IL TRADUTTORE COME UN FILTRO CHE CAMBIA COSTANTEMENTE LA SUA TRAMA

s200_delfina.sessa

Intervista alla traduttrice Delfina Sessa

Abbiamo incontrato Delfina Sessa, insegnate e traduttrice. Delfina per caso ha incontrato la lingua finlandese nel suo percorso di vita e successivamente grazie ad una borsa di studio in Finlandia ha fatto della sua passione per questa lingua un lavoro.Ha tradotto Scompartimento n.6 di Rosa Liksom finalista al Premio Strega Europeo.

Buongiorno Delfina, grazie per aver accettato la nostra intervista. Lei traduce dal finlandese è una lingua ugrofinnica molto distante dall’italiano, come è nato l’amore per questo idioma ?

Per caso. All’università oltre all’inglese e al francese avevo pensato di studiare il tedesco. Poi ho deciso di cambiare, allontanandomi dalle lingue germaniche. L’ultimo giorno utile per cambiare ho incontrato due ragazze in treno che viaggiavano con Interrail e parlavano un bizzarro idioma. Ho chiesto loro quale fosse, e appena arrivata all’università ho chiesto al guardiano se esistesse un dipartimento di finlandese. Quando mi ha detto che era al terzo piano, pensavo che avesse capito male. All’epoca – gli anni Ottanta – non si sapeva nulla della Finlandia. Invece ho trovato il dipartimento: c’erano tre insegnanti e tre studenti. Io diventai la quarta. Allora l’ho fatto disinteressatamente, non ho mai pensato di poter utilizzare quella lingua insolita nella vita lavorativa.

- E poi che è successo?

Dopo la laurea, ho fatto altro. Solo in capo a qualche anno sono riuscita ad ottenere una borsa di studio in Finlandia, per futuri insegnanti di lingue. Mi accorsi che tra i criteri di precedenza assoluta c’era la presenza, nel curriculum di studi, di una delle lingue meno parlate in Europa e la scelta, come destinazione, del paese dove si parlava la lingua in questione. Avevo già richiesto la borsa senza successo, ma quella volta fui la prima ad essere scelta: nessun altro italiano rientrava tra quei criteri. Dopo quell’esperienza mi sono trasferita lì e dedicata alla lingua, lavorando come insegnante e traduttore.

- Ci racconta qual’è stato il Suo percorso di studi e di vita che la ha portato a diventare traduttore?

Avevo richiesto per anni uno stage al Parlamento europeo, e mi avevano sempre cortesemente risposto di essere ”awfully sorry” , ma le lingue che praticavo non interessavano il PE. L’ultima domanda prima di oltrepassare il limite di età, però, andò bene: la Finlandia era entrata nell’Unione europea, e il finlandese era diventato interessante. All’epoca ricordo che trascorsi un fine settimana (notte compresa) a familiarizzarmi con il software del PE, per non rivelare che non mi ci raccapezzavo e che avevo una paura matta di fare brutta figura. Fortuna volle che la prima traduzione che mi affidarono fosse dall’inglese, che allora conoscevo meglio, e mi fecero i complimenti. Ero al settimo cielo. A Strasburgo il Capo dei servizi di Traduzione del PE mi chiese, in via eccezionale, di restare ad aiutarli per alcuni giorni durante la seduta, perché mancava un traduttore. Io ero da un’amica polacca, che acconsentì ad ospitarmi per una settimana, e restai. Fu un’iniezione di fiducia e ho imparato tanto. Da allora ho cominciato a lavorare come traduttore.

Con la letteratura ho iniziato dopo, quando insegnavo italiano a Turku. Si era aperta una nuova linea di specializzazione in traduzione, e mi furono affidati vari corsi. Si fidavano di me. Dovevo assolutamente prepararmi alle varie sfide, e così, sforzandomi di essere in qualche modo all’altezza, mi dedicai alla traduzione a tutto tondo e mi trovai anche alle prese con la traduzione letteraria.

- Quali sono le difficoltà maggiori che s‘incontrano traducendo dal finaldese all’ italiano?

