Una discesa in picchiata per Riverdale

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E’ iniziato il terzo (deludente) capitolo della serie Netflix

Il primo marzo 2020 approda sulla piattaforma Netflix la terza stagione di Riverdale, la serie tv adolescenziale che fonde, appunto, la vita di alcuni giovani studenti della cittadina e diversi efferati delitti. I ragazzi, sin dalla prima stagione si troveranno coinvolti in situazioni macabre e intriganti: ragazzi scomparsi, morti, corpi rinvenuti e omicidi.

La terza stagione non si discosta dall’impostazione di quelle precedenti, tuttavia la qualità della trama, degli intrecci e della caratterizzazione dei personaggi stessa perdono. Il terzo capitolo di Riverdale sembra il punto più basso di una discesa, anche se l’ultima puntata ci suggerisce esplicitamente che seguirà una quarta stagione.

Ma analizziamo meglio queste falle. Osservando la trama nel suo complesso, a tratti sembra immergersi in diversi film: si parte da Grease, con un back in the eighties poco credibile, passando per Hight School Musical, Rocky, finendo, e non si scherza, con le tartarughe ninja. Queste sono puntate con una trama vacillante, che potrebbero benissimo essere omesse per una migliore riuscita della serie. Sono delle vicende portate talmente tanto al limite del credibile e che si discostano drasticamente dal format conferito alle prime due stagioni e che fanno chiedere all’osservatore, guardando la serie e aspettandosi una certa impostazione, il perché. Sono vicende che annoiano e che lo spettatore non vede l’ora che finiscano.

Una discesa in picchiata per Riverdale

Più nel dettaglio, la terza stagione parla del ritorno di una droga e di un gioco che crea dipendenza in tutti i partecipanti, in città. Questo gioco diventa così praticato che diventa reale e inizia a creare legami con vicende totalmente esterne ed estranee anche ai giocatori stessi. Persone mai viste iniziano a cercare il Rosso Paladino per ucciderlo, per salire di livello ed innalzarsi, ad esempio. Tutto questo diventa oggetto di indagini di Betty e Jughead, forse gli unici personaggi che restano fedeli alla loro caratterizzazione originaria, facendo anche passi falsi, ma sempre senza avere colpi di testa repentini. Nelle ventidue puntate di questo terzo capitolo, l’esasperazione dei comportamenti di alcuni personaggi, i continui alti e bassi, le oscillazioni dei loro umori e delle loro azioni, l’incoerenza iniziano, qui, a diventare insopportabili, al punto di slegare totalmente la trama dal flebile barlume di credibilità che permetteva un minimo di coinvolgimento.

Si parla di una generazione di ragazzi che prende in mano situazioni occultate, diversi anni prima, dai propri genitori e con carattere, che agli stessi mancò, risolve questioni difficili, immischiandosi in traffici illeciti di droga, organizzando serate casinò illegali e sfidando in campo aperto il proprio padre mafioso. Avvincente, ma veramente poco credibile. La terza stagione di Riverdale è un minestrone di idee male assemblate. Non si tratta di criticare l’elemento “surreale” inserito nella trama, ma la non riuscita di ancoraggio di quest’ultimo alla realtà, donandogli delle basi solide e credibili da cui partire e svilupparsi. Quindi se lo spettatore, incapace di rinunciare al realismo di base, sta cercando una serie tv sincera che sappia mantenere un contatto con la realtà, ammettendo ribellioni che seguano un criterio e una logica, sbalzi d’umore giustificabili e dove in una partita di testa o croce c’è anche la possibilità di perdere e pagare quanto scommesso, questa serie, anzi, questa stagione di Riverdale non fa proprio al caso suo.

Giorgia Gentili 

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