HO INIZIATO A SCRIVERE E NON HO PIU’ SAPUTO SMETTERE

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Intervista a Gianluca Mercadante prolifico scrittore in occasione dell’uscita della ultima fatica letteraria

Avevamo già incontrato Gianluca Mercadante in occasione dell’uscita dell’antologia Liscio Assassino.Oggi ci racconta il suo ultimo romanzo Casinò Hormonal Lite Editions.Mercadante si inoltra con ironia e leggerezza nel mondo del cinema porno, protagonista del romanzo un pornoattore in crisi lavorativa e sentimentale per  un improvviso calo di virilità indispensabile requisito per poter lavorare. Un libro che dopo aver avuto grande successo in versione ebook ora viene riproposto in versione cartacea. Mercadante ci racconta attraverso la nostra intervista il suo romanzo.

Ciao Gianluca, iniziamo subito parlando del tuo ultimo romanzo uscito in questi giorni “Casinò Hormonal”. Il romanzo ha per protagonista una star dei film porno, come mai la scelta di questo mondo?

Tutto nasce circa due anni fa, quando vengo contattato dall’editore, il gruppo Lite Editions, all’epoca attivo soltanto nel mercato degli e-book. Sotto la cura di Lorenzo Mazzoni, un giornalista del “Fatto Quotidiano”, nasceva presso di loro la collana ATLANTIS, il cui scopo era proporre una serie di storie erotiche ambientate in una città del mondo. Non c’erano limiti, non si parlava di capitali europee, o di piccoli centri, la scelta poteva cadere su qualsiasi città. E la mia, anche per motivi di tempo, è caduta su Vercelli, città che conosco assai bene vivendoci da quando sono nato. Da qui, l’idea: mi sono tornati in mente una serie di articoli usciti anni prima sui giornali locali che parlavano di vercellesi dalla doppia vita. Di giorno onesti lavoratori, di notte disinibiti porno-attori, in opera nelle varie realtà che oggi possiamo riscontrare soprattutto in rete. Ecco dunque perché il mio protagonista avrebbe fatto l’attore porno. E volevo che fosse famoso per poterlo porre in netto contrasto con la realtà della piccola provincia in cui avrei raccontato la sua avventura. L’e-book ha spopolato in rete, ha raggiunto quote da record in termini di download, e si è perciò pensato di realizzarne ora, in forma cartacea, la versione integrale. Ma di spostare la vicenda altrove non ci è passato neppure per l’anticamera del cervello, sarebbe caduto il teorema del romanzo.

 

Nel romanzo parli dettagliatamente del dietro le quinte dei film hard, in che modo ti sei documentato?

Nell’unico modo possibile: andando di persona sui set. Nulla di strano, quando ci si deve documentare per scrivere un libro è normale eseguire sopralluoghi e scartabellare documenti. Io ho fatto altrettanto, scoprendo che il mondo dell’intrattenimento per soli adulti è pieno di figure altamente professionali e ciò che se ne può percepire dall’esterno non è che la parte più superficiale di un lavoro che nessuno farebbe, se solo potesse immaginare quant’è difficile e complesso farlo una volta vissuto dall’interno. Su questo aspetto ho creduto opportuno puntualizzare in diversi momenti del romanzo, perché mi rendo conto che l’argomento si presta alle facilonerie, se non al bigottismo, che sono a mio avviso pornografia intellettuale. E va combattuta con una sola arma: l’informazione.

 

Il sesso è sempre un argomento difficile da trattare nei libri, tu in quale modo ti sei rapportato ad esso?

