Festival di Roma: utile. Non necessario

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Risulta davvero complicato e contorto il ragionamento volto a giustificare l’esistenza di una manifestazione come quella del Festival di Roma.

Partendo dagli elementi più banali ed evidenti, basta notare come nel corso degli anni, la poca chiarezza della sua mission si sia riflettuta anche nel nome stesso della kermesse.

Nasce come “Cinema. Festa Internazionale di Roma”. Poi,  dopo soli due anni, improvvisamente smette i panni dell’evento dal sapore di fave e porchetta per ammantarsi di una dimensione internazionale che, per essere tale, doveva essere decretata – almeno – dal nome. Ed ecco che nasce il Festival Internazionale del Film di Roma.

Non che il direttore artistico non sia bravo, per carità. Marco Muller è l’anima che sorregge tutto ciò che di reale e sofisticato esiste in questo appuntamento. Ma è l’evento in sé ad essere superfluo.

Ci domandiamo ancora quale sia l’utilità di una kermesse che ha il suo fulcro nella guerra a primeggiare non con i festival internazionali appunto, quanto piuttosto con la Mostra di Venezia. Che, peraltro, è l’unico appuntamento italiano che da generazioni movimenta i divi di tutto il mondo.

Anche quest’anno infatti, girando per i mercati dei film dei vari festival sparsi per il globo, capitava di imbattersi in produttori che si domandavano se il film era spendibile a Venezia o a Roma, poiché una esclude l’altra per le sue date ravvicinate. Complimenti. Bravi. Bene. Bis.

Un lato positivo dovrà averlo anche questo fratello minore, questa festicciola capitolina.
Ed eccolo: finalmente la Business Street, pardon, il Mercato Internazionale del Film (perché il Festival Internazionale di Roma ha un mercato altrettanto Internazionale, guai a dimenticarlo!) ha preso il via e lo ha fatto con un annuncio da tempo atteso.

Il nuovo segretario dell’Anica, Silvio Maselli, inaugurando l’ottava edizione del mercato ha comunicato che l’associazione da lui rappresentata ha istituito un fondo destinato ai distributori cinematografici che operano in zone quali l’America Latina, la Corea del Sud, il Giappone e Taiwan. Territori nei quali è stato attivato e finanziato anche dal Ministero dello Sviluppo Economico, un progetto speciale di promozione del Made in Italy.

Per una volta, non faremo guerra al tricolore, ma cercheremo di portarlo alto nel mondo.

Speriamo bene, nel frattempo buona visione. Internazionale, per carità.

Francesca Romana Massaro
fr.massaro@araldodellospettacolo.it

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