Fuoco e fiamme per Fuocoammare

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Vogliamo parlare della candidatura all’Oscar?!

Davvero dobbiamo affrontare nuovamente l’annosa questione?!

Non impariamo mai dai nostri sbagli.

Sembra che più che scegliere il miglior film come rappresentante del cinema italiano da mandare agli Oscar, si disputi la battaglia – perché è talmente disdicevole da non essere innalzata al rango di guerra – tra chi è il produttore più gagliardo d’Italia.

Anzi di Roma, dal momento che il cinema e i produttori sono per il 99% romani e romaneschi.

“Fuocoammare”? Dio mio…

Il buon Rosi non era stato ampiamente celebrato dal Leone veneziano ottenuto con “Sacro Gra” (e Bertolucci in giuria) e dall’ottenimento dell’Orso d’oro a Berlino per “Fuocoammare”?

Ma soprattutto questo prodotto  di “cinema della verità”, come ama definirlo il suo autore e regista, può concorrere come rappresentante dell’industria cinematografica italiana agli occhi del resto del mondo?

Siamo italiani e portare una commedia come “Perfetti Sconosciuti” di Paolo Genovese sarebbe stato davvero così disdicevole? Ah, noi figli di Fellini e nipoti di Pasolini che ci presentiamo agli Academy Awards con una commediola che, oltre ad essere campione d’incassi, ha già stregato “gli americani” tanto che pare ne abbiano acquistato la sceneggiatura per realizzarne un remake a stelle e strisce. Ma no, Fuocoammare è meglio.

E “Indivisibili”? Quantomeno si tratta di un film che è ambientato in quello spaccato d’Italia, Caserta e zone limitrofe, le cui storie nostro malgrado stanno affascinando tutto il mondo. Vedi le vendite internazionali di Gomorra: un successo senza pari. Una bella storia, un contesto difficile e sicuramente altamente drammatico. Ma no, Fuocoammare è meglio.

E allora tenetevelo, Fuocoammare.

Tanto, tantissimo era stato detto su Sorrentino quando venne presentato agli Oscar e poi, una volta ottenuta la statuetta, tutti inneggiarono al nuovo re, dimenticando gli sfottò tipicamente romani all’indirizzo del napoletano che – a detta loro – scimmiotta Fellini. Una delle poche candidature fatte per il bene del nostro cinema, piuttosto che per l’ego del distributore o del produttore.

Che dire, almeno saremo già pronti: guarderemo la serata degli Oscar sperando in una Canonero, in Morricone o nell’inossidabile coppia Ferretti-Lo Schiavo a mantenere alto il tricolore.

…che poi l’Oscar al film straniero è sempre uno degli ultimi. Almeno non faremo l’alba.

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