Marco Capriotti

I personaggi del libro usano il sesso per difendersi dai sentimenti. Secondo te cosa può salvare le persone da questo supermarket del sesso per riavvicinarle agli affetti?
-L’amore. L’amore ci salverà la vita. Bisogna ricordarselo e bisogna avere tanto coraggio per aprirsi all’amore. Ci sono persone che diventano vecchie senza avere mai provato veramente questo sentimento, sia per gli altri che per se stessi. E se si pensa a quanto la parola amore faccia parte del quotidiano pensare che fondamentalmente sono pochissime le persone che ne
vengono davvero toccate è di fatto molto triste. Nel mio romanzo c’è l’amarezza di questa consapevolezza ma anche la speranza che tutto possa cambiare.

Il protagonista Zeno, ha una sindrome autistica severa ma non grave, non è in grado di avere relazioni ed è un genio della psichiatria, incarnando queste contraddizioni è lo specchio dell’uomo contemporaneo?
Forse sì, ovviamente Zeno è un personaggio estremizzato ed enfatizzato. Ma io pure mi sento in parte Zeno, Zeno è il nostro collega che non si apre più per una delusione d’amore o la nostra vicina di casa che non ha avuto gli strumenti per crescere e diventare una donna e si sottrae al mondo. Zeno sono tutte le persone che hanno aree di eccellenza sul lavoro e dentro casa non sanno esprimere i propri sentimenti. Quanto spreco di vita se ci si pensa bene.

Mi è piaciuto molto il tuo stile asciutto e crudo senza autocompiacimento, quali sono gli autori a cui ti sei ispirata?
Non ho avuto ispirazioni particolari, ma posso dire che mentre finivo la stesura del romanzo (dopo due anni tra studio e riscritture) stavo rileggendo Open e Il bar delle grandi speranze di Moringer e La famiglia Karnowsky di Singer. Credo di avere assorbito la lucidità con cui sono state scritte queste due opere. Quindi ho sottratto, sono andata in riduzione, ho cercato di arrivare all’essenziale. A modo mio.

Tu sei attrice, regista , sceneggiatrice, scrittrice come riesci a conciliare tutte questa attività?
Difficile, ma non impossibile, la contaminazione fino ad ora ha portato cose buone, ispirazione. Per ora vado avanti così. Con un po’ di fatica.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Un nuovo film, già scritto. The american guest, la storia di una star americana alle prese con una famiglia italiana tutta al femminile molto particolare, ambientata sul lago di Como, vicino alla villa di George Clooney. Ora bisogna trovare la star americana e un produttore che abbia voglia di fare un film ad ampio respiro. E il seguito di questo romanzo. Forse Zeno scomparirà misteriosamente. Ci sto pensando.

f.parente@araldodellospettacolo.it




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