Eliminando qualunque forma di pregiudizio dalla mia scrittura, come già avevo fatto nei racconti di “Cherosene” (Las Vegas Edizioni, 2010) e ancor di più nelle interviste a gente presa dalla strada che costituiscono la galleria di tipologie umane di “Noi aspettiamo fuori” (Edizioni Effedì, 2014). Se carichi di pregiudizio qualcosa che decidi di raccontare, finisci col raccontare te stesso e il tuo personale rapporto con ciò che stai raccontando. Non è mai stata questa la mia intenzione. Dunque non ho trovato affatto difficile parlare di sesso, anche perché a mio avviso il sesso è l’aspetto meno pregnante di “Casinò Hormonal”, che è soprattutto una storia d’amore e di amicizia. Sentimenti puri, che possono nascere, crescere e svilupparsi anche in contesti che di primo acchito appaiono squallidi e aridi

 

Nella voce narrante c’è qualcosa di te?

Ne dubito. Anch’io come i protagonisti di “Casinò Hormonal” ho scoperto la pornografia a tredici, quattordici anni – e l’ho utilizzata di conseguenza. Ma mentre loro diventano nel corso del tempo uno attore e l’altro regista, io faccio lo scrittore. A ben pensarci, con quello che si guadagna in Italia scrivendo libri avrei potuto seguire per primo le orme dei miei stessi personaggi. Il porno non conosce crisi – e chi ci lavora lo sa molto bene.

 

Nel tuo romanzo c’è una, nemmeno tanto velata, allusione alla noia che si respira in una città di provincia; come vivi tu questa realtà?

Adesso bene. Ho quasi quarant’anni e l’aria di provincia mi piace. Ho abitato nelle grandi città e non cambierei la tranquillità di Vercelli con niente al mondo, a meno che non si tratti di trasferirmi in un’altra piccola provincia. Ma quando hai l’età che hanno i due protagonisti all’inizio della storia, e vivi facendo quello che fanno loro, un ambiente dove tutti conoscono tutti non è il massimo della vita. Ti ci senti soffocare e se non hai la testa sulle spalle le tue ambizioni possono arrivare a ucciderti. Per fortuna, non è quanto accade loro. E neppure a me, se è per questo.

 

Hai scritto molti romanzi, partecipato ad antologie, sicuramente sei uno scrittore molto prolifico, da dove nasce l’esigenza di scrivere?

Bella domanda. Me lo chiedo anch’io, anzi: ho smesso di chiedermelo e mi sono fatto andar bene ciò che ne pensava Pasolini. Per lui scrivere era una pura modalità espressiva, senza un particolare senso. La si poteva caricare di significato, di contenuti, ma se tanto mi da tanto potrei dipingere, suonare o attaccare figurine ai muri con lo stesso scopo. Semplicemente, a me è andata così: ho iniziato a scrivere. E non ho più saputo smetterla.

 

Quali sono i tuoi modelli letterari?

Tutti i libri sono modelli letterari, scrivere è un mestiere artigianale e, come tutti i mestieri artigianali, si apprende rubandolo con gli occhi. Ogni nuovo libro è dunque una nuova occasione per imparare cose che prima non avresti saputo dire. E la lezione si considera conclusa nel momento in cui quelle cose le dirai in un altro modo ancora, in un modo che non ha mai detto nessuno. Se ce la fai, sei un buon artigiano. Se non ce la fai, puoi chiudere bottega, o copiare finché qualcuno non ti becca.

 

Uno scrittore del passato che vorresti incontrare?

Mi piacerebbe bere un caffè con Italo Calvino, trascorrere una serata alcolica con Charles Bukowski, fare una passeggiata a Little Italy con John Fante (in fondo, corrispondo da tempo col figlio Dan, ottimo scrittore a sua volta), arrivare al termine della notte con Céline e dare poi uno strappo a Kerouac, se lo trovo da quelle parti. Da nessuno mi aspetterei un complimento, con nessuno parlerei di scrittura, ma sarei curioso di capire se sono tutti d’accordo con un proverbio beduino che ho letto in un romanzo di Chatwin. Diceva: “La nostra agricoltura è il saccheggio”. Sono certo che uno scrittore faccia altrettanto. Saccheggia dalla vita e semina sulla pagina.

