RomaFF10, Jeeg Robot si trasforma in eroe di borgata

jeeg robot

Sorprende l’esordio alla regia di Mainetti, il primo film italiano dei quattro previsti nella selezione ufficiale

Lo chiamavano Jeeg Robot è una ventata di freschezza nel panorama del cinema italiano. Il primo film nostrano presentato nella selezione ufficiale della Festa del cinema di Roma è una favola urbana che sorprende per l’originalità. Nell’opera prima di Gabriele Mainetti, attore e regista classe ’76, il supereroe (in questo caso Jeeg Robot), completamente differente da quello a cui ci hanno abituato le pellicole americane, si trasforma in un paladino di borgata.

Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria con venti chili in più) è un piccolo delinquente cresciuto a Tor Bella Monaca. Solitario, di poche parole, non si cura minimamente dell’ambiente degradato in cui vive. Mangia esclusivamente budini, guarda film porno e non ha amici. Anzi, come dice lui stesso: “Io non sono amico di nessuno”. Quando entra in contatto con una sostanza radioattiva, dopo un bagno accidentale nel Tevere, acquisisce una forza sovrumana. Un dono che gli permette di accrescere la sua carriera da delinquente. Ma è l’incontro con Alessia (Ilenia Pastorelli, inquilina della casa del Grande Fratello 12), che piena di colori entra prepotentemente nel suo mondo grigio, a fargli cambiare punto di vista. La giovane è convinta che Enzo sia l’eroe del famoso manga giapponese e lo spinge a trasformarsi da supercriminale in supereroe. La scelta è semplice: il bene al posto del male.

In una Roma presa di mira dalle bombe, cerca di farsi spazio nella criminalità anche lo zingaro (Luca Marinelli, apprezzato poche settimane fa al Festival di Venezia in Non essere cattivo) che sa uccidere senza farsi troppi scrupoli. Basta poi disinfettarsi le mani. A capo di una banda di delinquenti, brama a un potere sempre più grande. Vuole che tutti si accorgano di lui. E’ ossessionato dalla voglia di apparire (in passato aveva fatto parte del programma Buona domenica) che manifesta utilizzando i social e puntando ad andare sulle reti unificate.

jeeg marinelli

Le vite di questi tre personaggi si intrecciano in Lo chiamavano Jeeg Robot che non ha nulla a che vedere con le pellicole americane sui supereroi. Lontanissimo dall’imitazione per immagini di fumetti. Ci sono naturalmente riferimenti ai manga, a partire dal titolo (scritto in italiano e giapponese), ma anche alle opere che già in precedenza avevano omaggiato l’oriente (come Kill Bill di Quentin Tarantino).

Il supereroe, in questo caso, è un mezzo per raccontare una periferia emarginata dove anime fragili cercano di venire fuori come possono, anche con la violenza (e le scene esplicite lo dimostrano chiaramente). Ma è proprio la scelta di non edulcorare i personaggi, come invece accade nei fumetti, a far apprezzare questo esordio dietro la macchina da presa di Mainetti e i suoi interpreti. A partire da Santamaria che ha confessato: “Se avessi realmente dei superpoteri, irromperei in Parlamento. E poi chissà cosa succederebbe”. Ma Lo chiamavano Jeeg Robot è anche una storia d’amore. “Quel superpotere in grado di creare supereroi” sottolinea Luca Marinelli.

La pellicola, nelle sale dal 6 novembre, prodotta da Goon Films e Rai Cinema e distribuita dalla Lucky Red, ha avuto una gestazione lunga e complicata. “La sceneggiatura c’è da cinque anni. Ho cercato di sensibilizzare qualche produttore coraggioso. Poi Rai Cinema mi ha dato l’input iniziale tre anni fa. Per portare avanti il progetto c’è voluta una grande dose di incoscienza” ha raccontato il regista in cerca di una risposta positiva da parte del pubblico. Che non tarderà probabilmente ad arrivare.
Giulia Bianconi
g.bianconi@araldodellospettacolo.it
Giornalista professionista, laureata in Dams-spettacolo con una tesi su Pina Bausch, scrivo di cinema sulle pagine del Quotidiano Il Tempo. Vedo molti film (anche troppi) e serie tv. Romana, da sempre pronta per vivere a Berlino.

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