Roma FF11: un istrionico Tom Hanks incanta il pubblico

festa del cinema di roma

Al via l’edizione 2016 della Festa del Cinema di Roma. La serata del 13 ottobre ha visto un ospite speciale: Tom Hanks

Dopo quattro film in anteprima in quattro diverse serate di preapertura è iniziata l’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Con orgoglio il direttore artistico Antonio Monda fa sapere già di un significativo ulteriore aumento rispetto allo scorso anno della vendita al pubblico dei biglietti dei numerosi eventi proposti dalla manifestazione cinematografica di qui al prossimo 23 ottobre. Il primo sold out registrato ieri dall’attesissimo incontro con Tom Hanks ne è una prova.

Moonlight di Barry Jenkins per la Selezione ufficiale e 3 generations di Gaby Dellal per la sezione autonoma Alice nella città sono i titoli dei primi due film che hanno aperto ufficialmente le dieci giornate dedicate al Cinema presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma. L’evento della serata invece è stata la diretta live in collegamento da Londra e in contemporanea con le principali città di tutto il mondo del fan event globale Animali Fantastici: Ritorno al magico mondo di J.K. Rowling, in attesa dell’uscita in sala del film Animali Fantastici e Dove Trovarli di David Yates. Ma il vero re indiscusso della giornata è stato Tom Hanks.

Lo scorso 11 ottobre la Festa del Cinema ha ospitato l’anteprima del terzo capitolo della saga delle imprese di Robert Langdon, Inferno, presso il Mazda Cinema Hall dell’Auditorium e nel pomeriggio di ieri, durante l’Incontro Ravvicinato a lui dedicato, Tom Hanks ha ricevuto dalle mani di Claudia Cardinale il Premio alla Carriera.

Istrionico, simpatico, coinvolgente, mentre calca il red carpet Tom Hanks si dice orgoglioso di rappresentare gli USA alla Festa del Cinema di Roma nel giorno in cui Bob Dylan ha vinto il premio Nobel per la letteratura. Con il pubblico è spigliato e allegro, un vero show man, con la stampa gestisce con furbizia ogni domanda e non si fa problemi a ironizzare senza inibizione sull’attuale periodo elettorale negli Stati Uniti. “Per me – dice Hanks – si tratta di un vero Festival della schifezza, se volete potete dirlo anche suoi social” e lancia un hashtag di fuoco; “Possiamo chiamarlo #CrapFest2016”.

Scherza con disinvoltura, sul palco dell’Auditorium Hanks è perfettamente a suo agio, fa omaggi al cinema nostrano citando la Loren e Fellini e non si fa scrupolo a imitare le cadenze italiane. Ripercorre le varie tappe della sua carriera cinematografica attraverso le scene dei film più importanti da lui interpretati. “Non rivedo mai i miei film perché alla fine – racconta allegramente Hanks – sono sempre gli stessi anche con il passare degli anni! Io ho sempre detto che la vera chiave del successo è essere sempre pronti a realizzare un nuovo personaggio. Mi ritengo molto fortunato ad aver interpretato così tanti ruoli, così diversi e distanti gli uni dagli altri”.

“Ogni lavoro è nuovo e ogni film è un’avventura – prosegue l’attore -, ho imparato qualcosa su di me come uomo e come artista in ogni lavoro. Amo questo mestiere perché mi permette di esplorare aspetti personali di me stesso sempre nuovi, posso mettermi alla prova come eroe di sessant’anni o come ragazzo che vive in America. Contro il pericolo dell’identificazione rispetto ad un ruolo in particolare io credo che sia importante che nel realizzare ogni nuovo film un attore debba sempre rinnovare una specie di contratto di credibilità con lo spettatore”.

Nel corso della sua carriera Hanks ha scelto di interpretare tanti personaggi assai diversi tra loro e l’attore commenta: “Io prendo le mie decisioni molto istintivamente, devo comprendere il personaggio istintivamente e deve trattarsi di un ruolo che mi faccia desiderare di andare a lavorare e di interpretare una sceneggiatura. Mi piacciono anche i ruoli da cattivo ma devono essere personaggi che diano un senso alla storia. Mi piacciano i film che richiedono passione e coinvolgimento, in cui l’argomento si sviluppa attraverso la distinzione tra protagonista e antagonista, e mi piace quando il cattivo offre un senso alla storia e l’eroe ne aggiunge ancora di più”.

Vania Amitrano

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