“Il Muro Bianco”: la tragedia dell’amianto nelle scuole

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Andrea Brusa e Marco Scotuzzi approdano al festival del cortometraggio di Clermont-Ferrand

Dal 31 gennaio all’8 febbraio, si terrà, in Francia, il Festival du court mètrage di Clermont-Ferrand, il più importante festival di cortometraggi al mondo (Oscar & EFA Qualifying), al quale parteciperanno anche Andrea Brusa e Marco Scotuzzi, già candidati al David di Donatello 2019 con il corto “Magic Alps”, che rappresenteranno l’Italia con la loro opera “Il Muro Bianco”. Il cortometraggio uscirà in più di 400 sale nel mese di marzo. Il film è prodotto da Andrea Italia e RaiCinema e distribuito da Zen Movie, e racconta la drammaticità della presenza di amianto nelle scuole.

Sessant’anni dopo che gli inglesi scoprirono che l’amianto fosse cancerogeno, in Italia ne è stata vietata la produzione. Sebbene ciò sia avvenuto nel lontano 1992, tutt’ora è possibile ritrovarne piccole tracce nei pressi di luoghi pubblici, come ospedali, scuole, o case. Il bilancio dei morti, ogni anno, è allarmante: solo in Italia la cifra è di 6.000 all’anno. Se inalata, questa fibra può essere letale. Per quanto riguarda le scuole, la presenza di fibre di eternit è davvero preoccupante: l’Osservatorio nazionale amianto (Ona) rileva ogni anno la presenza della sostanza in circa 2.500 istituti.

“Il Muro Bianco” è ispirato alla vera storia di una di queste realtà. Ci mostra le condizioni in cui degli studenti sono obbligati a vivere mentre sono a scuola. Le aule dovrebbero essere un luogo sicuro, un posto in cui giovani e bambini possono poter crescere ed imparare cose nuove. Nella scuola de “Il Muro Bianco”, invece, gli studenti sono stati lasciati in un edificio pieno d’amianto con la preghiera di non avvicinarsi ai muri, non correre, non sbattere le porte. Il film racconta di come una preside e una maestra hanno provato a gestire questa situazione folle e paradossale. Abbandonate dalle istituzioni, sono state costrette a trovare un modo per proteggere i loro piccoli studenti. Attraverso il loro racconto, seppur filtrato da uno schermo, Brusa e Scotuzzi hanno provato a far respirare agli spettatori la presenza invisibile dell’amianto, a farli immedesimare nella drammaticità vissuta dai protagonisti. Il senso di prigionia, di smarrimento, la sensazione di sentirsi come elefanti in una cristalleria, dove con un passo falso può sgretolarsi tutto in mille pezzi. Con questo progetto, Brusa e Scotuzzi, hanno cercato di toccare l’interesse di tutti i Paesi, perché sono tanti quelli che non hanno ancora abolito l’uso dell’amianto e che, purtroppo, registrano migliaia di persone uccise dalla fibra killer.

Katia Tosto

 

Guarda il trailer de “Il Muro Bianco”:

 

 

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