Rosso Istanbul, l’estetica del momento

Rosso Istanbul

Dal romanzo al film, i volti di Ferzan Ozpetek

Un film profondamente personale, Rosso Istanbul, ultimo lavoro del regista turco Ferzan Ozpetek, è un racconto fatto di atmosfere, colori, suoni, ricordi, dolori e desideri. Non c’è una vera storia, in Rosso Istanbul i personaggi creati dalla penna dello stesso Ozpetek sembrano saltare fuori dal libro e prendere una forma propria.

Da scrittore a regista della sua stessa opera dalle tante sfumature autobiografiche, il romanzo trasformato in film assume una propria autonomia.

“Siamo partiti dal romanzo ma abbiamo aggiunto tanti elementi nuovi, dei colpi di scena che trasformano la storia in una specie di thriller e svelano man mano ciò che all’inizio sembrava oscuro. C’è anche un nuovo personaggio, Orahn (Halit Ergenc), uno scrittore andato via dalla Turchia vent’anni prima in circostanze drammatiche dopo aver pubblicato un romanzo di grande successo. Come editor Orhan ritorna faticosamente nella sua città di origine per correggere il libro di un suo famoso amico regista, Deniz (Nejat Isler), dal titolo Rosso Istanbul“.

Ferzan Ozpetek-min

In ogni racconto lo scrittore come il regista sceglie i luoghi e decide chi sono i personaggi e cosa fanno, attraverso essi emergono i mille dello stesso autore, ma in Rosso Istanbul nel corso della storia i personaggi si sviluppano e assumono una una vita autonoma, quasi indipendente dalle intenzioni di colui che li ha creati.

“Il personaggio del regista, Deniz, mi somiglia molto, ma anche Orahn è un po’ come me. Essi vivono al tempo stesso la nostalgia del proprio paese e la sensazione di esserne ormai estraneo. In pratica mi sono diviso tra questi due personaggi e non solo, c’è qualcosa di mio anche in Neval (Tuba Buyukustun) e in Yusuf (Mehmet Gunsur), ma è anche vero che una volta creati questi hanno cominciato a vivere nella storia e hanno svelato tratti inaspettati”.

In Rosso Istambul Orahn, Deniz, Neval e Yusuf respirano, vivono e trasmettono le emozioni e le suggestioni di una Istanbul sospesa, pervasa dall’ansia e dal dolore per le ferite passate e presenti e dall’incertezza di un domani ancora ignoto.

“Il film è pervaso dalla sensazione che stia per accadere qualcosa, un’inquietudine diffusa che si trasmette anche ai personaggi e restituisce il clima di un paese che sta cambiando velocemente. Ne Il bagno turco raccontavo di un mondo sapendo che non ci sarebbe stato più. Tutto sta cambiando molto in fretta in Turchia, ma non si tratta di un film politico, anche se alla fine in qualche lo è. Riguardo al contesto sociale e civile nel fare cinema a me interessano molto le persone e la rappresentazione dei loro cambiamenti emotivi”.

I personaggi di Rosso Istanbul si incontrano in un mondo in cui faticano a muoversi, si legano tra loro e sembrano riuscire a respirare e vivere solo in piccoli spazi, brevi momenti di incontro fatti di emozioni e dettagli che li uniscono.

“Per me è stato come immergermi di nuovo nel passato, evocare luoghi e personaggi che ormai stanno scomparendo. Per girare le scene sul Bosforo ad esempio ho scelto una casa tipica, uno yali molto simile e molto vicino a quello che un tempo era appartenuto alla mia famiglia, dove ho trascorso le estati della mia infanzia. Ho concepito il film come fosse un doppio viaggio, emotivo e razionale, interrogandomi per la prima volta sulla materia narrativa che era appunto il ritorno a casa, sulla natura profonda e spesso nascosta delle emozioni e dei sentimenti che questo evento fa venire a galla. Durante le riprese mi sembrava di perdere continuamente la mia città, quasi sfumasse nel clima pesante di profonda incertezza che oggi l’avvolge. Questo film ha assunto un valore speciale per me”.

Rosso Istanbul, perché questo titolo?

“Quando si pensa a Istanbul vengono in mente due colori, il blu e il rosso, che a volte si mischiano nel cielo del Bosforo. Il rosso poi è stato anche il colore preferito da mia madre in  un certo periodo delle sua vita. Durante la riabilitazione dopo un importante intervento si innamorò di questo colore. Così l’ho inserito un po’ in ogni scena. Ovunque nel film ci sono dettagli tinti di una qualche sfumatura di rosso”.

Vania Amitrano

 

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