Saviano e la fine del “provincialismo Usa” con l’Oscar a Parasite

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Lo scrittore: l’America si è accorta che si può esistere non parlando inglese e non raccontando New York

“L’Oscar al film coreano Parasite cambia tutto. Non è un’esagerazione, si è aperta una breccia nel provincialismo più inaccessibile che esista al mondo: quello degli americani”. Lo scrive Roberto Saviano su Facebook, nel quale rimanda a un suo intervento sul tema uscito oggi sul quotidiano la Repubblica.

Saviano e la fine del “provincialismo Usa” con l’Oscar a Parasite

“Non si era mai visto premiare come miglior film, sul palco degli Oscar, un regista come Bong Joon-ho che non volesse o sapesse parlare in inglese. – prosegue Saviano su Facebook – Perché è chiaro cosa accade se si chiede all’arte, alla filosofia, alla poesia, alla letteratura, al cinema, al teatro di parlare una sola lingua, per quanto bella e complessa sia; se l’arte parla una sola lingua, si perde complessità e si perde allo stesso tempo la capacità di comprendere, amare e rispettare ciò che è diverso e lontano dalla propria cultura. Ho anche ragionato sulle difficoltà che il cinema che non parla inglese trova negli Usa e sul perché, ad esempio, Elena Ferrante, senza volto, senza corpo, ma soprattutto senza voce e senza identità, sia stata invece accolta. L’Oscar a Parasite è un terremoto perché significa una cosa tanto semplice quanto rivoluzionaria: l’America degli Oscar si è accorta che il mondo può non parlare in inglese, può non raccontare di New York, ed esistere”, conclude Saviano sul suo account

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