 

G.-MercadanteQuando hai capito che “da grande” avresti fatto lo scrittore?

Non sono mai diventato grande. Se mi fosse successa una disgrazia del genere, dovrei prendermi sul serio. E se mi prendessi sul serio vorrei essere stipendiato per scrivere e ricevere una giusta pensione una volta raggiunti i contributi necessari a pretenderla. L’Italia è il Paese sbagliato per diventare adulti.

 

I social network: utili o dannosi al “mestiere di scrivere” ?

Si scrive da soli. I social network possono tornare utili a promuovere ciò che si è fatto, ma di sicuro distraggono e creano dipendenza. Vanno usati con cautela e comunque suggerisco a chiunque ami scrivere di farlo su un pc isolato da rete. Altrimenti, mentre stai componendo una scena, potrebbe venirti voglia di vedere quanti “like” ha già raggiunto la descrizione del tuo pranzo di oggi – e questo ho i miei forti dubbi che faccia bene alla scrittura. Ce lo vedi un falegname che ogni due per tre va su Facebook? Io credo che finisca prima il suo lavoro e poi si dedichi agli svaghi. Così dovrebbe essere per uno scrittore.

 

C’è chi dice che le serie televisive siano i nuovi romanzi (frase che io non condivido) tu che ne pensi?

Nuovi romanzi no di certo, ma nuove forme di creatività senza dubbio, anche perché nascono dalla crisi del cinema, che ha portato molte figure professionali di quel settore a cimentarsi per forza di cose coi linguaggi televisivi, pena la disoccupazione. Ciò che ne è nato è davvero sorprendente. Il fatto che poi certa editoria ricerchi e commissioni prodotti letterari in grado di imitare il ritmo e il linguaggio delle attuali serie tv lo trovo francamente (e intellettualmente) abominevole, ma ne parlerò in maniera molto circostanziata in un saggio che uscirà a Maggio di quest’anno. Rimanderei per allora ulteriori ragguagli.

 

Il libro elettronico: salvezza o condanna dell’editoria?

Salvezza dei lettori. Si pubblicano 55.000 titoli all’anno, e parlo esclusivamente della grande editoria. Considerato che esistono gli editori indipendenti, il numero delle pubblicazioni, rispetto alla domanda, cresce in misura a dir poco demenziale. Come si può, con un’offerta così vasta ma pure così dozzinale, trovare qualcosa di nuovo, sta alla curiosità di chi legge, e in questo la rete offre svariate possibilità, tra forum e siti dedicati alla scrittura e alla lettura. Ciò detto, il problema della distribuzione è penalizzante per la maggior parte dei piccoli editori, di fatto gli unici a sdoganare sul mercato nomi nuovi, e di conseguenza il lettore può avere vita difficile nel tentativo di procurarsi in libreria quello che cerca. Con un click il mercato degli e-book va incontro proprio a quei lettori che non mettono più piede in una libreria per i motivi appena descritti, ma il motore fondamentale rimane la curiosità. Se manca quella, difficilmente si va verso il nuovo. E allora si rischia di dare ragione alla grande editoria, che lamenta una crisi profonda e vi risponde continuando a produrre, riciclati, gli stessi prodotti che quella crisi l’hanno generata.

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti letterari?

Un saggio dedicato alla lettura che uscirà per Las Vegas e un romanzetto per ragazzi che uscirà per l’estate in e-book, presso le edizioni Ottolibri. Tra una cosa e l’altra, inseguo sui palchi di mezza Italia la Banda Putiferio, formazione brianzola con cui ho curato per Zona Edizioni l’antologia “Liscio Assassino”, allegata al loro omonimo ultimo album. Un’avventura letterario-musicale che sta incontrando molti consensi e sembra destinata a svilupparsi ancora in altre forme.

Grazie Gianluca per le tue parole. A presto

f.parente@araldodellospettacolo.it

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