#Iosonoqui, ovvero: come i social sequestrano la nostra vita

#iosonoqui

Una storia giovanile vissuta da un adulto, preda di illusioni romantiche generate da Instagram

#IoSonoQui, il nuovo film di Eric Lartigau (La famiglia Bèlier) di cui è anche sceneggiatore assieme a Thomas Bidegain (Il profeta, Un sapore di ruggine ed ossa, La famiglia Bèlier) qui alla loro terza collaborazione, sarà nei cinema il 14 ottobre. Distribuito da Officine UBU, è una coporduzione Rectangle production, Gaumont, France 2 cinema, Belga production e Quarante 12 films.

#Iosonoqui: ovvero, come i social sequestrano la nostra vita. Una storia giovanile vissuta da un adulto, preda di illusioni romantiche generate da Instagram

Stéphane (Alain Chabat) è lo chef di un piccolo ristorante a conduzione familiare, ha due figli che conosce poco, una ex-moglie con cui va d’accordo e un’imminente crisi di mezza età che trova espressione nella scoperta di Instagram, dove Stéphane inizia a conversare con Soo (Doona Bae), un’artista coreana che dipinge paesaggi e parla della bellezza dei ciliegi in fiore. Perdendosi nella sua nuova vita virtuale a discapito di quella reale, Stéphane è distratto, la testa tra le nuvole e sempre più affascinato da Soo. Un giorno sorprende tutti comunicando che andrà in Corea a veder fiorire i ciliegi. Una decisione unilaterale! Arrivato a Seoul, Stéphane rimane nell’aeroporto ad attendere la donna che non risponde più ai suoi messaggi.

Il film strizza l’occhio a The terminal di Steven Spielberg, con le debite differenze: Tom Hanks assomiglia ad un personaggio kafkiano, Stéphane è dissociato dalla realtà e vaga per l’aeroporto senza meta nell’insensata ricerca di quell’incontro che dovrebbe cambiargli la vita. #IoSonoQui è una commedia “sociale social”, narrata utilizzando il linguaggio di Instagram. Non ci sono raccordi tra le scene né grammatica di regia. E’ come se ci ritrovassimo ad aprire il profilo di Stéphane e guardare tutte le storie da lui pubblicate una dopo l’altra, dando al film un ritmo leggero e sospeso che si regge tutto sull’irresistibile spontaneità e naturalezza di Chabat, qui alla terza collaborazione con il regista (Pistole nude e Prestami la tua mano), che riempie lo schermo per tutta la durata del film con questo irresistibile personaggio egoriferito, buffo, ottimista e superficialmente malinconico. Che privo del nunchi (per capire cosa sia vorrei dire che dovete vedere il film, ma basterà guardare trailer dove viene spiegato) compie un’impresa senza senso, non richiesta, non voluta, generata dall’inganno del linguaggio social, in cui può cadere un migrante digitale figlio della generazione X come lui.

E’ l’innocua spensieratezza di Stéphane a rendere il film una commedia, laddove in mano ad un altro personaggio sarebbe diventato un thriller. Il film esamina i cambiamenti offerti dai social facendo riflettere con leggerezza. Si esce dal cinema col sorriso e bendisposti verso il mondo. Una piacevole gita all’insegna della joie de vivre con un personaggio adorabile. Sicuramente non per tutti, la mezza età è consigliata (quindi per circa la metà della popolazione italiana) o per quei ragazzi che vogliono comprendere le incapacità genitoriali.

Paolo Brundo

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>