Ti sposo ma non troppo, buona la prima…senza laude

Ti-Sposo-Ma-Non-Troppo-Locandina-Poster-2014

Dal teatro al grande schermo, la commedia di Gabriele Pignotta racconta l’amore. Mai banale né noiosa.

Dopo il successo nei teatri italiani approda ora nelle sale cinematografiche Ti sposo ma non troppo, la commedia sentimentale scritta e diretta dal giovane Gabriele Pignotta. Un film delicato, leggero e godibile che, anche nello stile di regia, si pone all’interno del fortunato filone della nuova commedia all’italiana, di cui Fausto Brizzi è attualmente uno dei massimi esponenti.

Con ironia e sguardo bonario, ma sempre possibilista e ottimista, Pignotta si diverte a indagare il mondo caotico e nevrotico dei trentenni di oggi, generazione smarrita e senza punti fissi se non l’incrollabile e cieca fiducia nella tecnologia e nei social network. Perché è in questo mondo che, abbandonate le proprie tenere disillusioni, trovano scampo dai problemi e dalle afflizioni della quotidianità.

Sui social network  ogni figura può rinascere, indossando pirandellianamente una nuova maschera tanto desiderata e vivere una vita che, come un abito, le sia cucito su misura. Perché nella rete possiamo essere tutti e nessuno.

ti-sposo-ma-non-troppo-foto-film-incontrada-franci_980x571In Ti sposo ma non troppo si intrecciano le storie di quattro giovani che, nel turbinio della narrazione, daranno vita a esilaranti equivoci, scambi d’identità e confusioni emotive. Ingredienti che ci riportano agli albori del genere letterario ma al quale l’autore aggiunge una qualità moderna e cruciale: l’evoluzione psicologica dei protagonisti, che non rimangono semplici macchiette che si “agitano” davanti a una macchina da presa.

Tutti loro, a un certo punto della vita, entrano in crisi. Crisi che scaturisce e ruota intorno allo scambio d’identità, accelerata da questa frenetica mania di chattare. Così una coppia, prossima ormai alle nozze, dopo sette anni scoppia. Un fisioterapista, incallito Don Giovanni, scopre l’amore grazie a un fortuito scambio di persona. E una ragazza, abbandonata sull’altare, ritrova finalmente il sorriso.

Portare sul grande schermo un testo nato per il teatro non è impresa facile visti i tanti nodi da sciogliere. Per l’autore e il regista diviene una sfida, una scommessa. Di certo in passato non sono mancati gli adattamenti cinematografici di testi teatrali: esperimenti alcuni falliti, altri riusciti come La Scuola di Daniele Lucchetti con Silvio Orlando.

Il primo nodo coinvolge l’allargamento del numero dei personaggi e delle storie che inevitabilmente si intrecciano. Dunque la scrittura di un nuovo soggetto e la conseguente necessità di approfondire la psicologia e i tratti delle figure per non rischiare il doloroso appiattimento caratteriale dei personaggi. E in questo Gabriele Pignotta è stato molto bravo, anche nella scelta dei ruoli.

img-20130826-wa003La recitazione di Paola Tiziana Cruciani e di Paolo Triestino, tanto apprezzati a teatro, hanno aiutato a rendere la commedia più frizzante e fresca, grazie alle loro interpretazioni, allo scambio di battute un po’ al veleno e alla loro opposta visione del matrimonio. Entrambi, infatti, interpretano i genitori di Carlotta (Chiara Francini), prossima alle nozze con Andrea (Fabio Avaro). L’attrice fiorentina, volto amato dal grande pubblico, è stata un’altra nota positiva del film che ha fatto della sua verve e della sua toscanità le armi adatte (e affilate) per il ruolo della giovane fidanzata in crisi.

E così anche Vanessa Incontrada, in questi ultimi anni impegnata più sui set delle fiction televisive e dei programmi che al cinema. Lei, che già ci aveva colpito per il suo stile e il suo garbo, si conferma un pezzo forte della commedia.

Come scrivevamo all’inizio, Gabriele Pignotta non rischia e rimane all’interno dei canoni della commedia di genere. Una regia pulita, senza scatti, senza nervosismi in cui si prediligono i campi larghi e l’ariosità delle inquadrature. La pellicola scorre fluida e senza intoppi, la musica viene piegata ad arte per raggiungere l’effetto di empatia del pubblico in sala.

Purtroppo non siamo d’accordo con Pignotta nella scelta di conservare i ritmi, alcuni sketch e battute del testo teatrale. Questo perché il teatro è un mondo completamente diverso, agli antipodi rispetto al cinema. Ciò che dal palcoscenico può scatenare ilarità e battito frenetico di mani, sul grande schermo rischia di essere controproducente. Ed è quanto è accaduto a Ti sposo ma non troppo, quando, per esempio, Luca (Gabriele Pignotta) tenta di spiegare ad Andrea il funzionamento della chat. Possiamo anche capire l’affezione dell’autore per un certo stile e l’influenza del teatro sulla scrittura, ma questo ha avuto effetti sull’inceppamento della macchina portando allo smarrimento dell’elemento comico in alcune scene.

Nel complesso, nonostante queste note stonate, il film è gradevole, simpatico e a volte profondo. Perché il tema dell’amore, sviscerato da tutti i punti di vista, rimane sempre un tema delicato che va trattato con delicatezza  e con guanti di velluto. E in questo Gabriele Pignotta si è dimostrato abile. Allora possiamo tranquillamente scrivere che, pur non vincendo a pieni voti la sua sfida, almeno i soldi della scommessa potrà metterseli in tasca. Perché, oggi, dirigere questo tipo di film ricco di buoni spunti su cui riflettere non è cosa da poco.




Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>