Personal shopper – l’horror “metafisico” di Assayas

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Visioni e percezioni: ecco Personal shopper, il nuovo film con protagonista Kristen Stewart

La medianità, il soprannaturale, gli spiriti e i misteri che si celano dopo la morte sono sempre un interessante e affascinante campo di indagine sia per la letteratura sia per la cinematografia, tanto che il genere horror, così definito, esiste dall’alba dei tempi del cinema e ha saputo sempre rinnovarsi mostrando nuova linfa a cui ispirarsi. L’horror per definizione presenta elementi soprannaturali, anche se le declinazioni attraverso il quale è veicolato sono molteplici, dallo splatter allo psico-thriller sino all’onirico, attributo che più si avvicina a questo horror atipico del francese Assayas, interpretato da una brava e insicura Stewart, ripresasi quasi del tutto dalle surreali atmosfere vegano-crudiste di Twilight.

Questa opera un po’ metafisica ha le sue radici nella cultura europea dei fantasmi e della medianità. Il regista cita esplicitamente un’artista svedese, con un richiamo non velato al mistico conterraneo Swedendorg del XVIII secolo, Hilma af Clint, pittrice naturalista di inizio novecento che realizzò centinaia di quadri astrattisti decenni prima di Malevich, Klee e Mondrian dichiarando espressamente nel testamento di mostrarli solo dopo 20 anni la sua morte perché non sarebbero stati capiti. (Ora la Clint è famosa solo per questi quadri, in mostra al Museo D’Orsay a Parigi in questi mesi). La Clint non speculò mai sul suo potere medianico, rispettando quello che gli esseri disincarnati le dicevano. Maureen, la Stewart, è una personal shopper di una benestante francese a cui procura abiti e gioielli da tutta Europa per soddisfare le sue voglie di mondanità. Maureen, però odia lei e quel lavoro, vuole fare l’artista, ma prima di tutto deve concludere un patto col fratello morto che, prima di morire, le aveva promesso che le avrebbe dato un segno dall’aldilà. Entrambi medium avrebbero rispettato e aspettato l’altro per sempre. Maureen vuole a tutti i costi un contatto con il mondo dei morti, ma ne è anche spaventata e il fratello non la contatta. Sembra giocare con lei.

Un misterioso stalker le scrive per molti giorni e Maureen confonde la realtà con la sua ossessione per suo fratello. Il mistero si infittisce quando la donna per cui lavora viene trovata morta.

La storia non è il solito intreccio tra spirito maligno o sadico con la stupida donna/ragazza curiosa. Questo film sfrutta un pretesto come quello della moda, molto frivolo e impalpabile, come già fatto in The neon demon di Refn, per affrontare il mondo invisibile dell’oltretomba. Visioni, percezioni, si tratta soprattutto di queste per la maggior parte dei medium, che vogliono essere tradotte in messaggi reali e significativi per i vivi, ma che spesso vengono travisati o suggestionati. Come capire cosa è frutto della nostra immaginazione o no? Affidarsi alle emozioni è forse l’unica arma, ma il campo della medianità, molto sfruttato da abili truffatori, trova nella sua analisi razionale molta ostilità da parte di scienziati e scettici. Ma questo, forse, non è un film sui morti o sui vivi, è un film sull’attesa, sulla speranza, sul poter passare oltre ad una grave perdita, sul non rimanere ancorati al passato, che è morto ed è polvere per definizione, ma guardare avanti, alla vita che viene e che può essere migliore di quella andata. Ognuno di noi ha subìto delle perdite e molti sanno quanto è difficile trovare una motivazione per proseguire, anche da soli, la propria strada. La speranza di trovare i nostri cari dall’altro lato ci può dare voglia di continuare, ma se non lasciamo andare i nostri morti con i nostri ricordi, ci ancoriamo ad una immagine inesistente di questa realtà materiale.

Maureen è proprio a questo bivio.

Assayas vuole farci riflettere sul valore della vita e della morte. Entrambe le facce della medaglia sono fondamentali per apprezzare il momento attuale e viverlo come fosse l’ultimo. Non sprecare tempo dietro ai nostri fantasmi della mente può essere la chiave di lettura di questo film.

Qualche nota tecnica. La regia a Cannes 2016 è meritata. Ottimo taglio della protagonista, indagata e seguita in ogni sua emozione. La Stewart offre un’ottima interpretazione, come detto, e non si risparmia, né con l’intensità, né con il mostrarsi nuda al pubblico. L’unica pecca stilistica, che per fortuna non dura troppo, è la scelta di Assayas di mostrare una lunga sequenza di Sms tra Maureen e lo stalker telefonico. Il cinema è fatto di e con immagini, e leggere continuamente, perdendo il senso del contesto, frasi brevi distoglie e rallenta il ritmo. Assayas alleggerisce più che può, ma forse poteva risparmiarcelo.

E’ un film horror che indaga l’animo umano pur mantenendo gli standard di intensità e suspence. Consigliato ad un pubblico raffinato. Forse le incursioni metafisiche mascherate da horror non piacciono a tutti!

voto 4/5

Ramsis D. Bentivoglio

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