Tom Hanks, spia nel nuovo film di Steven Spielberg

E’ al cinema in questi giorni “Il ponte delle spie”, il nuovo film diretto da Spielberg e sceneggiato dai fratelli Coen

Dopo la “pacifica” accettazione alla fine della seconda guerra mondiale di U.R.S.S. e U.S.A. reciproca, con la divisione di Berlino e della Germania tutta, i due paesi sovrani, quelli che avevano sconfitto il nazifascismo, entrarono in conflitto perenne, ma silenzioso. Uno stato che predicava la libertà e la giustizia non aveva niente a che fare con uno che condannava il modo di vivere del primo e così scoppiò la guerra fredda che ebbe fine, ufficialmente, solo nel 1989 con la caduta del muro di Berlino e la fine del comunismo.

12176-99.jpgQuesto film parla proprio di quel periodo, ristretto alla fine degli anni ’50 quando la “fiducia” reciproca smuoveva la Cia e il KGB per spiare il paese nemico, facendo infiltrare agenti sotto copertura per cogliere segreti militari e politici e l’Europa, con la Germania soprattutto, stava in mezzo, presa tra due fuochi. Gli americani e gli alleati spadroneggiavano nella Germania Ovest mentre i comunisti russi in quella dell’est. Il protagonista del film, l’eroe popolare, l’uomo comune che salverà il mondo, si trova in questo gioco a scacchi dove, da semplice pedone deve obbedire al re “libertà” per combattere il nemico. Hanks, avvocato nel ramo delle assicurazioni, passa dalla difesa, d’ufficio, di una spia, presunta, alla contrattazione a Berlino Est di due americani catturati, una spia e uno stupido studente universitario idealista, in cambio dell’assistito russo. Tra indagini, pedinamenti e minacce, il ponte delle spie, cosiddetto perché usato per lo scambio di prigionieri, diventa l’obiettivo ultimo, la meta della libertà del protagonista e del film.

La pellicola, magistralmente diretta da Spielberg, uno che se ne intende di guerra mondiale e misteri, e interpretata intensamente da un imbolsito Tom Hanks, recupera un pezzo della memoria del mondo da una storia vera, come i fratelli Coen, abilmente e rapidamente, ci fanno capire dalle diciture appena all’inizio del film. Ecco, nonostante l’abile ricostruzione e le interpretazioni e i costumi e una discreta tensione, proprio il fatto che si calchi da subito la mano sul fatto che sia una storia vera, smonta qualsiasi aspettativa di suspence possibile, prevedendo un lieto fine che, in Spielberg, non manca mai, neppure nelle tragedie più cupe, come ricordiamo bene. Da una storia inventata ci aspettiamo un finale doloroso, inaspettato, invece, l’accoppiata Spielberg-storia vera ci rende tutto molto prevedibile, senza sorpresa. Non c’è dubbio che il valore, il coraggio di un uomo mandato non ufficialmente a fare il lavoro di agenti Cia sia mirabile, ma sapere che tutto andrà bene, perché non può andare in altro modo, spegne un po’ gli entusiasmi. L’unico sussulto di emozione forte è la scena, che evidentemente Spielberg ama moltissimo, dell’aereo di ricognizione spia a metà film, ma per il resto c’è calma piatta. La durata, poi, non aiuta. Non siamo ai livelli de Il giorno dello sciacallo o de L’uomo nell’ombra nonostante la presenza dei fratelli Coen alla sceneggiatura. Da loro ci si aspetterebbe meno manierismo e più azione, ma le aspettative, come si sa, deludono quasi sempre.

Se voleva essere un film sulla eccezionalità dell’uomo medio americano, che sicuramente, ripetiamo, si è distinto anche in seguito nella Baia dei Porci a Cuba, sui valori americani, sul fatto che i rossi erano cattivi e brutti e gli yankee no, allora è un film riuscito, se voleva essere un semplice film di spionaggio, con rimandi alla realtà, non ha proprio centrato il bersaglio.

Ripetiamo, un buon film senza troppi elogi.

Il ponte delle spie

regia: Steven Spielberg

attori: Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Alan Alda, Billy Magnussen, Eve Hewson, Austin Stowell, Domenick Lombardozzi, Sebastian Koch, Michael Gaston.

genere: spionaggio

nazione: Usa 2015

durata:140′

voto: 3/5

Ramsis D. Bentivoglio

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