“Quando Lucio mi minaccio perché il suo nome era troppo in vista”

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Carlo Verdone racconta Borotalco alla #RomaFF12

Sono arrivati insieme Carlo Verdone, Eleonora Giorgi e gli Stadio. Formazione compatta e sorridente: l’immagine rimanda inevitabilmente a “Borotalco“.

Lo spirito è sempre uguale, nulla sembra essere cambiato nel corso di questi 35 anni volati dalla prima uscita della pellicola che consacrò Carlo Verdone ad autore e attore e non più caratterista.

Come sempre, anche stavolta, Verdone a differenza di come si rappresenta nei film, non ha paura di raccontare fallimenti o problemi, anzi. Ride ricordando quando prese la band di Lucio Dalla, gli allora ancora ignoti Stadio e li coinvolse nel suo film. Lucio gli fece usare “Cara” e altri due brani, contento di partecipare al progetto del suo amico.

Borotalco

Borotalco

Ma qualcosa cambiò proprio quando il film uscì e racconta Verdone che sulla locandina del film, il suo nome era grande quanto le scritte dei componenti nei pacchetti di sigarette, ovvero invisibile e invece il nome di Lucio Dalla campeggiava, tanto che il cantante si arrabbiò perché sembrava che il film fosse firmato da lui.

Così Lucio chiamò Carlo e gli disse che sarebbe andato a vedere il film al cinema e, qualora non gli fosse piaciuto, lo avrebbe costretto a rimuovere il suo nome dalla locandina. Dalla andò al cinema a Bologna e trovó la sala tutta esaurita ma non ore a perderselo, quindi decise di sdraiarsi per terra e si vide il film interamente con la schiena sul pavimento.

L’indomani chiamò Verdone per fargli i complimenti.

Verdone allora andò, tutto trionfante, da Mario Cecchi Gori, suo produttore al tempo e, non appena entrò nel suo ufficio gli raccontó, soddisfatto, della chiamata di Dalla.

Cecch Gori lo ascoltò in silenzio, poi gli passò una lettera e disse “leggi”. Era una diffida della Manetti&Roberts. Volevano che cambiasse il titolo visto che “Borotalco” era una loro invenzione. Verdone iniziò a sudare freddo. Cecchi Gori andó in Toscana e fece vedere agli industriali gli incassi del film. A quel punto l’azienda decise di soprassedere visto che il film era un successo… e pubblicità gratuita.

Sorrisi, aneddoti e malinconia hanno dominato l’incontro nel quale la Giorgi e Verdone hanno ripercorso la storia del film, delle persone che l’hanno reso possibile e delle atmosfere da sogno che li circondavano in quegli anni.

Ai curiosi che hanno chiesto al regista la ricetta per riuscire a scrivere battute così perfette e imperiture da diventare cult, ha candidamente risposto: “Non lo so. A volte scrivo delle battute sulle quali conto tanto e restano lì, neanche notate. Poi capita che la battuta sulla quale non scommettevi una lira, recitata con un certo ritmo e montata in un determinato modo, entri nella storia. Esattamente com’è successo con Brega e le olive greche”.

Brega lo incalzava, lui rispose Sogreche e il resto è storia.




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