Capire e riprodurre lo stile dell’originale.Dal punto di vista strettamente linguistico, la struttura delle due lingue è diversa, cosicché si incontrano problemi con l’uso dei pronomi, il movimento sintattico, la valenza di alcuni costrutti e l’aggiunta di suffissi dove si sovrappongono diversi strati semantici; inoltre, l’aspetto pragmatico della lingua, l’uso di talune espressioni in determinate circostanze, affatto diverso rispetto alla nostra lingua.

- C’è un autore che è stato particolarmente difficile da tradurre?

La lingua usata da Rosa Liksom nelle sue opere, novelle e romanzi, è estremamente varia, si passa dalla descrizione laconica al dialetto lappone, dal linguaggio sboccato a una prosa densa e poetica ma inusitata e originale nella scelta del linguaggio e dei registri. Molto complessa.Tradurre narrativa per bambini e ragazzi pone altri problemi: ho tradotto un libro illustrato di Tato e Pato (“Macchine pazze”), riproducendo rime e inventando parole nuove e divertenti e riferimenti umoristici, tenendo conto delle illustrazioni; poi un libro per ragazzi su una famiglia di ladri che utilizzavano termini peculiari, e la vicenda di un pellicano, dove alle riflessioni profonde e poetiche si alternavano passi con quel tocco di comica semplicità che solo i bambini sanno dare. Diciamo che tutto è difficile inizialmente, ogni genere e stile presenta le sue difficoltà.

- Qual’ è il Suo metodo di lavoro quando inizia a tradurre?

Anche se ho già letto il libro, rileggo alcuni capitoli alla volta prima di tradurli. Così il lavoro procede con maggiore rapidità. Il primo capitolo è sempre, per intuibili ragioni, quello che devo rimaneggiare di più una volta terminata la prima stesura. Richiede maggiore labor limae e una visione a posteriori, un cammino a ritroso. D’altra parte per “entrare” nel libro devo buttarmi a capofitto, senza esitare al primo capitolo. Perciò odio quando un editore mi chiede di tradurre il primo capitolo.

- Solitamente entra in contatto con l’autore che traduce?

Spesso. Però qualche volta i tempi di consegna sono talmente stringenti che non ci riesco.

- Che doti deve avere deve avere il traduttore?

Le doti basilari: conoscere ottimamente la lingua e la cultura del testo di arrivo e anche la propria lingua, perché la traduzione è riscrittura. Per il resto, sta al traduttore. Non me la sento di elencare le doti di un buon traduttore. Ciascuno vi trasmette qualcosa di sé, del suo vissuto e delle sue conoscenze a livello profondo. Oggi lo definiscono un “comunicatore” o un “mediatore”, anche se io direi, forse più semplicemente, che è un filtro capace di cambiare  costantemente la sua trama. Ciascuno di noi è alla ricerca di nuovi spunti per migliorare ed evolversi, o semplicemente essere se stesso, e ognuno li trova in modo diverso.

- Ci puo’ raccontare qualche aneddoto che ti è capitato durante la tua “vita da traduttore”?

Sono tutti, ahimé, negativi. Una volta ho tradotto un libro illustrato che non è stato mai pubblicato e, nonostante le mie sollecitazioni, non mi è stato mai pagato (cifra irrisoria, ma a maggior ragione). Qualche editore che ha apportato correzioni senza informarmi: alcune accettabili, altre hanno distorto completamente lo stile. E così via. Però due volte ho proposto io un volume, che i rispettivi editori hanno accettato di pubblicare basandosi sul mio giudizio.

- Il traduttore? Una sorta di babysitter. Già, immaginate uno scrittore, gelosissimo del suo libro.Nel momento in cui il suo testo dev’esser tradotto in un’altra lingua deve affidarlo a un traduttore, con il timore che lo snaturi, che lo spinga troppo lontano.Proprio come una mamma che affida il suo bambino alla baby sitter” . Che ne pensa di questa definizione data da Yasmina Melaouah ? (traduttrice di Pennac n.d.r.) e Lei ha una. definizione del “traduttore”?

Mi ha divertito molto quando dice la traduttrice di Pennac. Ha tutto il mio sostegno. Per fortuna con il finlandese difficilmente si corre il rischio di avere autori troppo invadenti. D’altra parte i finlandesi nutrono grande rispetto per i traduttori, non sono mai così gelosi (finora!). Una volta, però, ho discusso di un concetto con un’autrice, che mi ha fatto gentilmente capire che avrebbe preferito che utilizzassi meno vocaboli per tradurre la proposizione in questione (in italiano risultava un po’ più lunga). Alla fine ho ignorato il suo desiderio, non era attuabile.

