Un duo spettacolare al Parioli

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Un duo spettacolare al Parioli

La coppia Caprioglio-Messeri si racconta a riflettori spenti

la-donna-di-garbo-caprioglio-messeri.jpgAvevano già avuto modo di lavorare insieme, di piacersi e affiatarsi. Qualche giorno fa Marco Messeri e Debora Caprioglio si sono ritrovati sul palco del Teatro Parioli – Peppino de Filippo, a Roma, per mettere in scena “La donna di garbo”, l’opera irriverente e rivoluzionaria di Carlo Goldoni che andava a toccare, sgretolandola pezzo dopo pezzo, la Commedia dell’Arte.

 

 

Gli attori hanno dimostrato anche in questa occasione di essere una coppia che sul palcoscenico sanno essere esplosivi, irriverenti e di saper divertire… Divertendosi.
La piéce teatrale fu messa in scena per la prima volta nel 1789 a Livorno e a ripresentarla ai giorni nostri, grazie alla collaborazione della Fondazione Teatro Goldoni, Compagnia degli Onesti – Molise Spettacoli, sono stati proprio due livornesi con la loro carica di umorismo e satira tipici della loro terra d’origine. Ovvero il regista Emanuele Barresi con l’aiuto di Marco Messeri per l’adattamento del testo originale. Perché, se molti dei vizi e delle manie della classe borghese di allora sono rintracciabili e ben evidenti anche oggi, come hanno sottolineato i due attori, il linguaggio doveva essere rivisto per mantenere quella verve, quella forza e vivacità che allora scandalizzò il pubblico, ma che adesso, invece, ci fa divertire e riflettere.
Non ci si stanca ma di assistere a una rappresentazione delle commedie goldoniane. I suoi personaggi sono così attuali, moderni, intramontabili, quasi “l’avvocato” avesse preceduto di molto i tempi a venire. E ne sono una prova vivente le figure femminili che si alternano sotto i riflettori: da Rosaura a Mirandolina, passando per Colombina e Rosaura de “La finta ammalata”. Mentre sulla scena si muovono gli uomini, dipinti a tinte fosche, con “l’immobilismo e la cecità tipiche della classe borghese”, ha spiegato Messeri. “Questo atteggiamento di perenne attesa – ha continuato l’attore toscano – porta inevitabilmente alla morte, se volgiamo citare Ernest Hemingway”.
Ora le strade di Marco Messeri e di Debora Caprioglio si dividono nuovamente. Come nel 1994, quando presero parte al film di Francesca Archibugi “Con gli occhi chiusi”, oppure nel 2009 in occasione de “La Dodicesima notte” di William Shakespeare per la regia di Beppe Arena.

A febbraio l’attrice veneta sarà impegnata al Ghione di Roma in “Elephant Man”, film biografico del 1980 diretto da David Lynch che riscosse grande successo grazie anche alle interpretazioni magistrali di Anthony Hopkins e John Hurt. Tratto dai libri “The Elephant Man and Other Reminiscences” di Frederick Treves e “The Elephant Man: A Study in Human Dignity” di Ashley Montagu, è la storia drammatica e umana di John Merrick, che a causa della Sindrome di Proteo presenta numerose deformazioni in gran parte del corpo e soprattutto in volto, facendolo assomigliare a un elefante. Preso in cura dal dottor Treves, giorno dopo giorno emergeranno la sensibilità e l’umanità di una persona e non di un mostro, come invece la natura lo ha voluto ritrarre esteriormente. Tanto che un giorno urlerà: “Io non sono un animale! Sono un essere umano! Sono… un… uomo”.
Debora interpreterà la moglie del dottor Treves, trascurata dal marito perché preso dal caso umano dell’uomo-elefante, intorno al quale ruotano e si intrecciano tutte le storie dei personaggi. Un nuovo banco di prova per l’attrice che esordì da protagonista nel 1988 in “Grandi cacciatori” di Klaus Kinski.

“Le due interpretazioni (Rosaura e Anne Treves) sono completamente diverse da tutti i punti di vista: intonazione della voce, approccio mentale, sensibilità”, ha spiegato la Caprioglio, che non si sbilancia quando gli si chiede a quale dei due personaggi abbia preferito dar vita: “Quando sono stata in scena con ‘La donna di garbo’, mi è sembrato di essere tornata bambina perché fin da quando andavo a scuola mi sono misurata con le opere di Goldoni. Mi sono molto divertita a interpretare Rosaura, che amo molto come personaggio. Invece la moglie del dott. Treves rappresenta un ulteriore banco di prova con cui mi metto a confronto e che mi permette di crescere ancora nel mio lavoro”. Alla fine dell’intervista ha ammesso di essere pienamente soddisfatta della nuova stagione teatrale, inaugurata al Teatro dell’Angelo con lo spettacolo “Ti amo Maria!”, in cui è stata affiancata da Antonello Avallone.
Diversi, invece, gli impegni che assorbiranno l’eclettico Marco Messeri nei prossimi mesi. Dopo la presentazione del suo libro “Vita allegra di un genio sventurato” incentrato sulla figura di Benvenuto Cellini, presentato nella sua dimensione privata e non solo artistica, il livornese sarà impegnato nel doppiaggio del film “Il principe abusivo”, in cui ha recitato al fianco di Christian De Sica e Alessandro Siani, peraltro regista al suo debutto dietro la macchina da presa. Al momento Messeri non svela altri progetti per l’imminente futuro.

E così lo stuzzichiamo, chiedendogli in quale campo si sia trovato più a suo agio, visto che ha spaziato in lungo e in largo nel corso della sua carriera.“Non ho preferenze – risponde quasi bonariamente – perché in ogni ruolo che ho interpretato, ho sempre lavorato sodo, ma divertendomi, proprio come nel film “Tutta colpa della musica” con Tognazzi e Sandrelli. Ed è forse questa la chiave che mi ha spinto sempre a dare il meglio: chi mai potrebbe accettare di vivere per non divertirsi?”. Infatti, per lui, la voglia di divertimento è legata al pulsare della vita. Tanto che, ridendo, svela un piccolo segreto: “Sono un gran giocherellone. È l’aspetto mio non cresciuto, a tal punto che mio padre mi chiamava ‘tanti giochi, divertimenti e svaghi’”. Ma mai parlare con lui di successi, perché subito si schernisce e “rimprovera”: “Non usiamo per carità quella parola! Diciamo piuttosto una vita di lavoro, di occasioni. Parlare di vita piena di successi è agghiacciante. Neanche Valentino Rossi funziona come una sveglia svizzera”. Per Messeri è umano lavorare, avere sempre successo è quasi disumano. Ed è forse questo, il carattere dell’attore e del comico che più ci affascina.

 

Federico Maselli
f.maselli@araldodellospettacolo.it

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