FRANCESCO MUZZOPAPPA TORNA CON UN NUOVO DIVERTENTE ROMANZO

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Intervista a Francesco Muzzopappa che ci racconta il suo ultimo romanzo

Dopo l’esordio con l’esilarante romanzo Una posizione scomoda, Fazi Editore, Francesco Muzzopappa torna sulla scena letteraria con Affari di Famiglia,sempre edito Fazi editore. Al centro della divertente storia la contessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna nobildonna torinese, costretta dagli eventi tragicomici a organizzare il proprio sequestro di persona  pur di riavere il diamante di famiglia che l’incauto figlio ha regalato alla fidanzata.Tra ladri gentili, teppisti di periferie e maggiordomi con velleità poetiche Muzzopappa ci diverte dissacrando la società contemporanea con un’ironia intelligente ed originale. Abbiamo incontrato Muzzopappa che ci racconta questa sua nuova avventura letteraria.

Ciao Francesco, ci racconti un po’ di te : punti di forza, curiosità e soprattutto quello che ti piace e non ti piace.

Dai romanzi non si direbbe, ma sono laureato in Lingue e letterature straniere, innamorato della letteratura inglese del 1800, divoro libri da sempre. Cerco (e trovo con molta difficoltà) riferimenti per approfondire i miei studi sulla scrittura per commedie. Amo contaminare l’alto col basso. Amo tanto i Monty Python quanto Swift. Per me la letteratura non esclude ma include. Non mi prendo sul serio.

Nel tuo ultimo romanzo Affari di Famiglia  ti cali nelle vesti (chic) di un’anziana nobildonna torinese, come  ti sei trovato?

È stata molto ospitale. Dopo Una posizione scomoda in cui rivestivo i panni di uno sceneggiatore trentenne, stavolta ho voluto cercare un personaggio molto distante da me: vedova, sessantottenne, aristocratica, torinese, niente di più lontano da un giovane pugliese affamato di burrate. Grazie al piglio di Maria Vittoria sono riuscito a lanciare dardi infuocati contro un’Italia che ha bisogno di cure da cavallo. Il maquillage, ormai, non è più sufficiente.

Senza svelare troppo possiamo dire che in Affari di Famiglia l’importanza delle banche viene, umoristicamente,  ancora una volta sottolineata?

Le banche sono bersaglio di un intero capitolo del romanzo. Il sistema crolla, la gestione della quotidianità diventa difficile e chi potrebbe aprire i cordoni non lo fa. Non che le banche abbiano mai ricoperto un ruolo sociale, intendiamoci. Ma il momento non aiuta.“Affama la gente e creerai dei ladri”. Lo diceva Batman.

Francesco-Muzzoppappa-libro_470x305 I tuoi libri hanno una vena divertente e dissacrante, sei cosi anche nel tuo privato?

Sono molto riflessivo, esco poco, mi concedo raramente dei momenti di svago. Sono molto marziale con me stesso e autocritico. Nel privato sono una palla. Meglio leggere i miei libri.

Fare ridere in letteratura è ancora piu’ difficile di far piangere, eppure tu ci riesci molto bene, qual’è il tuo segreto?

Nel genere sono autodidatta, per cui non seguo tecniche precise. Non ho metodo, seguo l’istinto. In generale, sono un maniaco dei tempi comici che calibro di continuo fino a riscrivere più volte le stesse pagine. Il ritmo è fondamentale nella stesura delle commedie, per cui è necessario abbandonare descrizioni troppo lunghe, essere incalzanti negli accadimenti, stabilire un plot con un’idea semplice e poi svolgerla al meglio usando personaggi perfettamente identificabili.

 In un incontro impossibile quale degli autori che ami vorresti incontrare?

David Sedaris, Arto Paasilinna, Shalom Auslander e Sam Lipsyte. E con una seduta spiritica, Wodehouse.

L’etichetta  di giovane scrittore è una condanna in Italia?

Non credo. Anzi, nel mio caso sento molto affetto e apertura.

Tu lavori in pubblicità, con quale slogan si potrebbe salvare la letteratura italiana?

Quello pessimo usato di recente “Leggere è il cibo della mente. Passaparola”, senza anima e senza scopo, credo vada messo in soffitta e dimenticato per sempre. Per salvare la letteratura italiana e, più in generale, per riportare la gente a leggere bisogna cominciare dalle basi. Smetterla di proporre il Manzoni e Dante ai dodicenni e cercare di appassionarli sin dall’adolescenza a testi più vicini al loro modo di sentire il mondo. Altrimenti continuiamo a bruciare nuove generazioni di lettori facendo passare l’idea che il libro è noioso, faticoso e la letteratura è solo per la gente pallosa e vecchia dentro. Nessuno slogan può sostituire il lavoro educativo della scuola, secondo me.

 L’e-book la morte dell’editoria o la sua rinascita?

Come in tutte le cose, non riesco a generalizzare. Conosco molti nativi digitali che preferiscono leggere sulle pagine di carta, che io preferisco di gran lunga a quelle elettroniche. Il fascino del libro come “oggetto” credo sia intramontabile. Il limite è il suo prezzo, che a volte è troppo alto e francamente improponibile per alcune foliazioni. Io, poi, che i libri li distruggo, li riempio di sottolineature, post it, appunti, con l’ereader farei fatica. L’editoria dovrebbe creare nuovi lettori e non fermarsi a guardare solo i formati. Il problema secondo me rimane quello: rendere la lettura una scelta pop. Al momento noi lettori siamo spesso guardati come Quasimodo del Gobbo di Notre Dame: deformi, tristi e con un sottofondo tragico cantato da Riccardo Cocciante.

Grazie mille Francesco per  l’intervista, a presto.

f.parente@araldodellospettacolo.it

 

 

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