DELITTI ED ESOTERISMO NELLA TRIESTE ASBURGICA

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Intervista ad Alberto Custerlina vincitore del Premio Selezione Bancarella con il suo ultimo romanzo

Alberto Custerlina, triestino, ha esordito nel 2008 con il romanzo noir-pulp intitolato Balkan bang! (ed. PerdisaPop). Il suo secondo romanzo  Mano nera esce nel  2010 edito B.C.Dalai editore, come anche  Cul-de-sac pubblicato nel 2011.Il primo romanzo della trilogia storica  All’ Ombra dell’Impero intitolato Il segreto del Mandylion  è uscito a settembre 2013 per Baldini&Castoldi e ha vinto il Premio Selezione Bancarella 2014. Il segreto del Mandylion è ambientato  nella Trieste asburgica nel 1902 ed  inizia con un brutale omicidio  legato alla scomparsa di una misteriosa reliquia cristiana. Il commissario Adler e il suo amico Hagopian (custode della reliquia) indagano sul delitto e sugli accadimenti successivi.
Custerlina ha costruito una storia avvicente e avventurosa senza tralasciare la cura dei particolari, descrivendo personaggi e luoghi storici con grande precisione e scrupolosità senza scivolare in insidiosi  anacronismi e riallacciandosi al romanzo d’avventura di fine Ottocento. Abbiamo raggiunto Custerlina che ha risposto alla nostre domande sul libro.

Iniziamo parlando del tuo ultimo romanzo. La storia ruota intorno al mandylion misteriosa reliquia cristiana poco conosciuta. Come è nata l’idea di questa storia?

Volevo attingere a quella tradizione magico-esoterica legata alle reliquie cristiane, ma nel contempo desideravo evitare di utilizzare oggetti che ormai sono diventati talmente abusati da essere utili soltanto per fare battute di spirito. Durante le mie ricerche mi sono imbattuto nel Mandylion e nella sua tanto interessante quanto poco conosciuta vicenda, che attraversa i secoli tra Storia e Leggenda, così ho approfondito e ho deciso di utilizzarlo nella narrazione.Per chi volesse maggiori informazioni sul Mandylion, ecco qui un link al mio sito personale: http://custerlina.com/la-leggenda-del-mandylion/

All’ombra dell’Impero è il primo romanzo di una trilogia; ci racconti questo progetto?

Il segreto del Mandylion è in assoluto il primo romanzo che io ho scritto, ma all’epoca (inizio del 2005) non avevo né la tecnica, né la capacità per gestire un lavoro di questo tipo, così l’archiviai in attesa di momenti migliori.Passò il tempo e io feci molta esperienza, sia con le tecniche di scrittura che nella gestione di una grande mole di materiale narrativo, così nel 2012 riaprii il cassetto e ripresi in mano il romanzo. Riprogettai la trama e i personaggi, feci alcune considerazioni di carattere linguistico, organizzai il materiale accumulato durante una ricerca durata anni, scrissi le prime 50 pagine e presentai tutto alla casa editrice; piacque così tanto, che mi chiesero di ampliare la storia per poter ottenere una trilogia. E allora via, con una nuova progettazione! Ora, visto il buon successo ottenuto, stiamo addirittura pensando di trasformare la trilogia in una serie. Intanto chiudiamo la prima vicenda con il secondo romanzo per poi riaprirla nel terzo, poi si vedrà.

custerlina Hai curato molto i dettagli del periodo storico in cui si svolge il romanzo. Come ti sei documentato?

Biblioteche, fotografie d’epoca e saggi sulla storia di Trieste. E poi un sito incredibile, naturalmente austriaco, dove si possono trovare migliaia di pubblicazioni dell’epoca imperiale digitalizzate e liberamente consultabili. Inoltre, un grande aiuto è arrivato proprio dalla reclame pubblicata su queste riviste, che mi ha aiutato a identificare gli oggetti d’uso comune nella vita quotidiana dei primi del ‘900.

I protagonisti della storia Hagopian e Adler sono molto diversi: il primo crede nel soprannaturale, il secondo nella scienza. Rappresentano due visioni opposte, tu in quale ti riconosci di piu’?

Io, nella vita di tutti i giorni, sono più portato al razionalismo, anche se sono molto affascinato dalle discipline e dal misticismo orientale. Diciamo che, al contrario di Adler, non escludo alcuna possibilità a priori (a parte il fanatismo religioso e certi ridicoli miracoli, che non sono nelle mie corde) e guardo con interesse alle filosofie come lo zen, il buddismo e il taoismo, che secondo me si possono integrare benissimo con una visione scientifica della realtà (sempre che la realtà esista). Inoltre, sono certo che non conosciamo tutto del mondo e che molte cose che pensiamo di conoscere non stanno proprio come noi crediamo che stiano.Immagino che dopo queste affermazioni Adler mi ripudierà.

Immagino di si. Prima di “All’ombra dell’Impero” hai scritto romanzi noir, come sei arrivato al romanzo storico?

