Un secolo di Bergman

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Mostre e proiezioni in tutta Italia

 

 

“Girare un film è come cercare di domare una belva preziosa e inafferrabile:

ci vogliono chiarezza, meticolosità, calcoli rudi ed esatti…” 

 

Il 14 luglio 1918 nasceva, a Upsala, Svezia, il precursore dell’esistenzialismo svedese: Ingmar Bergman, colui che avrebbe rivoluzionato il cinema attraverso la sua profonda ricerca di un dio in cui non credeva, ma a cui ha dedicato buona parte della sua energia creativa. Artista combattuto e geniale, ha forgiato con la sola forza delle immagini un mondo scandinavo chiuso e indomabile raccontando di sé, del suo vuoto interiore, mettendosi a nudo come Cristo sulla croce.

Tutti i registi successivi sono figli della cinematografia bergmaniana, da Allen a Scorsese, da Coppola a Fellini. Considerato, a torto, da molti, troppo intellettuale ha mostrato il suo lato leggero e sfrontato con A proposito di tutte queste… donne, giocando sulla sua passione/malattia per le donne, riuscendo a sposarsi cinque volte e mettendo al mondo ben nove figli. Donnaiolo sfrontato, infatti, è stato uno dei pochi registi a saper veramente raccontare le donne anche se, probabilmente, non le ha mai capite. Liv Ulman, su tutte, è stata la sua protagonista più tenace e caparbia. E’ stato un instancabile creatore e fino a 85 anni la sua mente è stata attiva e prolifica, sia per il cinema, sia per la tv a cui dedicò gli ultimi anni di vita.

Ha vinto tre Oscar, sette premi a Cannes e sette a Venezia e un Orso d’oro a Berlino risultando il cineasta nordico più premiato e apprezzato. Bergman non è mai stato commerciale, ma il suo cinema è ancora oggi studiato, visionato e analizzato da studenti o semplici cinefili in cerca di un valore assoluto di pregio.

Ha dedicato tutta la sua vita all’arte, trincerandosi nell’isola di Faro, dove scrisse la maggior parte dei suoi film. Per gestire le amarezze date da quel mondo illusorio e instabile, si diede tre capisaldi per una disciplina spirituale, quasi un catechismo, come lo definì lui:

1 Sii sempre interessante;

2 Agisci sempre secondo la tua coscienza da artista;

3 Ogni film è il mio ultimo film.

Oltre ai film, Bergman era appassionato di musica leggera, soprattutto i Beatles che ascoltava nei momenti di pausa, e di televisione che guardava durante le notti insonni.

Ogni autunno dirigeva un film, ogni inverno un’opera teatrale, ogni primavera sceneggiava un film. Scriveva sempre a macchina e ogni volta che sbagliava riscriveva tutto daccapo per non vedere le correzioni e batteva, ininterrottamente, per circa 8 ore di seguito. Era un vero artigiano della scrittura.

I suoi film erano sempre ispirati da delle visioni. La più nota è quella di Sussurri e Grida dove vide una stanza rossa con tre donne che discorrevano e da lì ci costruì una storia, premiata con l’Oscar.

Bergman affermava che

fare film è una necessità di natura, un bisogno paragonabile alla fame e alla sete” ,

ripercorriamo, quindi, una breve filmografia necessaria e ristretta di Ingmar.

La sua opera registica nasce nel 1944 con Spasimo e Crisi del 1945.Il vero successo lo ottiene nel 1952 con Monica il desiderio, primo vero film bergmaniano con una libertà stilistica e narrativa impensabile per l’epoca che ispirò Truffaut per I 400 colpi. Nel 1956 partorisce Il settimo sigillo, opera di eco medievale con la classica e nota partita a scacchi tra un soldato e la morte che annuncia la fine del mondo. Il posto delle fragole, 1957, è il suo capolavoro poetico con uno straordinario Victor Sjostrom, autore de Il carretto Fantasma, nei panni di un professore che rivive la sua vita durante un viaggio per ritirare un premio. Seguono La fontana della vergine, storia tragica, anch’essa di origine medievale, dove tre assassini trovano rifugio nella casa dei genitori dell’assassinata, con cui si aggiudicò il primo Oscar.

Quindi Come in uno specchio sull’incomunicabilità e il silenzio di Dio che gli valse il secondo Oscar, Luci d’inverno dove si vede la crisi esistenziale e di fede di un pastore dopo la morte della moglie, Persona, L’ora del lupo, Il rito, Sussurri e Grida 1973, Scene da un matrimonio da cui, in seguito, verrà tratta la serie americana Dallas!

Quindi una visione personale della caduta del nazismo con L‘Uovo del serpente e ultimo, ma non per importanza, Fanny e Alexander, 1982 e terzo Oscar, dove c’è la summa narrativa e poetica del regista che, attraverso le vicende di una famiglia borghese svedese, ripercorre la sua vita tra gioie e dolori. 

Ullmann-Bergman-1968A 100 anni di distanza Roma, al Palazzo delle Esposizioni, dal 18 gennaio al 4 marzo, con una serie di film suoi e di altri artisti suoi contemporanei e conterranei, gli rende omaggio, grande tra i grandi, capace di dipingere con immagini potenti e dilemmi interiori la vita di ogni uomo e di ogni donna, aprendo il cuore allo spettatore, raccontando una sua versione della verità e del mondo in cui viveva.

 

FONTE BIOGRAFICA:

INGMAR BERGMAN DI TINO RANIERI, Il Castoro Cinema, La nuova Italia

 

Ramsis D. Bentivoglio

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