Suburbicon e l’imprevedibilità dell’amore

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Esce oggi il film diretto da Clooney e scritto dai fratelli Coen

Suburbicon è stato presentato questa estate al Festival di Venezia, ottenendo un lungo applauso nella Sala Grande e, a distanza di tre mesi, finalmente arriva sul grande schermo, per tutti.

Il sesto film diretto da George Clooney è stato scritto, diversi anni fa, dai fratelli Coen. La sceneggiatura è stata poi recuperata e rimaneggiata, pur mantenendo il classico stile grottesco e tagliente che ha reso famosi i fratelli autori.

Suburbicon è una città costruita da una comunità di americani “wasp”che vuole salvarsi da una serie di “inconvenienti” che iniziano ad accadere negli Stati Uniti nella fine degli anni ’50, precisamente nel 1959.

suburbiconTutto lì è artificiale e l’atmosfera ricorda molto ciò che Frank Oz racconta, con una sfumatura decisamente più comica e leggera, in “La donna perfetta“.

Non c’è criminalità, i vicini si conoscono tutti e sono tutti d’accordo sul fatto che nulla debba cambiare.

Gli equilibri iniziano a sconvolgersi quando, a Suburbicon, arrivano i Meyers: la prima famiglia di colore. Il capofamiglia ha regolarmente sottoscritto il contratto e i promotori hanno dimenticato di chiedere però, di che colore avesse la pelle. Così nasce una lotta all’ultimo sangue per cacciare delle persone che non hanno colpe, non commettono reati, ma vengono vessate da tutti.

Completamente differente invece, la situazione del suo vicino, Gardner Lodge (Matt Damon), che viene rispettato e amato da tutti e ritenuto persona compassionevole e generosa perché ospita in casa sua anche la sorella zitella di sua moglie (entrambe – magistralmente come sempre – interpretate da Julianne Moore).

Peccato però che, come spesso accade, le apparenze ingannino e, all’interno della casa  Meyers si vada consumando un’escalation di colpi di scena ed azioni folli e sanguinarie, ben nascoste agli occhi dei vicini, mentre dai Meyers l’inferno è fuori dalle quattro mura, con i picchetti dei residenti e le urla e gli atti vandalici volti a far scappare la famiglia di colore.

Chiave del film saranno i due bambini, coetanei, figli delle due famiglie e diventati amici, nonostante tutto e tutti.

Ciò che sarà chiaro solo alla fine, è che alla base delle violenze, degli omicidi, di tutte le assurde azioni che vengono messe in atto da Gardner, c’è l’amore. Purtroppo però, il sentimento è rivolto alla persona sbagliata. Non alla moglie, non al figlio.

Quanto può l’amore? E quanto sono imprevedibili le scelte che il protagonista è portato a fare in nome di un progetto, nato come idillio e trasformatosi in incubo ossessivo?

Una spirale nella quale lo spettatore viene costantemente coinvolto, a maggior ragione grazie alla sapienza di Clooney e dei Coen che, nei momenti decisivi, riescono a strappare sempre una risata grazie ad una battuta, un’espressione o un gesto irresistibilmente comici.

E via, dopo la risata, di nuovo giù, nella melma.

Chapeau.




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