Il Pop-Rock da leggere e rileggere

Presentazione Dizionario Pop-Rock

Il Pop-Rock da leggere e rileggere 

Arriva il dizionario musicale
con la prefazione di Carlo Verdone

Presentazione Dizionario Pop-RockPubblicato da Zanichelli, il Dizionario del Pop-Rock, “nel senso più ampio e impreciso possibile” come si legge nell’introduzione, illustra criticamente la carriera e la produzione degli artisti in attività a partire dagli anni Cinquanta, arrivando fino ai giorni nostri. Dunque dagli Abba fino agli ZZ Top, per un totale di 2.130 artisti e oltre 31.000 album recensiti.

 

 

Numeri impressionanti che purtroppo, per ammissione degli stessi autori, sarebbero dovuti essere ancora più grandi, visto che, per motivi di spazio e di tempo, si è presa in esame soprattutto la musica anglofona e italiana, con qualche incursione pirata in altre aree geografiche. 
Nell’era in cui il computer, con la complicità di Internet, sembra aver privato l’uomo di quel piacere nello sfogliare e consultare impolverate enciclopedie e pesanti tomi – spariti dagli scaffali delle nostre biblioteche o sfruttati principalmente per abbellirle durante cene e feste – sembra coraggiosa la scelta di Enzo Gentile e Alberto Tonti: realizzare un’opera enciclopedica che provi a raccontare nelle sue 1.896 pagine non solo la vita degli artisti che hanno animato il panorama nazionale e internazionale, ma anche la loro produzione discografica, dando un voto a ciascun disco registrato. 

Come si legge nell’introduzione, scritta a due mani dagli autori, “non ci premeva riproporre e tentare di migliorare, perfezionare una delle tante opere enciclopediche riguardanti il Pop e il Rock: proprio perché siamo prima di tutto utenti e consumatori, abbiamo optato per un’opera che, piuttosto delle giuste ma risapute e diffuse annotazioni biografiche di questo o di quello, sapesse affrontare la materia in maniera critica, analizzando la carriera e dunque la produzione artistica di cantanti e gruppi disseminati in sessant’anni di storia della musica”.
A scrivere la prefazione è stato l’attore romano Carlo Verdone, che da sempre non nasconde la sua passione sconfinata per la musica, come lui stesso ha ribadito durante la presentazione del volume alla libreria Notebook dell’Auditorium Parco della Musica a Roma. Un fan non tanto della musica di oggi, quanto di quella degli anni Cinquanta e Sessanta, il periodo più prolifico “perché c’erano gli ideali e la carica esplosiva, la voglia di rivoluzione che, necessariamente, passava attraverso le corde e la voce degli artisti”. Perciò non nominategli il fenomeno di Lady Gaga: “Per me non è musica, è intrattenimento. Non è una rockstar, ma una celebrità. Il che è molto diverso”, ha specificato Verdone.
E per primo ha chiarito quanto importante sia l’opera di Gentile e Tonti non solo perché “è la prima a dare un ordine concreto a un mare magnum indefinito, ma perché continua a dare risalto al supporto cartaceo che, unito ai nomi dei curatori, ne dà autorevolezza”. E poi, con una battuta: “Ma quanto sarebbe brutta una libreria di soli cd e dvd? Pur sforzandomi, non la riesco nemmeno a immaginare”.
Eppure la scelta di allegare un cd al Dizionario è stata fatta da Gentile e Tonti, con l’obiettivo preciso di creare un prodotto che rappresentasse un legame diretto con la contemporaneità e che potesse coinvolgere anche i giovani. Ma non solo. Perché nelle loro ambizioni c’è il progetto di creare un’opera viva, costantemente aggiornata e che possa un domani abbracciare tutto il mondo, inteso geograficamente, della musica pop e rock.

Enzo Gentile, nell’opera monumentale che ha scritto, ha preso in considerazione solo la produzione musicale anglofona e italiana?

Siamo stati costretti per motivi di spazio. Comunque abbiamo selezionato alcune realtà, alcune eccellenze come di Brasile e Francia per dire: “Non ci siamo dimenticati”. Nello scegliere gli artisti alla base c’è stato un ragionamento sugli influssi di quelle musiche nel mercato italiano.

Pensate quindi ad un possibile ampliamento?

Al momento, nel dizionario, abbiamo riportato un centinaio di artisti brasiliani e costituiscono una minima parte della produzione di quel Paese. Lo stesso accade per l’India: la musica indiana è un universo di cui arrivano in Italia poche gocce. Sarebbe doveroso individuarle e segnalarle. Quindi, nel prossimo futuro, cercheremo di ampliare il dizionario, arrivando a toccare quelle latitudini in cui per motivi di spazio non siamo potuti addentrarci.

Qual è il genere di musica che preferisce?
Amo la musica pura come il Blues. Quasi tutto quello che emerge nel tempo parte da questo genere musicale o dal Gospel. Si riconoscono nel DNA di molti artisti le radici che affondano a 60, 70, 80 anni fa. Si ritrova così nel tempo quel tipo di eco, una sorta di “peccato originale”.

Nella scelta degli artisti da inserire nel dizionario sono assenti i prodotti dei talent show come Amici o X-Factor. A cosa si deve una tale scelta?

Abbiamo privilegiato solo la musica che per noi conta. Attendiamo che cresca quella dei talent show, che sembra evaporare per ragione dei tempi. Purtroppo adesso sfugge la categoria dei talent che giocano sull’imitazione: sono infatti artisti che cantano altri artisti e brani di altri. Dunque hanno un valore più basso di chi componeva canzonette leggere, balneari, degli anni Sessanta e Settanta. Che, per inciso, abbiamo deciso di includere nella nostra opera.

Chi è oggi la rockstar?

Nel tempo non muta radicalmente la figura del cantante come rockstar e agitatore di masse. È chiaro che un eroe come Mick Jagger o Roger Daltrey non nascono spesso. Però Bono degli U2, di una generazione successiva, o Michael Stipe riescono a rivestire lo stesso ruolo, mantenendo una centralità.

E in Italia?
Qui la storia è diversa. Vasco Rossi, per esempio, non ha quella fascinazione, quel potere dei suoi colleghi stranieri. Però ha carisma che sul pubblico fa comunque leva. Lo stesso si potrebbe dire per Pelù e i Litfiba. Certo, la figura del rocker esiste anche in Italia, ma con le dovute differenze.

 

Federico Maselli
f.maselli@araldodellospettacolo.it

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