Com’è diverso il mondo visto con gli occhi di una bambina

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Ramsis Bentivoglio racconta una favola moderna, nel suo “La Passione di Fatima”

La Passione di Fatima è una bella favola moderna, un romanzo che si legge con passione, non impegnativo, ma che coinvolge il lettore pagina dopo pagina fino alla fine.

Scritto da Ramses Bentivoglio (Astro Edizioni di Roma) La Passione di Fatima è un susseguirsi di situazioni altalenanti: tra gioie, dolori, paure e insicurezze la storia si sviluppa intorno alla figura di Fatima, bambina che osserva tutto con gli occhi dell’innocenza puerile e che somatizza le condizioni dei propri cari al punto tale da ricevere – proprio nella settimana di Pasqua – quelli che sembrano i segni della Passione di Cristo.
La Passione di Fatima è un romanzo molto sentito che parla dritto al cuore delle persone, snocciolando insegnamenti importanti, attraverso le esperienze dei protagonisti. Ramses ha creato una vera e propria “chicca” letteraria che, alla fine, lascia un bel senso di pace interiore.

Ci sono alcuni passi molto interessanti nel romanzo che abbiamo voluto approfondire con l’aiuto di Ramses attraverso la bellissima intervista che vi proponiamo di seguito.

Fatima è la piccola protagonista di questa “favola” moderna. Il suo è un nome importante perché corrisponde a quello della quarta figlia di Maometto, ma nel tuo romanzo questa bambina nonostante le origini, il nome e un padre così fortemente legato alla propria religione, sembra ricevere sul suo corpo i segni della sofferenza di Cristo.

La Passione di Fatima

La Passione di Fatima

Qual è dunque il vero messaggio che hai voluto condividere con questa bella storia, così ricca di passione e di sentimento?

Dunque, devo fare una premessa. Questo libro l’ho scritto quasi sette anni fa e, anche se l’integrazione era già una questione aperta, ho ideato e scritto la storia senza affondare troppo nella contingenza di allora, ma solo ispirato da una strana idea che mi era balenata alla mente.
Il nome Fatima ha un grande valore anche per la Cristianità e credo sia il nome femminile, dopo Maria, più usato dai due monoteismi. Il mio intento, non del tutto cosciente come ti direbbe qualsiasi scrittore, è stato voler creare un punto di incontro tra due culture che, storicamente, sembrano in lotta da secoli, ma che nel profondo, nascondono molto bene similitudini inequivocabili. L’Islam nasce da una costola dell’ebraismo e pone le basi sui valori protocristiani che Maometto conosceva bene avendo percorso le vie di Gerusalemme del Golgota. Credo che come ogni fiaba La passione di Fatima dovesse avere come protagonista una bambina, ancora sincera e limpida, aperta all’amore di qualsivoglia religione senza preconcetti di superiorità. Fatima si scontra con l’integralismo del padre, ma è affascinata dal Cristo. Maometto, in fondo, è stato un conquistatore e come Gesù un rivoluzionario. Ho voluto credere che una bambina fosse più affascinata da atti di amore che da atti di conquista ideologica o militare. Come Maometto, anche Fatima ammira ed è affascinata da Gesù. L’unione di queste apparenti idiosincrasie mi ha permesso di scrivere il romanzo. Il messaggio, se c’è, non vuole avere nulla a che fare con quello che sta accadendo oggi. E’ una ricerca più profonda più che una lotta tra ideologie e culture. Fatima ci parla di noi, del rapporto che abbiamo col sacro e con noi stessi. Nessun bambino dovrebbe prendere su di sé il dolore degli adulti.

Alì, figlio ribelle come tanti ragazzi di oggi: c’è qualcuno o qualche fatto di cronaca che ti ha ispirato a creare questo personaggio?

Alì è uno specchio di molti ragazzi. Forse anche di me, seppur molto diverso. La sua cultura non lo limita, anzi lo sprona ad uscire di casa proprio perché va contro la libertà interiore che sente ribollire in sé. Nella letteratura in generale il figlio deve uccidere idealmente il padre per uscire nel mondo e affermarsi come uomo. Le sue azioni non possono essere giudicate senza vederle come una ribellione alla statica figura paterna. I figli hanno l’obbligo di ribellarsi ai genitori se questi tarpano loro le ali. Gesù ha detto che avrebbe portato divisione tra padri e figli, uomini e donne, ma penso e credo intendesse la ribellione a valori obsoleti e inutili.

