A Venezia72 l’ultimo grido disperato di Caligari

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Presentato fuori concorso ”Non essere cattivo”, la pellicola postuma del regista scomparso a maggio

In una società che ti offre poche opportunità per non essere cattivo, quanto è possibile uscire fuori da questo status? Per Cesare e Vittorio, i due protagonisti dell’ultimo film realizzato da Claudio Caligari, scomparso il 26 maggio scorso dopo una lunga malattia, questa eventualità esiste. Basterebbe volerlo. Nonostante le condizioni possano far credere che non ci sia altro modo per vivere se non con la droga, lo spaccio e la delinquenza. Siamo a Ostia, sul litorale romano, anno 1995, in una borgata e in un periodo che non lasciano molte speranze. Ma in realtà è sempre una questione di scelte. E così se da una parte Vittorio riesce a trovare una nuova strada da percorrere con una donna e un lavoro a cui aspirare (come quella di fare il manovale), dall’altra Cesare non può (o non vuole) scappare dalla sua drammatica condizione di vita.

Presentato fuori concorso al Festival internazionale d’arte cinematografica di Venezia l’ultima pellicola di Caligari Non essere cattivo è una storia dura, che commuove per la ricerca del regista (come aveva già fatto in passato) di denunciare la difficile sorte di quei giovani di periferia abbandonati dalla società, con poche alternative per riscattarsi e integrarsi. Come i personaggi (uno di loro si chiamava proprio Cesare) di Amore tossico, il primo film di Caligari del 1983. O del protagonista di Accattone di Pier Paolo Pasolini, pellicola tanto amata da Caligari e di cui ritorna in Non essere cattivo il nome Vittorio.

Luca Marinelli e Alessandro Borghi riescono fortemente a trasmettere le emozioni e le sensazioni di anni in cui le borgate, come quella romana in questo caso, ancora sul finire del secolo scorso lasciava poche speranze a quei ragazzi di vita di capire la loro collocazione nella società. I due attori, nel film i “fratelli di vita” poco più che ventenni Cesare e Vittorio, sono perfetti nei ruoli che gli sono stati affidati senza scadere nel cliché dell’emarginato, del drogato o del delinquente. “Lavorare con Caligari è stata una esperienza unica” ha detto Borghi, mentre Marinelli ha aggiunto: ”Siamo stati vittime di una gigantesca magia. Mi porto dietro il fatto di aver visto il coraggio di questa persona, senza paura. Oltre a tutti i consigli che ho ascoltato, mi ha liberato come attore e uomo”.

Nonostante le difficoltà di produrre il film (a questo ci ha pensato Valerio Mastandrea che, credendo fortemente nel progetto, ha bussato a molte porte per far finanziare la pellicola), Non essere cattivo è riuscito ad arrivare al Festival di Venezia. Anche se uno dei produttori, Pietro Valsecchi, avrebbe preferito vederlo in concorso. “Ci avrei tenuto molto” ha svelato in conferenza stampa. “Spero che il film venga visto, non perché Claudio non c’è più” ha aggiunto Mastandrea.

Alla stesura della sceneggiatura, insieme a Caligari, hanno collaborato anche Giordano Meacci e Francesca Serafini. Distribuito da Good Films, e prodotto da Mastandrea insieme a Paolo Bogna e Simone Isola, la pellicola uscirà nelle sale italiane il prossimo 8 settembre.

Giulia Bianconi

g.bianconi@araldodellospettacolo.it

Giornalista professionista, laureata in Dams-spettacolo con una tesi su Pina Bausch, scrivo di cinema sulle pagine del Quotidiano Il Tempo. Vedo molti film (anche troppi) e serie tv. Romana, da sempre pronta per vivere a Berlino.

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