- Nonostante il vostro contributo prezioso ancora oggi la figura del traduttore in Italia, non è considerata come dovrebbe, quali sono i motivi secondo Lei di questa poca considerazione?

Non saprei indicare l’origine di questo fenomeno, ma è vero. Una  giornalista straniera ha notato che, in occasione della consegna del Premio Strega Europa, non si è fatta alcuna menzione dei traduttori, mentre gli interpreti sono stati ringraziati. Io ci sono talmente avvezza che non l’avevo notato. (Tra l’altro io spesso faccio da interprete all’autore/autrice che ho tradotto, e gli italiani vanno in crisi perché non sanno come considerarmi. In Finlandia è ritenuto normale, perché chi ha tradotto conosce meglio il testo di cui si parla.)

In Italia molti traduttori tecnici e non, specialmente i freelancer, svolgono un doppio lavoro, di solito impiegatizio (se non dispongono di vincite al lotto, eredità o marito ricco). Le condizioni di lavoro, infatti, non consentono, se non raramente, guadagni sufficienti né condizioni accettabili.

A mio parere, mancano 1) disposizioni normative e fiscali che tutelino i traduttori e snelliscano la burocrazia, 2) attività di promozione e 3) un’associazione professionale che si occupi tanto dell’aggiornamento quanto delle condizioni contrattuali e di lavoro della categoria e che rappresenti un interlocutore unico e valido con le istituzioni statali e private. In Finlandia i traduttori sono tutelati da un’associazione che organizza incontri formali e informali, aggiornamenti, tesse una rete con i traduttori stranieri, tutela i suoi membri. Peccato che l’internazionalizzazione stia sgretolando il sistema di tutela anche lì. Pensa che l’anno scorso i traduttori freelance di film e video hanno attuato una protesta, tutti uniti, e hanno ottenuto alcune cose.

- Com’è invece la situazione in Finlandia?

In Finlandia esiste un esame di stato per diventare traduttore giurato, cosicché scompaiono le costose marche da bollo e le spedizioni a fare code in uffici di Tribunali oberati e si valorizza la competenza dei traduttori. Ai traduttori letterari, come agli scrittori e agli altri lavoratori “intellettuali”, sono offerte borse di studio per realizzare un sogno, attuare un progetto.Senza contare il problema più significativo, cioè quello fiscale. Nei paesi scandinavi il lavoro “freelance” comporta l’accesso ai contributi pensionistici, che si accumulano in base al guadagno; la trattenuta fissa non esiste, c’è una percentuale  basata sul reddito. Con il risultato che in ambito intellettuale non esiste il lavoro nero. I freelancer sono spesso dediti alle diverse attività che amano: esistono musicisti-traduttori, insegnanti-guide turistiche, giornalisti-psicologi ospedalieri eccetera. Per aprire e gestire la partita IVA professionale (non si deve necessariamente appartenere a una categoria, si possono svolgere i lavori per i quali si è qualificati) non c’è bisogno di alcun fiscalista, le spese sono minime. In entrambi i casi (freelancer o lavoratore autonomo con partita IVA) si ha diritto al sussidio statale durante la maternità, la malattia eccetera. E si ha diritto alle vacanze. Basta nascere in Scandinavia (o in Germania).

- Benedetto Croce diceva che.di traduzioni ce ne sono di due tipi: quelle brutte e fedeli e quelle belle e infedeli. Che ne pensa di quest’affermazione?

Una problematica i cui termini sono cambiati, ma sempre attuale. Il dualismo è ora una polarità: oggi si tende a privilegiare l’aspetto di “negoziazione” insito nella pratica del tradurre. Un giusto mezzo tra fedeltà e appropriatezza o accettabilità (= la moderna bellezza) che varia caso per caso. Quando insegnavo traduzione solevo dire che non esiste “la” traduzione, quella perfetta e indiscutibilmente ultima. La traduzione è l’interpretazione fornita da un particolare traduttore, ed è legata al momento storico e culturale e alle condizioni in cui viene realizzata, allo scopo sotteso alla scelta di quel peculiare testo, al suo destinatario. Il traduttore trasfonde in essa la sua cultura e la sua esperienza, e si pone a suo modo nei confronti dei canoni e dei condizionamenti culturali ed editoriali che lo circondano.

