Siamo tutti Rocco Siffredi!

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In occasione dell’uscita del film Rocco in sala dal 31 ottobre al 3 novembre, ripercorriamo la storia dell’attore hard più controverso della storia del cinema, amato e odiato come una rock star

Se Dante è il vanto toscano e Leopardi quello marchigiano, Rocco Siffredi, al secolo Rocco Antonio Tano nato ad Ortona, è il portabandiera dell’orgoglio abruzzese. Nell’Italia bigotta, ma alla ricerca di una sua libertà anche sessuale, Siffredi ha saputo abbattere le porte dell’ipocrisia con il suo anomalo lavoro, nonostante la condanna (curiosa) unanime. Forse con la sua spontanea simpatia, naturalezza, ma soprattutto passione, come dice egli stesso, Rocco è arrivato ad essere invidiato da molti uomini e desiderato da tutte, o quasi, le donne.

Dopo una carriera di 27 anni e oltre 400 film, due registi francesi hanno realizzato il documentario Rocco, presentato anche a Venezia 2016, creando molte aspettative e scandali, soprattutto per l’inquadratura iniziale a campo ristretto del membro XL di Rocco sotto la doccia. E’ subito chiaro che l’attore e divo, non solo in campo pornografico, si mette a nudo come mai prima o almeno questa è l’intenzione della pellicola. Se tutti hanno conosciuto il Rocco actor, questo film vuole indagare anche gli aspetti della sua vita privata partendo da una piccola cittadina abruzzese per arrivare a sfondare in una delle professioni più difficili del mondo.

Rocco Tano nasce nel 1964 e la sua vita sembra non promettere nulla di soddisfacente. Lavora nella marina mercantile, quindi in un ristorante a Parigi da parenti, ma la sua passione sono le donne, e le frequentazioni di night club lo dirige verso il mondo dell’hard dove rivela subito le sue qualità innate. Il 1982 lo vede esordire con Gabriel Pontello, ma la fidanzata dell’epoca lo trascina a Londra per gelosia. I freni inibitori del nostro eroe si lacerano in fretta e nel 1984, nel cuore dei favolosi anni ’80, Rocco Tano, poi Siffredi grazie al suo idolo Alain Delon in Borsalino & Co. lo portano alla ribalta, prima in Germania e poi in Italia con Schicchi e la conturbante Moana. Il successo vero e proprio lo raggiunge negli Stati Uniti dove, dopo i 32 cm di John Holmes, il nostro Rocco eredita un peso e una reputazione notevoli. Ma Rocco sa quello che vuole e non teme confronti. Sfodera le sue armi migliori e si aggiudica tutti i premi della critica e della tecnica. Un menage a trois, addirittura, lo annovera nell’Olimpo degli AVN, gli Oscar del sesso, come miglior attore dell’anno.

Ma non è tutto oro quello che luccica perché, come emerge dal doc, anche Rocco ha dei lati oscuri che non riesce a celare. Il padre, secondo le parole del figlio, era un abile e spudorato donnaiolo sempre alla ricerca di consolazione in letti altrui, tra cui molte vedove di amici o zitelle. A Rocco confida che le “vecchie” sono le migliori e gli racconta tutti i particolari che un figlio non dovrebbe mai sentire e si ritrova a dar consigli al padre. Inconcepibile! Rocco, per evidenti motivi, ama solo sua madre e ogni donna è soltanto un’ombra della sua figura stabile e responsabile. La morte di un fratello la sconforta a tal punto da farla ammalare di cirrosi epatica, fino alla morte. Anche lì il padre flirta con la vicina di letto e subito si consola con altre donne per altri 20 anni, morendo solo.

rocco siffrediRocco trova in Rosza Tassi, ungherese di nascita e saggia moglie libera dalle catene religiose cattoliche, una donna che lo comprende e lo lascia libero. Insieme hanno due figli ai quali Rocco è evidentemente molto legato, ma che vuole siano liberi nella mente e nel cuore, sapendo guardare, con la giusta distanza, la loro necessaria indipendenza dalla famiglia. Rocco si dimostra, anche se dal docu-fiction non traspare quanto dovrebbe, una maturità che anche gli errori di gioventù avrebbero potuto cancellare e che invece spiazza e sorprende piacevolmente dato il confine molto labile e superficiale del suo lavoro.

Anche se sfrutta un linguaggio colorito e non forbito, anche se i 24 cm potrebbe dargli la scusa di non pensare troppo, anche se potrebbe vivere di rendita e fare lo snob, Rocco, l’uomo prima dell’attore e della star, è una persona che conosce se stesso e che ha una vera passione verso quello che ama, ammettendo i suoi difetti e il lato oscuro della sua anima che lo perseguita sempre. Sembra assurdo, ma dopo l’Isola dei Famosi, a detta sua, ha cominciato a guardare in alto e non solo avanti come aveva sempre fatto e questo gli ha permesso di capire che il suo virus mentale, quello che ha fatto soffrire molte persone attorno a lui, poteva essere sconfitto con l’amore. Proprio lui che nato nelle case popolari di Ortona in un periodo nero per la morale italiana, quella degli anni ’60, non ha mai dimenticato che il cuore è sopra ogni cosa, anche sopra l’invidia e la maldicenza.

Questo documentario dimostra fin troppi limiti narrativi spargendo molte briciole interessanti, ma raccogliendo solo quello che interessa ai registi senza investigare troppo dietro la facciata dell’uomo di successo come emerge in altre interviste molto meno pretenziose. Il vero valore del film è mostrare come gli italiani e l’Italia, nel profondo, invidino un personaggio esplicito e mai domo come lui che ama quello che fa senza vergogna, svelandosi come un semplice uomo con paure e demoni da cui è sempre affascinato, ma che cerca di allontanare per amore della famiglia, l’unico vero valore che abbia sempre contato.

La vera invidia che suscita, crediamo, non è solo quella dell’attrezzo esagerato e che sa usare a dovere, ma quella naturalezza roccosche esprime sempre e comunque, seppur velata di dolore ed egotismo un po’ divistico.

Il film mostra anche aspetti goliardici e surreali dei set che condivide con Gabriele, suo cugino e quasi alter ego, che lo segue sin dagli esordi, affiancandolo come regista e assistente al set.

Citando una piecé teatrale famosa, questo film “è un’intervista del cazzo”, ma nel senso più positivo del termine.

Ancora oggi, dopo il ritiro dalle scene, diventato super produttore con la sua casa Rocco Production a Budapest, Siffredi è preceduto dalla fama del suo importante e ingombrante peso che la natura gli ha donato, quello di intrattenere le persone e di farle godere.

La differenza con molti attori, forse anche più bravi di lui, è che ha sempre portato entusiasmo e pura passione nei suoi film facendoli apparire come i più veri possibili. Egli stesso afferma che è sempre stato arrapato quando arrivava sul set e non per finta o per contratto, ma perché ci credeva… e chi siamo noi per non credergli?!

Rocco è l’Elvis dell’hard, è il Michelangelo dell’attrezzo, è il Da Vinci del pennello, il D’Annunzio del lapis, Rocco è il baluardo di un mondo taboo che però non vuole essere nascosto e taciuto e che tutti, in fondo, desideriamo esprimere. Insomma, Rocco è il bocchino della tromba di un mondo che vuole farsi sentire.

Buona erezione a tutti!

 

Ramsis D. Bentivoglio

L'Araldo dello Spettacolo sbarca online con interviste e materiale in esclusiva su Cinema, Arte, Danza, Musica, Teatro e Libri!

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