‘Tardi per morire giovani’, ma non per scoprire la disillusione

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Tarde para morir joven: il passaggio all’età adulta di tre ragazzini alla vigilia della caduta di Pinochet

Tarde para morir joven è una pellicola del 2018, diretta dalla regista Dominga Sotomayor Castillo che, con essa, al Festival di Locarno ha vinto il premio per la miglior regia.

È il 1989 e ci troviamo in Cile. La dittatura di Pinochet sta per finire e il paese sta cambiando. Fuori dalla città, nelle campagne polverose ai piedi delle Ande, una comunità di persone sta trascorrendo le festività di Natale, in attesa del Capodanno, vivendo nell’utopia di costruire un mondo nuovo, fuori dagli schemi metropolitani di Santiago del Cile. Delle festività diverse da come si è abituati a vedere, poiché in Cile esse arrivano in piena estate. La loro venuta coincide con il calore estivo, con i bagni nei fiumi, le maglie a maniche corte, i vestiti colorati, la pelle abbronzata, nonché con l’ingresso nell’età adulta di tre personaggi.

Clara, la più piccola dei tre, è una ragazzina che poco prima del periodo natalizio ha perso il proprio cane, Frida e che, nonostante la madre l’abbia “ritrovata”, la bambina dovrà arrendersi al fatto che, in realtà, quello non è il suo cane. Lucas è innamorato di Sofìa, ma al suo amore non corrisposto si aggiungerà ben presto la gelosia per la vicinanza della ragazza a Ignacio. Il giovane capirà ben presto che l’animo tormentato della ragazza non si rivelerà mai a lui. Infine, Sofìa è una giovane insofferente. Non vuole stare nel posto in cui vive, da cui vorrebbe andare via per vivere in città. I suoi sogni s’infrangeranno non solo perché sua madre, con cui avrebbe voluto lasciare la campagna, non la raggiungerà a Capodanno come le aveva anticipato, ma anche perché Ignacio, il ragazzo di cui si è invaghita e con il quale ha iniziato a vivere i primi momenti di intimità, sembra darle attenzioni solo a intermittenza, senza stabilità, facendole capire che ciò che sente per lei non è evidentemente lo stesso.

I tre protagonisti, in questo modo, si affacciano alla vita adulta fatta di disillusione e amarezza. Un’età in cui non c’è speranza, in cui i sogni di bambino non trovano più spazio e iniziano a svanire inesorabilmente. La sofferenza dei personaggi è muta, ma si evince, come le loro riflessioni, dalle espressioni stampate sui loro volti. Una specie di desasosiego in chiave cilena che attanaglia e accompagna tutti e tre negli ultimi giorni del 1989.

Giorgia Gentili

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