Gli hikikomori, Evangelion, il delitto di Lecce e il nostro ritardo culturale

eva

Come la stampa italiana ha scoperto un fenomeno che in Giappone è noto da decenni, e che come spesso capita alla sofferenza è dietro a un capolavoro

Sarebbe interessante capire come e perché a volte vengano scoperti dei fenomeni, considerati nuovi proprio perché appena venuti alla luce ma in realtà esistenti da decenni. Da qualche mese la stampa italiana non fa che citare gli hikikomori, quei giovani – originariamente giapponesi, ora a quanto pare non solo – che reagiscono al disagio esistenziale annullando la propria vita sociale. L’ultimo a parlarne è stato l’altro ieri sulla Stampa Gianluigi Nuzzi a proposito di Antonio De Marco, il killer tanto privo di scrupoli quanto indecifrabile di Daniele De Santis ed Eleonora Manta.

Gli hikikomori, Evangelion, il delitto di Lecce e il nostro ritardo culturale: come la stampa italiana ha scoperto un fenomeno che in Giappone è noto da decenni, e che come spesso capita alla sofferenza è dietro a un capolavoro

Solitario e macerato De Marco, scrive Nuzzi, “si spendeva nelle ricerche su internet per conoscere meglio gli hikikomori”. E perlomeno stavolta un ancoraggio fattuale sembra esserci, perché spesso gli hikikomori ce li ritroviamo in analisi per così dire sociologiche sul vuoto giovanile nei soliti minestroni a base di Tik Tok, Blue Whale, musica Trap e dipendenze varie. Ma in Giappone il termine, con la tipologia umana che descrive, è utilizzato fin dagli anni ’80. Uno dei più noti hikikomori è stato il geniale Hideaki Anno, padre di Neon Genesis Evangelion. Che infatti, dietro la cortina fumogena di rimandi esoterici dei quali non a caso non si trovava mai il filo, è la metafora della sofferenza di Anno.

Anno voleva descrivere il proprio dolore che però così com’era, nudo e crudo, non sarebbe interessato a nessuno. Così decise di condirlo con gli immancabili robot antropomorfi (più o meno, perché gli Eva lo sembrano ma non sono macchine) e con una trama oscura e piena di riferimenti mistico-religiosi. Lo confessò lui stesso, facendo infuriare diversi fan che si sentirono, a ragione, presi per il naso intenti com’erano stati a scervellarsi per comprendere come mai Evangelion non avesse un finale, e se ce l’aveva non ci si capiva nulla. Poco importa perchè era nato un capolavoro. Ma Anno è del 1960, ed è stato un hikikomori fino a tarda età, ben dopo i 30. Il fenomeno, dunque, è conosciuto almeno da 25 anni prima che lo scovassimo qui da noi, quando ancora pensavamo che i fatti di cronaca nera potessero essere sì particolarmente truculenti, ma che dovessero sempre avere un movente chiaro.

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