Ulay, l’amore senza tempo di Marina Abramovic

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La vita dell’artista che volle smettere di essere tedesco

Nato nel 1943 a Solingen, in Germania, Frank Uwe Laysiepen, noto con il nome d’arte Ulay, era figlio di un gerarca nazista. Cresce con il senso di colpa per l’appartenenza a tale gerarchia, vive in maniera conflittuale le proprie origini, tanto da arrivare alla rinuncia del nome e della nazionalità tedesca. Alla fine degli anni Sessanta si trasferisce ad Amsterdam, attratto dal movimento olandese Provo, di ispirazione anarchica. Abbandona gli studi universitari per avvicinarsi alla fotografia analogica e all’uso artistico delle istantanee, e diventa consulente di Polaroid a partire dal 1970.

È qui in Olanda che incontra Marina Abramovic, il suo amore e il suo tormento, la sua compagnia di vita. In tutto il mondo è diventato famoso il loro sodalizio d’amore, nato da un’unione artistica. Insieme realizzano una serie di performances dal titolo “Relation Works”, una forma estrema di body art. Una relazione sentimentale e professionale durata 12 anni, molti dei quali passati su un furgone viaggiando attraverso l’Europa. La fine della loro grande storia d’amore è segnata, nel 1988, da un’ultima performance chiamata “The Lovers: The Great Wall Walk”: entrambi percorsero a piedi tutta la Grande Muraglia cinese partendo dai capi opposti, per poi incontrarsi al centro e dirsi addio. È diventato virale il video simbolo della loro reunion, nel 2010, al Museum of Modern Art di New York, dove Abramovic era impegnata nella performance “The Artist is Present”. In uno dei momenti più toccanti e simbolici per il grande pubblico, Marina Abramovic se ne stava seduta per ore davanti a un tavolo, aspettando i visitatori che si accomodavano di fronte a lei e dovevano reggere il suo sguardo fisso e penetrante. È rimasta ferma 736 ore. Come un fulmine a ciel sereno, tra la folla spunta Ulay, che si siede di fronte a Marina. L’artista serba si commuove. I due si sorridono. Il video che immortala i loro sguardi che si incontrano di nuovo dopo 30 anni, è stato visto 17,3 milioni di volte su YouTube. Tra i due non è stato sempre tutto rose e fiori, però. Abramovic ha infatti confessato di quanto fosse diventato cattivo Ulay nei suoi confronti, e delle volte in cui la tradiva, probabilmente frustrato dal successo coltivato dalla sua ex compagna.

Morto Ulay, l’amore senza tempo di Marina Abramovic

Dopo la fine della loro storia d’amore, Ulay torna alla fotografia e si concentra su temi quali emarginazione e nazionalismo. Dal 2009 viveva a Lubiana, in Slovenia. Era malato da tempo di cancro, e a questa malattia aveva anche dedicato un documentario intitolato “The Project Cancer”, diretto da Damjan Kozole. La notizia della sua morte è stata data proprio da Kozole su Facebook, oltre che dal suo curatore Tevž Logar.

Katia Tosto

Il video dell’incontro al MoMA 2010:

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