Biagio Izzo, il perfetto Cenerentolo dei giorni nostri

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Al Teatro Ghione, in scena fino al 13 aprile, la commedia in chiave napoletana che fece impazzire gli States nel Sessanta

A Roma si torna a respirare aria di magia e da fiaba. Al Teatro Ghione, fino al 13 aprile, le lancette dell’orologio si fermano e gli spettatori, grazie al supporto video che richiama la tradizione favolistica e la comicità già incontrata in Shrek, sono proiettati tra le scogliere di una ridente località di mare della Campania.

Come un Cenerentolo, scritto a quattro mani dallo stesso Izzo e da Bruno Tabacchini, è la rivisitazione in chiave moderna di Cinderella e un omaggio al talento di Jerry Lewis che già nel 1960, dall’altra parte dell’Atlantico, aveva dissacrato il mito della favola firmata Walt Disney dando vita a una pantomima di strane figure e capovolgimenti di ruoli e identità.

Sulla scia della fortunata esperienza americana e del suo principale interprete, Biagio Izzo prova (e ci riesce) a ricreare quelle atmosfere, quella comicità che contribuì a consacrare il genio dio Jerry Lewis, ma con una marcia in più. E questo grazie al bagaglio culturale e comico dell’attore napoletano che, uscendo dai binari della mera parodia de Il Cenerentolo, finisce per approdare in un “nuovo mondo”, non completamente slegato dalla realtà contemporanea e pregno di elementi propri di un’Italia contraddittoria e paradossale. Il tutto condito dall’essenza genuina e pregnante del dialetto e da un testo che richiama le influenze della lunga tradizione del teatro partenopeo.

Così, rispetto a tanti colleghi, Izzo non disdegna di affondare nella “napoletanità” più vera e verace, non fatta solo di accenti o inflessioni dialettale, ma affondando nel ricco patrimonio di espressioni, modi di dire e linguaggi che nel tempo hanno edificato la lingua napoletana.

Forte di un testo ben scritto e dell’attenta regia di Claudio Insegno, la commedia Come un Cenerentolo può contare sulla bravura interpretativa di attori come  Paolo Bonanni, Gino Cogliandro, Teresa Del Vecchio e Francesco Procopio. Ma, soprattutto, a brillare accanto al protagonista Biagio Izzo è la stella di Peppe Barra, da poco insignito del master universitario honoris causa in “Letteratura, scrittura e critica teatrale” dalla Federico II di Napoli. Guardare, ammirare le recitazioni di Peppe Barra e Teresa Del Vecchio, la loro mimica, la forza caratteriale che hanno saputo infondere nei personaggi rappresentati, è stato un piacere per gli occhi e le orecchie. Una standing ovation naturale e quanto mai auspicata.

Nota assolutamente dolente, in una macchina dai tempi comici perfetti, l’interpretazione della giovane Sara Zanier, mai veramente a suo agio sul palcoscenico e non entrata nel personaggio, ovvero nella figlia di un italo-americano cresciuta negli States.

Federico Cocozza (Biagio Izzo) è il figlio acquisito di una famiglia di albergatori, i Carrozza, proprietari dell’albergo Contessa sito in una ridente località di mare. Il suo riconoscimento, avvenuto in età adulta, da parte di Alberto (Francesco Procopio), per volontà testamentaria, crea difficoltà e imbarazzo fra i componenti del nucleo familiare messi di fronte al fatto compiuto.

biagio_izzo_bassaDa qualche giorno gli è stato notificato l’atto di riconoscimento. Il padre che non aveva mai conosciuto gli donava, post mortem, un cognome importante e un terzo dei suoi averi. Ma da uomo esperto, non credendo ai sogni, e nemmeno alle favole, prima di dare il suo assenso decide di toccare con mano la consistenza della sua fortuna presentandosi di persona presso l’albergo di famiglia. Evidenti risultano immediatamente le differenze di livello sociale tra i fratelli Carrozza, cresciuti nel benessere, e l’ultimo arrivato di cui non si conoscono i trascorsi, ma che, da quanto sì desume, per la rozzezza dei modi, certamente, non può considerarsi pari a chi si è formato nei migliori College italiani.

Intanto l’albergo Contessa sta attraversando un momento difficile. Massimo (Paolo Bonanni) e Roberto (Samuele Sbrighi), figli legittimi di Alberto Carrozza, con la colpevole benevolenza della madre Mercedes (Peppe Barra), si sono indebitati al punto che, se non si trova un finanziatore, l’ufficiale giudiziario pignorerà l’intera struttura per soddisfare le richieste sempre più pressanti dei creditori inferociti. Si rischia il fallimento e forse anche qualche atto d’intemperanza.

Mercedes ha chiesto aiuto al suo vecchio amico d’infanzia Giacomo Principe (Gino Cogliandro), detto Jack, tornato di recente dall’America ricco sfondato. Lui potrebbe essere la chiave di volta, in questo momento di sofferenza economica.
Jack ha una figlia, Azzurra (Sara Zanier), una ragazza infelice perché strappata al suo ambiente e portata in Italia dove proprio non ci vuole stare. Ma l’America scottava sotto i piedi di Mr. Principe e a malincuore la famiglia si è dovuta trasferire nel paese d’origine.

Il padre della ragazza cerca di inserirla nei migliori salotti; vorrebbe che Azzurra frequentasse le più titolate famiglie italiane. Quella dei Carrozza è certamente una famiglia prestigiosa, un nome importante nell’alta società.

Contattato da Mercedes, Jack ha manifestato l’intenzione di organizzare una festa per Azzurra. Ci saranno ospiti importanti. Mercedes mette a disposizione il suo albergo. E’ l’ opportunità giusta per ricordare la vecchia amicizia e, si spera, per sancire rapporti d’affari, e forse chissà, magari, per legare le due famiglie con un ricco e provvidenziale matrimonio. In casa Federico è tenuto a freno e non gode di tutte le prerogative riservate, invece, ai suoi fratelli. La famiglia lo tiene a distanza.

Sono in ballo questioni di interessi. Oltre al cognome, il figlio riconosciuto acquista diritti successori. Ma si sa, nelle favole il danaro non è tutto, e la favola stessa ci aiuterà a trasformare quel rozzo Cenerentolo in un perfetto gentleman dei nostri giorni.




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