Questo romanzo con estrema delicatezza, ma anche con grande lucidità spiega attraverso i pensieri e i comportamenti dei protagonisti, le differenze (e non solo) tra due credo religiosi: cosa ti ha spinto ha scrivere su di un argomento così delicato per molti?

La passione di Fatima non parla, per quanto mi riguarda, di integrazione forzata, ma di unione e di amore. La famiglia, per quanto con difficoltà, è integrata a proprio modo. E’ il nucleo interno che soffre, diviso e frenato da ideologie non ragionate, ma imposte. Penso sempre all’enorme cultura che il mondo islamico porta con sé da secoli, gettato al vento da fanatici che credono di interpretare la parola del profeta che, secondo la tradizione, non è contestabile. Lo stesso Corano non si può tradurre, vorrebbe dire tradire il verbo. Per me, che porto nel sangue una doppia cultura, egiziana e italiana, è molto triste vedere ciò. Personalmente non sono né cristiano né islamico. Per mia fortuna ho potuto scegliere. Ricerco la verità in ogni cultura che non ponga dogmi e riti. Senza giudizio, credo che i monoteismi attuali restringano molto la visione interiore delle persone, ma questo succede perché le persone, inconsciamente, lo permettono o non lo contestato o non li stimola a cercare altro. Parlare di religione, però, è fondamentale per aprire le coscienze. Gesù, la croce, le stigmate sono un simbolo forte in questa società sofferente, ma sempre speranzosa. Tante persone laiche si impegnano perché migliori. Il mio, senza arroganza, è un romanzo che parla a tutti trasversalmente ed è una storia laica.

Ramsis Bentivoglio

Ramsis Bentivoglio

Una frase chi mi ha colpito è quella che riguarda Ahmed e i suoi amici d’infanzia “immolati per la causa musulmana”: “Quando la volontà di cambiare il mondo prendeva il possesso delle facoltà mentali” : una frase forte, importante vuoi provare a spiegarla?

Maometto, con il Jihad, ha imposto ai suoi discepoli, di diffondere ad ogni costo la cultura islamica, perché divina e perfetta. Non è come la guerra santa cristiana di inizio millennio, ma è una forzatura evidente di volersi espandere fino alla colonizzazione totale degli infedeli. Oggi, coloro che si professano islamici, gli integralisti, hanno travisato volutamente tale principio per darsi una motivazione accettabile o per nascondere altri intenti meramente economici. Ritengo che difendere le proprie idee fino alla morte, anche dell’altro, sia deprecabile e non porti niente di buono. I martiri ci sono già stati e hanno invocato solo altra violenza. Oggi l’ideologia religiosa è un pretesto per sfruttare l’ignoranza collettiva. L’Islam favorisce la memorizzazione del Corano fin da piccoli, ma affida agli Imam la lettura storica. Il Corano va contestualizzato come la Bibbia e ciò che valeva secoli fa non vale più allo stesso modo oggi. Ahmed, per quanto credente, va oltre, forse perché in fondo non vede niente di buono nel porre la violenza come arma di educazione o conversione. Ahmed combatte con se stesso per tutto il romanzo e mostra la sua volontà di cambiare, nonostante tutto. E’ ammirevole. I mostri più difficili da sconfiggere sono sempre interiori.

“Ahmed, anche se islamico, aveva molto rispetto per la figura di Gesù”. Rispetto: è forse questa la chiave del romanzo?

Il messaggio o la chiave di lettura può essere abbattere le barriere che ci dividono, partendo da quelle famigliari, le peggiori e le più distruttive. Il dialogo è fondamentale, il rispetto, l’amore reciproco, l’ascolto, dono poco noto al giorno d’oggi nostro malgrado. Fatima ascolta tutti e integra in sé le risposte, ma non ha un terreno attorno altrettanto fertile. Somatizza e si sacrifica. Il messaggio lo può cogliere il lettore in base alla propria sensibilità e ognuno sente più vicino o Fatima o Alì o Ahmed. I bambini hanno la chiave del paradiso come direbbe Gesù. Ascoltarli gioverebbe a tutti. Tornare bambini, ogni tanto, può far apprezzare il mondo e le sue magie. Ringrazio i lettori e chi aiuterà il romanzo a diffondersi. Per chi volesse seguirmi mi trova sul mio blog Granchio Letterato.

Grazie a te Ramses per aver scritto con il cuore quella favola che tutti dovrebbero leggere e ascoltare almeno una volta nella vita.

Nicoletta Salvi 

 

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1 Comment

  1. RAMSIS DEIF BENTIVOGLIO

    15 dicembre 2017 at 23:54

    Magnifica recensione. Grazie Nicoletta!




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