IL MIO ROMANZO È IL RINGRAZIAMENTO ALLA DONNA CHE MI HA CRESCIUTA

 Intervista ad Elena Mearini scrittrice e poetessa

Abbiamo incontrato Elena Mearini scrittrice e poetessa in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo A testa in giu’, Morellini Editore.  Questo romanzo intenso e struggente narra dell’incontro fra due anime, due generazioni lontane che si accolgono a vicenda : Gioele un ragazzo con un disagio mentale e Maria un’anziana donna che sembra non avere nessun tipo di legame con il giovane..Gioele  investe con l’auto  Maria che passeggia in bicicletta. Quello che inizialmente è il viaggio verso il pronto soccorso diventa un viaggio nei ricordi in cui la voce di Maria racconta la sua vita e che porterà Gioele a capire  un’ insospettabile verità .Ma sentiamo direttamente dalla parole di Elena Mearini come nasce questo romanzo.

Ciao Elena parlaci del tuo romanzo “A testa in giu’” in cui due voci apparentemente lontanissime si intrecciano e raccontano ognuna la propria storia

“ A testa in giù” è la storia di un viaggio di rivelazione e riconoscimento, dove Gioele, ragazzino considerato “ diverso, disagiato” emarginato dalla società perché difficilmente incasellabile nella supposta categoria dei “ normali”, si scopre invece riconosciuto e apprezzato da Maria, un’anziana signora che delle categorie se ne infischia, privilegiando l’unicità di un incontro tra due anime differenti per età ma incredibilmente affini per sensibilità ed intenti. Entrambi desiderosi di ascolto e sguardo, entrambi segnati da amori negati, entrambi incuriositi da “ quel bello che deve pur stare da qualche parte”, il bello dell’esserci nel mondo per quello che si è. Quel bello che insieme riusciranno finalmente a individuare e conquistare.

Scrivere della storia di tua nonna è stato più difficile o più facile rispetto ad una storia in cui hai più distacco emotivo?

Sì, in effetti la Maria del romanzo è proprio quella nonna che mi ha cresciuta nel segno di un amore autentico e raro. Parlo di quel tipo d’amore forte, consapevole, che si mostra sempre e comunque, nei suoi pregi e nelle sue debolezze, senza paura di essere interamente e stare completamente. Scrivere la sua storia è stato un po’ come mettere su carta quel lungo e articolato Grazie che le dovevo, un gesto naturale che non mi è costato sforzo ma impegno. L’impegno di chi si assume la responsabilità della gratitudine.

In questo romanzo due generazioni si ritrovano in un mondo dove invece il conflitto generazionale è sempre piu’ forte:

Credo che l’ostacolo più grande sia sempre sapersi vedere e riconoscere come persone uniche, al di là delle generalizzazioni impartite o suggerite dall’epoca che ci forma. Età, abitudini, convinzioni, non dovrebbero mai prendere il sopravvento su ciò che accade qui e ora davanti al nostro sguardo. Spesso, i bisogni profondi di un ottantenne non sono poi così lontani da quelli di un sedicenne. L’urgenza di essere amati accumuna tutti, nessuno escluso.

Parlare del disagio psichico in un romanzo non è mai semplice, come ti sei preparata a questo?

E’ qualcosa che conosco molto bene, per averlo a mio modo vissuto. Quel sentirsi gobbi tra schiene apparentemente dritte, quel camminare a testa in giù e avere la terra per orizzonte, quando tutti sembrano indicare il cielo dritto  davanti a sé.  Si scrive di ciò che meglio si conosce, altrimenti la parola, se usata a sproposito, potrebbe offendersi.

20532_1228104235946_2001111_nQual è il messaggio che speri che arrivi ai tuoi lettori con questo romanzo?

Che ci sarà sempre qualcuno, lungo la strada, disposto ad accoglierci e a riconoscerci esattamente per ciò che siamo. Magari l’anima più insospettabile, colei o colui a cui mai avremmo pensato. Quindi, mai rassegnarsi al non essere. Dobbiamo essere con convinzione, perché qualcuno attende proprio noi.

 A proposito di lettori quale potrebbe essere il tuo lettore ideale?

Nei miei romanzi tratto tematiche sociali, cerco di raccontare ciò che la realtà in cui vivo mi suggerisce, a volte nel sussurro, altre volte nel grido. Certamente, chi mi legge deve aver voglia di Ascoltare.

Dal tuo romanzo si sente una grande passione per la parola scritta, quando e come è nato l’amore per la letteratura?

E’ una passione che mi accompagna da sempre, ricordo con piacere quelle interminabili giornate d’estate passate a  far girare l’infanzia e l’adolescenza sulla pista di una storia, tra curve, salite e discese di trame e personaggi.  La letteratura è stata e continua ad essere una compagna leale, spietata se necessario, amorevole sempre.

C’è un romanzo che avresti voluto aver scritto tu?

Ci sono capolavori che considero romanzi- guida, scritti illuminati che agiscono un po’ come dei fari per i naviganti. Non vorrei averli scritti perché sarebbe un po’ come voler essere un’altra persona, rinnegando la propria natura. Mi limito invece a rispettarli facendoli vivere in me, rendendoli parte di me. Per citarne alcuni, Lo Straniero di Camus, Una solitudine troppo rumorosa di Hrabal, Cecità di Saramago, Se questo è un uomo di P.Levi.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Sto terminando Ricostruzioni, di J.Hart, dopo aver riletto il suo romanzo di maggiore successo Il danno. Di lei, apprezzo certe “ spietatezze letterarie” che gettano luce su verità troppo spesso ignorate perché scomode da considerare e ingombranti da gestire.

Ci parli dei tuoi progetti futuri?

Altri due romanzi in cantiere e un progetto sulla poesia pensato insieme a Elisabetta Bucciarelli, con l’intento di portare la parola poetica il più vicino possibile alla gente. Ne abbiamo tutti un gran bisogno, almeno così mi piace credere.

 Grazie Elena, per averci raccontato il tuo romanzo e alla prossima.

Il blog di Elena Mearini http://elenamearini.blogspot.it/

f.parente@araldodellospettacolo.it

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