AVVENTURA ED ESOTERISMO TRA TRIESTE E I BALCANI

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Con grande piacere incontriamo Alberto Custerlina in occasione dell’uscita del suo secondo romanzo La Carovana dei Prodigi, Baldini & Castoldi. Seconda puntata della trilogia All’ombra dell’ Impero di cui già vi avevamo parlato con  Il segreto del Mandylion. Ritroviamo il commissario Adler sulle tracce del suo figlioccio Davorin rapito dal “cattivo” Mors. Lo aiuterà nella ricerca  sempre piu’ rocambolesca suo cognato Hagopian. Il romanzo si svolge prevalentemente nei Balcani mescolando ritmo, tensione ed avventura. Custerlina scrive quest’ opera storica con maestria, dovizia di particolari culturali, grande padronanza di linguaggio e senza mai cadere nell’anacronismo. Alberto Custerlina ci racconta con le sue parole questo romanzo.

Ciao Alberto ci ritroviamo dopo un anno, ci racconti questo anno di “All’ombra dell’Impero”?

Esaltante. Ovviamente la partecipazione alla finale del premio Bancarella del 2014 ha fatto del primo romanzo della trilogia un piccolo long seller, il che mi ha sostenuto non poco durante la stesura e la revisione de La carovana dei Prodigi. E poi all’orizzonte ci sono anche un paio di pubblicazioni all’estero, delle quali, però, non possiamo ancora dir nulla.
Ne La carovana dei prodigi la scena d’azione si sposta nei Balcani come mai questa scelta?

I miei primi tre romanzi noir erano ambientati nei Balcani e così sono voluto ritornare in quei luoghi, ma cent’anni nel passato. Il motivo è semplice: c’è una sorta di legame tra me e quelle terre che probabilmente deriva dalle frequentazioni giovanili e dalla vicinanza geografica e culturale che Trieste ha con quella regione.

Poi, ovviamente ci sono delle motivazioni storiche, che come sempre sono molto interessanti e ci danno una chiave di lettura del presente. Per esempio, lo sapevi che in quegli anni l’Austria-Ungheria occupava gran parte dei Balcani su mandato della comunità internazionale? Una specie di missione di pace ante-litteram.
Non lo sapevo, è molto interessante, effettivamente tuoi romanzi c’è molta cura della parte storica. Il personaggio di Davorin, nel primo romanzo era appena accennato, in questo successivo prende molta importanza, come lo hai sviluppato?

Volevo che il nuovo romanzo fosse in parte “di formazione”. Mi piaceva l’idea che Davorin, da questa disavventura che gli era capitata ne traesse un vantaggio, che fosse un momento di crescita, una specie di rito di passaggio. E poi, non dimentichiamo che c’è un progetto di trilogia nel quale voglio sviluppare bene questo personaggio, al quale sono molto affezionato.
Se nel segreto del Mandylion la dicotomia era tra la scienza impersonata da Adler e l’occulto da Hagopian, in questo nuovo c’e’ una forte contrapposizione fra Bene  (Davorin ) e Male ( Mors) molto netta.Tu che idea hai?

Nei miei romanzi, i personaggi non sono mai stati totalmente buoni o totalmente cattivi, ma ne La carovana dei prodigi ho voluto fare un’eccezione, anche perché il mio intento era quello di ricreare le atmosfere del romanzo ottocentesco d’avventura, dove la distinzione tra Bene e Male era più netta rispetto alla letteratura contemporanea.

                                                                 

 Come hai potuto documentarti sulle vicende storiche che si intrecciano al romanzo?

Ho fatto un grosso lavoro di documentazione per il primo romanzo, soprattutto legato all’ambientazione d’epoca; ho utilizzato la biblioteca civica di Trieste e un inesauribile archivio di Stato austriaco online zeppo di riviste e giornali d’epoca; inoltre, per l’ambientazione triestina, ho visionato innumerevoli foto dei primi del ’900. Poi mi sono letto o riletto quasi tutto ciò che era disponibile come romanzi scritti da autori dell’epoca e che gravitavano nell’area mitteleuropea. Infine, per l’ambientazione bosniaca, mi è venuto in aiuto un librone di vecchie cartoline dell’area balcanica che avevo comperato a Sarajevo qualche anno fa, durante uno dei miei viaggi di ricognizione.

E per essere chiari fino in fondo: l’intera operazione di documentazione, nel suo complesso è durata più di 5 anni.
A quali autori del passato  o del presente ti sei ispirato per questo libro?

Da un punto di vista del tipo di storia mi sono ispirato ad autori come Dickens, Stevenson e Conan Doyle, miscelandoli però, come mia abitudine, a narrazioni diverse, come quelle salgariane, oppure, a tratti, ad atmosfere in stile Lovecraft.


Hai un modo di lavoro per la stesura dei tuoi romanzi?

No. Il mio doppio lavoro mi costringe a scrivere quando posso e in qualsiasi condizione. Non posso fare lo schizzinoso e quindi l’unico metodo che posso utilizzare è la ferrea disciplina abbinata alla flessibilità di orari e luoghi.
Molti scrittori usano i social network per “testare” valutando la risposta del loro pubblico brani e personaggi. Che ne pensi di questa pratica? Tu che rapporto hai con i social?

Avevo provato a farlo anch’io, ma a mio parere non serve un granché. E poi, io credo che lo scrittore debba scrivere come lui stesso si sente di fare, poi se il suo lavoro piace al pubblico tanto meglio. Viceversa, troppe valutazioni preliminari trasformano la scrittura in una mera operazione commerciale e questa è una cosa che non fa per me.
Ci puoi dare qualche anticipazione del terzo capitolo?

Sarà una storia a tinte scure, molto gotica, ambientata di nuovo nella città di Trieste, a parte qualche flashback in qualche area geografica remota. Mi spiace, ma non posso dire altro.


Infine un’ultima domanda: ci darai prima o poi la ricetta del ” miglior gulasch dell’Impero”?

Eccola!

Per 4 persone. Soffriggere 1kg di cipolla gialla affettata sottile in abbondante olio (meglio sarebbe un bianchissimo strutto di maiale). A cipolla imbiondita, aggiungere 1kg di polpa di manzo tagliata a tocchi (o, meglio ancora, mista al 50% con il maiale e senza togliere le parti grasse), aggiungere un cucchiaio di farina e mescolare spesso finché la carne non sarà completamente sigillata (all’esterno deve apparire perfettamente cotta).

A questo punto, aggiungere due o tre cucchiai di paprica ungherese dolce (se lo si vuole piccante, aggiungere in più la paprika forte nella dose desiderata) e poi il concentrato di pomodoro (da un tubetto, meno di 10 cm). Coprire tutto con acqua bollente (anche se sarebbe meglio usare del brodo di manzo) e lasciare sobbollire per 3 ore, mescolando ogni tanto e stando attendi ad aggiungere liquido se asciugasse troppo.

Da servire con gnocchi di patate oppure con Knödel.

Proveremo questa ricetta. Grazie Alberto per il tuo tempo.

f.parente@araldodellospettacolo.it

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