La definizione esatta de “Il segreto del Mandylion” è cosa arcana e complicata, ma di certo ha radici profonde nel romanzo d’avventura e di mistero così com’era concepito a cavallo tra ‘800 e ‘900. Naturalmente, io ho apportato i dovuti aggiustamenti – soprattutto linguistici, ma anche nella tipologia di struttura della trama – per renderlo appetibile ai lettori contemporanei. Ovviamente, questo voleva dire rinunciare agli stilemi principali del noir contemporaneo che avevo usato nei miei primi 3 romanzi: sesso, violenza e politica. Be’, diciamo che ci ho rinunciato volentieri, perché sinceramente il noir (per come lo concepiamo oggi) mi ha annoiato, perché ha saturato il mercato snaturando completamente il genere e rendendolo in massima parte banale. Insomma, io credo che ci sia bisogno di più equilibrio nell’offerta libraria e quindi che i miei colleghi continuino pure a scrivere delle brutture del mondo (guai se smettessero, anche se un po’ di selezione in più non guasterebbe), mentre io e qualche altro pensiamo a compensarli con un po’ di bellezza vintage e divertimento.

Il tuo romanzo ha vinto il Premio Selezione Bancarella 2014, ci racconti quest’esperienza?

L’esperienza è stata molto positiva, a parte la finale che ha sollevato qualche ombra, di cui però non ha senso parlare. Entrare nella sestina e vincere il Premio Selezione Bancarella è stato un grande riconoscimento al mio lavoro, perché si tratta di una scelta operata da una moltitudine di librai indipendenti, che mi ha ripagato per i sacrifici negli ultimi dieci anni. Inoltre, ho incontrato molte persone eccezionali che si occupano di libri e questo è stato molto bello, ma soprattutto ho incontrato 250 studenti (a Cesena) che hanno letto i libri della sestina e ne hanno scritta la recensione; è stata un’esperienza nuova e molto positiva. Insomma, molte presentazioni, gran fatica e bilancio positivo.

 Nel 2012 hai scritto il racconto Anton Adler e il sentiero di sangue; possiamo definirlo una sorta di “prequel” di All’ombra dell’Impero?

Proprio così! Il Piccolo di Trieste mi aveva chiesto un racconto estivo da pubblicare a puntate e allora ho pensato di scrivere questa storia dove il protagonista era Anton Adler, il commissario del futuro “Il segreto del Mandylion”, che avevo da poco iniziato a scrivere. Tra l’altro, la vicenda narrata nel racconto si basa su alcuni fatti realmente accaduti, di cui ho trovato cronaca sui giornali dell’epoca.Per chi volesse leggerlo: http://custerlina.com/racconti/anton-adler-e-il-sentiero-del-sangue/

Quanto è importante il legame con la tua città Trieste nella tua produzione letteraria?

Importantissimo. Trovo difficile separare la mia scrittura romanzesca da Trieste e dalle zone limitrofe che facevano parte dell’Impero asburgico, anche considerati i miei noir precedenti, che erano ambientati tra Sarajevo e Trieste.

 L’e-book è il futuro o la morte dell’editoria?

L’editoria libresca è già in coma e non per colpa dell’ebook. La politica dissennata di saturazione del mercato con titoli a dir poco imbarazzanti – che oltre a tutto ha provocato un ulteriore calo della capacità critica del lettore medio – rivela una visione miope del mercato, dettata dalla necessità di fare incassi per tappare le voragini nei bilanci, visione che porterà al disastro sulla media o lunga distanza. Insomma, di questo passo finiremo male, e l’ebook così com’è adesso di certo non aiuterà, dato che per ora, in Italia, è principalmente il regno dello scrittore autoprodotto (soprattutto per via dei costi molto bassi o inesistenti, che attirano i lettori meno esigenti). Insomma, tra editori (e parlo anche dei grandi gruppi) che spesso somigliano di più a dei print-on-demand (editing scadente o nullo, zero controllo sulle fonti, zero anticipi, troppi titoli, scelte editoriali conservatrici eccetera) e i self publisher – che per quanto possano essere bravi, non hanno una guida esperta che li faccia crescere – temo che il mercato del libro di qualità tenderà ad assottigliarsi.Ma non finisce qui: qualcuno potrebbe obiettare che in relazione a questa situazione si possa comunque tirare un bilancio positivo, perché in fondo anche il libercolo di bassa qualità porta gente alla lettura.

E sei d’accordo?

Ebbene, io penso il contrario. L’idea che sia meglio leggere la “morchia” che non leggere affatto è un errore madornale, perché così facendo, come accennavo sopra, non si fa altro che abbassare la capacità critica dei lettori, che si allineano verso il basso invece di crescere, si abituano all’errore, alle sintassi sbagliate, alle trame inconsistenti e così via. Già il web è il disastro dell’italiano (e dell’intelligenza), figurati se cominciamo a massacrarlo anche sui libri.

Personalmente, e credo anche tutti coloro che hanno letto “All’ombra dell’Impero”, sono in grande attesa per il secondo romanzo della trilogia. Ci puoi dare qualche anticipazione?

Si tratterà di un’avventura picaresca che terminerà le vicende lasciate in sospeso nel primo episodio; sarà ambientato tra Trieste e i Balcani e come al solito sarà un mix di mistero, azione e Storia. E, forse, anche un po’ di amore in divenire, chissà.

f.parente@araldellospettacolo.it

 

 

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