‘La forma della voce’ che può essere silente

La-forma-della-voce-A-Silent-Voice-2016-naoko-yamada-cov932-932x460

Quando gli anime trattano la disabilità

Partendo dall’anime A Silent Voice di Yoshitoki Ōima, Naoko Yamada riesce a dirigere un film d’animazione, La forma della voce, che tratta la comunicazione – e i problemi che ne derivano – tra una ragazza sorda e i compagni di classe, in una scuola elementare. Quando Shōko Nishimiya arriva in classe, sembra essere benvoluta da tutti i compagni. Per comunicare con gli altri bambini, che non conoscono il linguaggio dei segni, Shōko utilizza un quaderno dove gli altri possono scrivere. Le compagne s’interessano subito a lei, aiutandola a prendere appunti e a seguire le lezioni.

Dopo non molto tempo, però, le compagne sembrano essere stufe dalla presenza della bambina. Si allontanano sempre di più, lasciandola sola. Per di più, Shōko diventa il bersaglio di atti di bullismo: il suo quaderno viene gettato in una fontana, i suoi apparecchi acustici le vengono letteralmente strappati via… L’attore principale di questi spiacevoli fatti è, molto spesso, Shōko Ishida che, a distanza di anni, durante le superiori, vive con il rimorso per come si comportò con la ragazza. Ora, gli amici che alle elementari deridevano con lui Shōko lo hanno abbandonato, etichettandolo come un bullo. Per di più, il ragazzo non sa come rimediare ai suoi errori: Shōko ha cambiato scuola e lui vorrebbe scusarsi per trovare finalmente una pace interiore. Il male procurato a Shōko è tale che Ishida non si sente bene con se stesso, tanto da cercare di suicidarsi.

‘La forma della voce’ che può essere silente

La situazione inizia a cambiare quando, finalmente, Ishida riesce a trovare un amico disposto ad aiutarlo. Riallaccerà i rapporti con i vecchi amici e riuscirà a rincontrare Shōko che si porta ancora il dolore degli atti di bullismo subiti. Per conquistare la fiducia di Shōko e della sua famiglia, Ishida dovrà impegnarsi e mettercela tutta. Il film lancia un messaggio importante: cosa determina e come percepiamo la linea di confine tra noi e gli altri? Le barriere che noi stessi creiamo per la paura di ciò che è diverso da noi sono reali?

Molto spesso, infatti, come mostra il film, queste barriere esistono solo nella nostra mente. La comunicazione e i rapporti umani possono essere coltivati, nonostante le difficoltà e le diversità di qualsiasi tipo, attraverso l’impegno, la pazienza, la comprensione, la voglia di condividere realmente pensieri, sentimenti ed esperienze con l’altra persona. Spesso ci precludiamo tutto questo solo per paura di sbagliare o di non essere all’altezza e gli atti di bullismo nei confronti di persone che presentano disabilità sono quasi all’ordine del giorno. Il film potrebbe essere un buon punto di partenza per capire e conoscere il mondo di chi non può ascoltare, immergercisi e scoprire che con l’impegno e la passione non è poi così difficile costruire dei legami.

Giorgia Gentili

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>