RomaFF11: presentato il thriller politico di Oliver Stone

snowden

Oliver Stone al RomaFF11 per il suo nuovo film Snowden che riprende le reali vicende che coinvolsero il tecnico informatico Edward Snowden

William Oliver Stone, il regista e sceneggiatore tre volte premiato agli Oscar, presenta nella Selezione ufficiale dell’undicesima Festa del Cinema di Roma una nuova opera con cui conferma la sua vocazione al cinema come denuncia. Il suo film, Snowden, è un thriller politico che coniuga arte e istanze politiche e sociali attraverso il racconto di una storia vera, poco conosciuta e molto scomoda, ma di portata mondiale. Nel pomeriggio di ieri il regista è stato protagonista di uno degli Incontri ravvicinati di questa edizione della manifestazione cinematografica.

Nell’era di internet in cui i social network hanno letteralmente rivoluzionato il modo di comunicare e mettere in relazione le persone tra loro, i temi della tutela della privacy, della sicurezza e degli abusi nel controllo dei dati sono diventati questioni di grande rilievo per tutti. Quale limite separa il concetto di libera condivisione dei dati da quello di controllo? Oliver Stone affronta questo complicato e temibile argomento con Snowden, un film per cui è stato difficile persino per questo trovare finanziamenti.

Joseph Gordon Levitt è Edward Snowden, il tecnico informatico ex dipendente della Central Intelligence Agency (CIA) che nel 2013 raccolse e rivelò informazioni segrete governative sui programmi di intelligence, tra cui quello riguardante le intercettazioni telefoniche. Grazie al suo coraggioso gesto sono venuti alla luce i dettagli segreti di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, tra cui il programma di intercettazione telefonica tra Stati Uniti e Unione europea, PRISM, Tempora e altri programmi di sorveglianza Internet, confermando che l’NSA (National Security Agency) americana è molto più invasiva di quanto si possa pensare rispetto alla vite di ogni persona.

“Il terrorismo, la tutela della sicurezza nazionale, non è che una scusa” lo dice Snowden e lo ribadisce Stone in conferenza stampa. Il film descrive in modo assai suggestivo ma efficace come e quanto ogni persona, dal banchiere al comune cittadino, è controllato e le sue azioni sono catalogate in nome della sicurezza. “Avevamo due ore per raccontare una storia che si è sviluppata nell’arco di anni – spiega Stone -, ma il film è molto vicino agli avvenimenti reali, nella misura in cui è possibile per un film avvicinarsi alla realtà”. “Questo film è kafkiano – aggiunge – nel senso che descrive un sistema che spinge a fare cose cattive senza riflettere sul proprio agire”.

Il regista racconta che una delle difficoltà maggiori è stata quella di riuscire a spiegare in modo comprensibile il contenuto e la portata delle informazioni che Snowden aveva divulgato. Pur essendo del tutto lontano dal genere documentaristico il film si avvale anche di contributi filmati originali e “Spesso – aggiunge Stone – abbiamo inserito le esatte parole che ha usato Snowden nei suoi discorsi”.

Snowden è una vera sconcertante scoperta sia al livello artistico che sul piano divulgatvo, ma negli Stati Uniti per il momento ha ricevuto un’accoglienza mista: “Abbiamo ricevuto buone critiche – racconta Stone – ma le persone non sembrano interessate all’argomento come speravamo. Il fatto è che non si tratta di un film di spionaggio convenzionale, non ci sono scene di sparatorie né violenza, ma la storia è assolutamente aderente a quella reale”.  Stone sottolinea che il film è stato realizzato con la collaborazione dello stesso Snowden che, nonostante attualmente viva ancora in incognito e sotto protezione, ne ha visionato la sceneggiatura e ha offerto molti suggerimenti riguardo dettagli e informazioni tecniche.

Durante l’incontro con il pubblico Stone ha parlato dell’attuale situazione della politica americana: “Francamente io non credo che Trump abbia davvero possibilità di essere eletto. Ma la questione fondamentale riguarda ciò che Hilary Clinton rappresenta, ovvero il sistema e il pensiero statunitense più rigido, militarizzato e incline a insultare il paese. Io non sono un sostenitore di Obama, ma penso che con lei il regime cambierebbe”.

Vania Amitrano

Vania Amitrano - Laureata in Lettere, amante dell’arte, dello spettacolo e delle scienze umane, autrice di testi di critica televisiva e cinematografica. Ha insegnato nella scuola pubblica e privata.



Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>