Non è stata Roma!

locandina (4)

Parliamo di Suburra. Bisogna.

ATTENZIONE: SPOILER!

Un aspetto indubbio del film che sta dividendo il pubblico italiano, e romano in particolare, è l’altissimo livello tecnico di Suburra.

Ineccepibile.

Regia, fotografia, interpretazione degli attori principali e dei secondari. Tutto assolutamente ineccepibile.

Sollima, ancora una volta, firma quella che diventerà una pietra miliare nella storia contemporanea del nostro cinema ma c’è un MA. Ed è enorme, inevitabile.

Parliamo dell’onestà. Nel film non c’è traccia di onestà e questo lo sapevamo. Ci aspettavamo che venisse rispettata però, quella intellettuale nei confronti del pubblico…

Non vogliamo recitare il personaggio del blooper hunter né tantomeno cercare i buchi di sceneggiatura ma via… se si strizza l’occhio, tentando di suggerire all’audience che quei personaggi hanno dei corrispettivi reali e che la storia raccontata, l’Apocalisse, davvero è una fotografia della mala gestio romana, beh allora è profondamente scorretto, oltreché fastidioso, vedere un epilogo totalmente fantasioso.

Non si può parlare per due ore di un personaggio che è notoriamente in carcere da mesi e invece farlo morire in una pozzanghera, ucciso da una tossicodipendente che fino al minuto prima sembrava dovesse esalare l’ultimo respiro.

Non ci vogliamo neanche domandare come la tossica, senza forze, riesca inoltre a scoprire l’indirizzo della casa della madre del Samurai. Non vogliamo pensare tantomeno al fatto che se un uomo è noto come il Samurai da oltre 40 anni, forse non è poi così credibile il fatto che questo venga colto di sorpresa proprio da una ragazzina obnubilata dalla droga e dalla sete di vendetta per il suo “Numero 8″. Un po’ superficiale come visione, no?!

Non si può far morire il capotribù di una delle famiglie criminali più agguerrite e cruente apparse sul suolo italiano, facendolo sorprendere da un piccolo pugno di un piccolo ragazzino figlio di papà avvezzo a feste e ville piuttosto che a risse da borgata. Il capo clan che terrorizza la periferia di Roma crolla sotto un pugno esile, sviene, non gli vengono coperte le spalle neanche a casa sua, e fa la fine del sorcio nella gabbia del cane da lui aizzato alla lotta?! Dai, ma neanche in una rivisitazione dark di Cappuccetto Rosso!! E’ oltraggioso!

E vogliamo parlare delle incongruenze storiche? Papa Benedetto XVI si è dimesso l’11 febbraio del 2013. L’Apocalisse secondo Sollima arriva l’11 novembre 2011 con le dimissioni di Berlusconi.

La data berlusconiana è vera, ma come si fa ad anticipare di quasi due anni la svolta epocale segnata da Ratzinger?

Ovviamente, non crediamo che Sollima fosse sprovvisto di memoria o – in alternativa – di Google. E’ evidente che dietro si cela una scelta conscia.

Ma non ditemi che Suburra è l’affresco di quei giorni. Non ditemi che Suburra è il ritratto di Roma. Non ditemi che Suburra ha scoperchiato il vaso di Pandora nell’Urbe.

Dietmi piuttosto che è una fiction. E allora, davanti all’onestà della fantasia, potremmo rispondere che sì, Suburra è un film fatto davvero bene.

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1 Comment

  1. Pingback: La Roma oscura di Sollima | L'Araldo dello Spettacolo

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