‘Fate come se non ci fossi’, ci dice Marco Presta

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Lo speaker radiofonico presenta il suo nuovo libro a Velletri

Sabato 25 gennaio, il Mondadori Bookstore di Velletri era gremito di persone che, alle 18.30, hanno assistito alle presentazione di Fate come se non ci fossi, Einaudi editore. Il libro, scritto e presentato da Marco Presta, è un romanzo intimo, che parla di quotidianità e di pezzi di vita, in cui ogni lettore può rispecchiarsi. La presentazione è stata affiancata e diretta da Luigi Pietricola.

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L’autore salta da un argomento all’altro, ci legge alcuni pezzi del suo libro, il pubblico ride e afferra l’ironia del Presta. L’autore si ritiene fortunato ad essere nato in Italia: “Pensate ai paesi scandinavi – dice – chi fa il satiro lì finisce per suicidarsi per mancanza di lavoro. La mole di scandali relativi ad un solo giorno in Italia, equivalgono al numero annuale di scandali per gli scandinavi”.

L’autore legge frammenti del suo libro e risponde alle domande del Pietricola con moltissima ironia. La visione del mondo dell’autore è in chiave umoristica. L’umorismo è un atteggiamento, proprio come l’ottimismo e il pessimismo. Gli italiani hanno uno spiccato senso dell’umorismo, per questo non sono un popolo che sa attuare una rivoluzione. Riescono a vivere le situazioni brutte prendendola a ridere. Secondo Presta, ciò che rende contemporaneo un testo umoristico è ciò che riesce a trasmettere al lettore. Leggere l’animo umano è qualcosa che va oltre lo stile personale di uno scrittore.

Presta, però, è intransigente. Ci sono cose su cui non si può fare dell’umorismo e su cui non si può ridere. Si riferisce al dolore umano: “Siamo esseri umani, prima che comici”.

La prima volta che scrisse per qualcuno, racconta che si sentì soddisfatto: era come un punto di arrivo dopo anni di gavetta e lavori minori. Oggi, invece, Marco si definisce non amante della produzione di testi per interpreti e per la televisione. Essi, infatti, tendono a modificare ciò che viene proposto. “Scrivere un libro – ci spiega Presta – è fare un figlio, ti somiglia, sei tu”. Certe volte, specie nelle committenze, bisogna scendere a compromessi. Niente ti rende più colpevole dello scrivere un libro.

Presta ci spiega che mettersi in scena e parlare in prima persona è divertente poiché non c’è la mediazione psicologica di un personaggio. Gli episodi che riporta nel libro presentano una presenza della commedia “possente”. Lo stile dell’autore, come sottolinea Pietricola, è molto lineare, chiaro e diretto frutto, probabilmente, delle attitudini del Presta produttore radiofonico e teatrale.

“Le parole fanno sorridere, i bambini fanno sorridere, i tramonti, un signore anziano che dorme sulla poltrona mentre i nipoti distruggono casa, una ragazza bruttina che esce di casa truccata e affronta la vita con coraggio, un tipo che gioca male a calcio e viene deriso dai compagni, l’entusiasmo dei cani, due adolescenti che camminano abbracciati, una Fiat 127 verde, due sposi che si fanno fotografare nel giardino del ristorante con i volti imbarazzati, una coppia di turisti finlandesi in vacanza a Roma, una signora ottantenne che fa la spesa al mercato e palpeggia la frutta, stare seduti sulla spiaggia a febbraio, una canzone inaspettata alla radio, tua nonna uscita dal parrucchiere, l’amico che ti porta una bottiglia di vino, lo sciacquone del bagno che funziona di nuovo. La risata è una grande forma d’illusione, ma è quello che ti fa sorridere che ti permette di andare avanti. Ci pensavo ieri: quando tutto questo finirà, sarà un vero peccato!” ci legge, Presta.

Ad un certo punto, Pietricola chiede se esiste una formula precisa per scrivere un racconto e Presta risponde: “Sì ne è la prova Federico, di sei anni. Un giorno eravamo al mare e mi racconta una storia: in una casa vivevano tre tigri poverissime, due grandi e una piccola che non avevano da mangiare. Un giorno andarono in banca per chiedere un prestito ma il direttore disse che non poteva darglielo. Allora una delle tigri disse: ‘Ma allora, magnamose ‘sto stronzo!’ e se lo mangiarono”.

“In questo racconto – spiega Presta – c’è tutto: tensione, pathos, lieto fine… Federico è un prodigio letterario in fasce. L’unico problema è che poi nella vita reale gli stronzi non se li mangia nessuno”.

Giorgia Gentili

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