Pochi mesi fa ho letto su un quotidiano un articolo di un noto studioso e traduttore, il quale sosteneva, in difesa di una maggiore fedeltà, che oggi i traduttori italiani infarciscono le loro traduzioni di troppi modi di dire (non ricordo le sue parole, ma il senso era questo). Mi ha fatto riflettere. Un linguaggio più semplice, leggero e scorrevole aumenta il numero dei lettori, ma può non corrispondere all’originale. Forse l’ansia per il successo, o meglio la diffusione, del libro e le pressioni commerciali influenzano subdolamente e inconsciamente i traduttori? Forse oggi può accadere di penalizzare la portata di novità letteraria e linguistica di un’opera, appiattendola, pur conservando la sostanza del suo messaggio. Magari si punta a riprodurre la scrittura tipica di un filone nazionale di successo, a raggiungere taluni lettori. O forse la novità letteraria non è ritenuta accettabile se proviene dall’estero, a meno che non si tratti di un classico.E non è, per grandi linee, la vecchia questione della fedeltà, vista in chiave moderna, complicata dalla complessità dei tempi?

 

-Lei ha tradotto “Scompartimento n. 6″ di Rosa Liksom,Iperborea, finalista al Premio Strega Europeo 2014 , ci racconta di questa traduzione?

È l’autrice con la quale ho cominciato a tradurre opere letterarie. Insegnavo in un paesino sperduto, e riempivo le lunghe ore di solitudine a casa con le novelle della Liksom. Che nessun editore italiano aveva voluto pubblicare, finché un piccolissimo editore finlandese, fondato da due eccelsi traduttori (le versioni finlandesi di opere di Dacia Maraini, Baricco, Erri De Luca, Gramsci si devono a loro), ha creduto in me. Dopo oltre dieci anni la Liksom, che adoro ricambiata, ha vinto il prestigioso Premio Finlandia, con il romanzo Scompartimento n.6. Improvvisamente mi sono trovata a tradurlo, a scrivere la postfazione. La candidatura al Premio Strega Europa ha destato grande interesse, i giornalisti hanno scritto articoli su Rosa e sulla letteratura finlandese.

La traduzione in sé era complessa: molti termini difficili, espressioni originali, un uso insolito della sintassi e degli accostamenti  lessicali, grande varietà lessicale, sintattica, di registri. In più, un mondo a me ignoto, l’Unione Sovietica, i termini russi, i modi di dire russi, anche d’antan. Ho chiesto aiuto all’autrice varie volte,lei è sempre stata gentilissima, celere e affettuosa. Ho un po’ imparato l’alfabeto russo e la sua trascrizione, mi sono aiutata con Internet; cercavo i termini nella trascrizione finlandese o inglese, poi la loro versione originale in cirillico e da lì mi derivavo la trascrizione ISO. Veramente interessante, ho imparato qualcosa che va anche oltre il mio ambito. Spero di non dimenticarlo tanto presto …

-Che consigli si sente di dare ad un giovane che si avvicina al mondo della traduzione?

Oggi è difficile dare consigli ai giovani. La realtà dell’occupazione diventa sempre più satura e spietata, le condizioni di lavoro si deteriorano a vista d’occhio. Direi che vivere per un periodo nel paese di cui si studia la lingua e la cultura sia importante, e oggi, grazie ai programmi di scambio, è possibile farlo sin da quando si studia. E che qualsiasi cosa torna utile, se letta, studiata o vissuta con passione, così come tutte le esperienze di lavoro, anche le meno gratificanti, insegnano qualcosa.

Infine, come dico ai miei studenti, vorrei due cose: che non si arrendano mai e che preservino l’entusiasmo e l’interesse che leggo sui loro volti e colgo nei loro sguardi limpidi quando me li trovo davanti, vivaci, fin troppo irrequieti, sempre assetati e affamati, un po’ ribelli, ma intelligenti e pronti, ogni volta, ad accogliere la sfida della lezione.

f.parente@araldodellospettacolo.it




Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>